Il problema non è tanto Bruxelles, ma chi è seduto a Bruxelles. Secondo lo studio dell’European council on foreign relations, intitolato «Nostalgia del futuro: la canzone incompiuta dell’Europa», quinta edizione dell’European sentiment compass, il report che ogni anno indaga l’atteggiamento dei cittadini europei di fronte alle sfide e alle scelte che riguardano il futuro dell’Unione, i cittadini dell’Ue desiderano un blocco comunitario più forte ma non ripongono fiducia negli attuali leader.
Il vero problemi dell’Unione europea
La ricerca dell’Ecfr rivela che gli europei soffrono di un «deficit di immaginazione». Molti desiderano un’Europa forte e prospera, ma pochi riescono a immaginare un percorso credibile affinché ciò si realizzi. Questo deficit di immaginazione è particolarmente diffuso tra un segmento elettorale chiave che il report definisce degli «incerti».
I leader europeisti devono colmare tale lacuna; in caso contrario, le persone diventeranno sempre più ricettive verso proposte politiche che reinterpretano il passato come il futuro. Tali leader possono riuscirci facendo leva sulla «nostalgia del futuro», per citare il titolo dell’album del 2020 di Dua Lipa, ovvero il desiderio di un’epoca in cui un futuro migliore sembrava a portata di mano.
Quest’atteggiamento verso l’Europa potrebbe influenzare anche il voto nelle elezioni nazionali, come in Italia, potenzialmente dirompenti, in molte delle quali l’estrema destra è in testa ai sondaggi, come abbiamo visto in Germania.
Tre cittadini comunitari su quattro pensano che l’Ue non stia affrontando bene le sfide attuali: la guerra e la sicurezza sono in cima ai pensieri dei cittadini, ma in Italia pesano molto anche le pressioni economiche e la crisi di fiducia nella classe dirigente. La rilevazione individua negli «incerti» il gruppo decisivo e nella «nostalgia del futuro» la chiave per riconquistarli.
Cosa ne pensano i cittadini europei
Quasi tre quarti degli intervistati, «i negativi», ritengono invece che l’Europa stia gestendo male le sue sfide più grandi. Già nel 2025 i sondaggi avevano rivelato un diffuso scoramento tra gli europei riguardo al futuro dei propri Paesi e del mondo, sentimenti condivisi anche da americani e turchi. Tuttavia, in Europa il pessimismo comporta un rischio politico maggiore.
Mentre gli americani che perdono fiducia nel futuro non possono realisticamente pretendere lo smantellamento degli Stati Uniti, gli europei che perdono fiducia nell’Ue possono plausibilmente invocare «meno Europa» o addirittura l’uscita del proprio Paese dall’Unione.
Insomma, gli europei desiderano un’Europa più forte, più unita e indipendente, ma nutrono seri dubbi sul fatto che ciò possa concretizzarsi partendo dalle difficoltà odierne. Per una minoranza, i «disconnessi» l’Europa è, ed è sempre stata, un rumore di fondo che a malapena incide sulle loro vite. Lo studio, che per la prima volta ha usato l’IA per intrattenere delle conversazioni con gli intervistati e capire cosa pensano davvero dell’Ue, si basa su 5.834 interviste condotte tra maggio e giugno in sei paesi (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito) e su una ricerca qualitativa sui dibattiti pubblici e politici in 15 Paesi europei.
Le previsioni disattese della von der Leyen
Ogni intervista inizia con una domanda rompighiaccio: «Immagini di avere un amico che si è addormentato cinque anni fa e si è appena svegliato. Questo amico le chiede: “Come sta l’Europa in questo momento?”. Come descriverebbe l’Europa di oggi? Cosa gli direbbe?». I risultati mostrano che, contrariamente alle visioni proiettate da Ursula von der Leyen e da altri leader europei, relativamente poche persone, solo il 12%, in media, descrivono la situazione attuale dell’Europa in termini di «risveglio e rinnovamento» mentre la stragrande maggioranza, il 68%, parla invece di «deterioramento generale o perdita di normalità».
Un cittadino italiano, ad esempio, descrive l’Europa come «Una comunità gestita da persone che finora hanno pensato solo al proprio benessere; hanno rovinato le nostre vite con ideologie green surreali, finanziando guerre ingiuste e aprendo le porte a un’immigrazione che sta distruggendo l’identità europea e quella degli Stati membri».
Molti dei «negativi» si scagliano contro quella che considerano un’ingerenza eccessiva dell’Ue: «L’Ue si intromette letteralmente ovunque, anche in ambiti in cui non le sono mai state attribuite competenze». Alcuni desiderano recuperare ciò che ritengono di aver perso: «Si viveva molto meglio quando l’Unione europea non esisteva», afferma un elettore francese.
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