È cominciato il valzer delle poltrone alla Banca centrale europea. In vista delle elezioni presidenziali francesi che si terranno la prossima primavera, Francia e Germania si muovono per indirizzare la successione alla presidenza della Bce.
La mossa preventiva contro i sovranisti
Il mandato dell’attuale presidente, Christine Lagarde, termina tra più di un anno, il 31 ottobre 2027, ma visto il clima politico in Europa, Parigi e Berlino intendono anticipare le mosse per evitare che sia Marine Le Pen, in caso di successo alle elezioni presidenziali, a dire l’ultima parola su chi dovrà occupare la poltrona più alta dell’Eurotower di Francoforte.
Il domino delle elezioni in Francia e Germania
Il complicato domino di scadenze e ruoli si apre appunto con il primo turno delle elezioni per l’Eliseo, il 17 e 18 aprile 2027, con eventuale ballottaggio il 2 maggio.
Ma tra il 18 e il 25 aprile si recheranno alle urne anche 16 milioni di elettori in Germania, per le elezioni in Schleswig-Holstein, Saarland e Renania Settentrionale-Westfalia. Pur non essendo elezioni nazionali, un successo dell’Afd costituirebbe un ulteriore indebolimento del già fragile governo guidato da Friedrich Merz.
Il 13 maggio scade il mandato di Emmanuel Macron, mentre poche settimane dopo, il 31 maggio, termina l’incarico dell’irlandese Philip Lane come capo economista e membro del Comitato esecutivo della Bce. Un ruolo vitale nella struttura della banca centrale.
Le probabili uscite anticipate: Lagarde e Schnabel
Lagarde dovrà cedere lo scettro di Francoforte il 31 ottobre, mentre il 31 dicembre 2027 anche la tedesca Isabel Schnabel dovrà lasciare il Comitato esecutivo. Schnabel era considerata un candidato ottimo per succedere alla Lagarde, ma a quanto pare il suo destino sarà diverso. Vi sono notizie di una trattativa per un’uscita anticipata dalla Bce per andare al Fondo monetario internazionale (Fmi).
Quella di Schnabel non sarebbe l’unica uscita anticipata, però. Che Lagarde non arrivi alla scadenza naturale è un’ipotesi che circola da mesi. A febbraio il Financial Times ha scritto che l’avvocato francese intende lasciare in anticipo per consentire a Macron di pesare sulla scelta del successore finché è ancora all’Eliseo.
Settimane fa un giornale tedesco ha scritto che il consiglio di fondazione del World economic forum, di cui Lagarde fa parte, ha discusso il suo nome per la presidenza. L’approdo a Davos, in una lobby in declino come il Wef, somiglia molto a un dorato pensionamento.
Il patto franco-tedesco per il controllo delle nomine
La doppia uscita anticipata, assieme alla scadenza naturale di Lane, significa che metà del comitato esecutivo della Bce, tra cui il presidente, si libererà molto presto. Un pacchetto di tre nomine che fa gola alle due capitali, mentre l’Italia, che ha già Pietro Cipollone nel comitato fino al 2031, per questo giro osserva e potrà spendere il proprio peso politico.
La nomina del presidente della Bce spetta infatti al Consiglio europeo su raccomandazione dell’Eurogruppo, con maggioranza qualificata rafforzata dei Paesi dell’euro. Chiaro, quindi, che non può passare alcun candidato che non sia gradito a Francia e Germania.
I tre candidati in corsa per l’Eurotower
I nomi in circolazione per la presidenza sono tre. Il tedesco Joachim Nagel, presidente della Bundesbank; Klaas Knot, per 14 anni alla guida della Banca centrale olandese; Pablo Hernández de Cos, ex governatore del Banco de España e oggi direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali, sostenuto da Madrid.
Nagel ha il curriculum più solido, ma non godrebbe del pieno sostegno del governo tedesco. Quando nei mesi scorsi si è detto disponibile a strumenti di debito comune europeo per finanziare la difesa, la Cdu ha interpretato questa posizione come un regalo elettorale all’Afd e Merz ha reagito con freddezza.
La Germania, inoltre, occupa già la presidenza della Commissione con Ursula von der Leyen fino al 2029 e un tedesco a Francoforte sarebbe difficile da far digerire ai Paesi del Mediterraneo. Acquisisce forza la candidatura dello spagnolo de Cos, che potrebbe essere sensibile alla voce tedesca. In questo modo Berlino può rivendicare il posto di capo economista.
L’urgenza di blindare le istituzioni europee
Mentre per Macron si ipotizza la presidenza della prossima Commissione Ue, l’urgenza di Parigi e Berlino è quella di imbullonare la situazione alla Bce prima che le elezioni in primavera scombinino le carte.
Nonostante il cordone sanitario attorno a Afd e i tentativi giudiziari di bloccare la corsa di Le Pen all’Eliseo, i governi di Francia e Germania sono preoccupati di occupare posizioni apicali non elettive. Non male per due capitali che si dicono preoccupate per la tenuta della democrazia in Europa.
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