«I successi dell’Unione Europea sono indiscutibili». Una favola come «i 70 anni di pace» mentre nei Balcani si scannavano (a proposito di Ratko Mladic e di Srebrenica). Ma Sergio Mattarella ci è affezionato.
Il videomessaggio al Forum Ambrosetti
Con lo stesso spirito dettato da una positività cosmica, il presidente della Repubblica ha inaugurato il Forum Ambrosetti di Cernobbio con un videomessaggio grondante miele nei confronti di Bruxelles.
«La Ue costituisce la manifestazione più eclatante al mondo di condivisione di sovranità, sorretta da valori comuni, capace di assicurare pace, diritti, prosperità diffusi a un gruppo di Stati, adusi per secoli a combattersi l’un l’altro. I suoi successi sono indiscutibili – e per questo, talvolta, invidiati e osteggiati – al pari della sua attrattività, tuttora intensa e vitale».
L’incondizionata dichiarazione d’amore non ha increspato le placide acque davanti a Villa d’Este, poiché rientrava nei canoni classici del pensiero del Quirinale. Non una censura esplicita, semplicemente un’adesione acritica ad ogni iniziativa di Ursula von der Leyen.
Le criticità ignorate: da Ceuta al Green Deal
Poco importa se da 20 anni la gestione dell’immigrazione clandestina è così deficitaria da suscitare malcontento, tensioni, se non addirittura rivolte (vedi caso Ceuta) fra i cittadini degli Stati sovrani. Poco importa se il cambiamento climatico si fa un baffo delle scelte suicide del continente che più di tutti gli altri ha abbattuto le emissioni.
Poco importa se il Green Deal sbandierato come obiettivo supremo si sta trasformando in un fallimento epocale, con decine di migliaia di disoccupati nei Paesi economicamente più strutturati come la Germania.
Crollo che ha come conseguenza l’insorgere di estremismi ideologici che immaginavamo sepolti dal secolo breve. Poco importa se la guerra Ucraina-Russia si sta trasformando lentamente in un conflitto permanente fra Unione Europea e Mosca, motivato dal progetto bellicista ReArm che rischia di depauperare le spese di coesione sociale.
L’equivoco della superiorità culturale europea
Poco importa. Lo Stradivari di Mattarella suona soprattutto note liriche. «L’Ue ha saputo costruire un progetto continentale attento alle dimensioni dell’inclusione sociale, della tutela dell’ambiente, coniugate con la crescita economica. L’Europa, lungi dal pensare di rinunciare ai suoi valori, appare più che mai un’impellente necessità per affermare standard di vivibilità per i popoli dell’intero pianeta».
È il consueto equivoco della superiorità culturale – gli altri, in Asia, in Africa, nel mondo islamico, non vedono l’ora di essere come noi – tesi smentita dalla realtà quotidiana.
Il dubbio assale anche il presidente, che una domanda se la pone: «Come è possibile che l’Europa oggi venga considerata da alcuni un ostacolo, un avversario se non un nemico?». Basterebbe non sottovalutare i fallimenti.
Il richiamo a istituzioni più forti
Sul mondo in transizione il presidente sottolinea che «oggi più che mai le forze dell’economia e del lavoro sono consapevoli che la leva europea è decisiva. C’è bisogno di istituzioni europee più forti, di volontà di governi capaci di non arrendersi a pericoli e regressioni che non sono ineluttabili».
Qui la critica e lo sprone affiorano perché «si affaccia nuovamente una pretesa predatoria delle risorse esistenti, con una preoccupante tendenza a ripristinare politiche di potenza. Con la minaccia, quando non l’uso, della forza, a sostegno di proprie pretese nella soluzione delle controversie internazionali».
L’ombra dei patti commerciali e del Mercosur
Nella fase peana, Mattarella non dimentica di celebrare la vocazione dell’Unione Europea «di proiettare verso l’esterno partenariati basati sul reciproco beneficio, iniziando da quello economico e commerciale. La stagione espansiva è testimoniata dal numero di accordi di libero scambio siglati con Stati di ogni continente».
Si riferisce al Mercosur, da lui fortemente sponsorizzato. A questo proposito, la scorsa settimana le associazioni agroalimentari europee si sono schierate in modalità wargame, accusando nello specifico il Brasile «di gestire le esportazioni preferenziali a proprio vantaggio».
Si tratta delle filiere del pollame, del bestiame e carne, dei prodotti lattiero-caseari e dell’agroalimentare commerciale (praticamente tutte le sigle) che hanno protestato con una lettera al funzionario della Commissione Pierre Bascou.
L’Ue ha risposto di avere sollevato la questione degli scambi favorevoli solo per Sudamerica, anche per via dei dazi ancora in vigore. Per ora nessuna risposta. Un altro «successo indiscutibile». Però i tappi delle bottiglie di plastica non si disperdono più.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >