Tra Iran, Ucraina e l’Italia che negli ultimi anni è andata un pochino meglio dei suoi cugini continentali, qualcuno magari è stato tentato di ritenere che uno dei problemi principali dell’Unione europea, la moneta unica, fosse scomparso.
Mélenchon vuole cancellare il debito, Weidel punta all’uscita dall’euro
A ricordarci che non è così, e che la tenuta dell’euro nel prossimo futuro è tutt’altro che scontata, ci hanno pensato nientemeno che i principali azionisti dell’Ue, Francia e Germania. Jean-Luc Mélenchon, candidato di sinistra alle presidenziali transalpine, ha proposto di cancellare il debito francese tenuto in pancia dalla Banca centrale europea, o quantomeno che Francoforte rinunci agli interessi.
Un’idea che sicuramente incontrerebbe l’opposizione dei Paesi cosiddetti frugali e, qualora attuata, romperebbe uno dei tabù dell’eurozona, mettendo seriamente in discussione le regole su cui si regge.
A Berlino, invece, la leader del primo partito tedesco Afd, Alice Weidel, ha affermato che in caso di vittoria punterebbe all’uscita dall’euro e da Schengen. Insomma, chi derubricava le critiche alla moneta unica come un vezzo propagandistico di qualche personaggio in cerca di autore, forse, dovrà ricredersi.
Il ritorno dell’euroscetticismo passa dal debito francese
La proposta della sinistra radicale francese ricorda quella della Lega nel 2018, quando ipotizzò la cancellazione o quantomeno lo scorporo dai calcoli sul rapporto debito/Pil dei 250 miliardi di titoli di Stato detenuti dalla Bce.
Quando circolarono le bozze del contratto di governo, però, quel punto destò reazioni talmente isteriche che, nella versione definitiva, fu cancellato.
L’allora segretario del Pd, Maurizio Martina, commentò: «Se trovaste un documento dove è scritto che chi vi deve soldi non li restituisce più cosa fareste? È la domanda che si fanno gli investitori in giro per il mondo che hanno in mano titoli del debito pubblico italiano..».
Qualche anno dopo, però, quando il compianto David Sassoli, nume tutelare dell’europeismo piddino, avanzò una proposta analoga, ossia di cancellare i debiti contratti per la risposta al Covid, le reazioni furono di giubilo.
L’allora portavoce di Sinistra italiana, Nicola Fratoaianni, parlò di «punto fondamentale per la tenuta delle democrazie europee». «Proposte lungimiranti», sentenziò l’ex segretario Pd, Maurizio Martina, così lapidario solo due anni prima.
Debito, inflazione ed euro: la nuova sfida che divide l’Europa
Una differenza sostanziale rispetto ad allora oggi c’è: ai tempi avevamo inflazione vicina allo zero; adesso, in un contesto inflattivo, la monetizzazione del debito troverebbe maggiori ostacoli nei fondamentali macroeconomici.
Bce e Banca centrale francese detengono circa 600 miliardi di debito transalpino. Durante un intervento pronunciato domenica scorsa, Mélenchon ha affermato che «la Banca centrale europea può e deve congelare il debito dei governi europei, a partire da quello contratto durante la pandemia di Covid-19».
Le possibilità in campo sono due: cancellazione del debito tout court oppure, se fosse ritenuto troppo estremo, la cancellazione dei soli interessi, trasformando i titoli in credito a tasso zero.
In linea teorica, l’operazione non avrebbe ripercussioni dirette: una banca centrale non deve onorare debiti nel senso tradizionale del termine, ma può continuare ad agire anche con patrimonio netto negativo (le sue passività sono moneta che essa stessa crea).
I trattati europei, però, impediscono il finanziamento monetario degli Stati da parte della Bce, benché negli anni sia emerso che le regole valgono fino a quando chi conta non ha interesse a violarle. In caso l’idea prendesse piede, lo scontro con i Paesi frugali, a partire da Berlino, sarebbe assicurato.
Germania, l’euroscetticismo di AfD spaventa Berlino
E a proposito di Germania, il prossimo 6 settembre si terranno le elezioni in Sassonia-Anhalt (Land ex regione sovietica), dove Afd è dato al 42,1% mentre l’attuale alleanza di governo locale (Cdu, Spd e Fdp, Partito liberal-democratico) faticherebbe ad arrivare al 35%.
D’altra parte, gli ultimi sondaggi nazionali vedono il partito di estrema destra vicino al 30% e i conservatori guidati da Friedrich Merz intorno al 20%. La leader di Afd, Alice Weidel, sostiene apertamente che la Germania stesse «significativamente meglio prima dell’introduzione dell’euro», valuta considerata «debole» e causa dell’impoverimento dei lavoratori.
Vero o non vero (l’euro, più debole del marco, ha in realtà favorito il mercantilismo tedesco), il dato politico è eloquente: il primo partito del primo Stato europeo intende recedere dalla moneta unica.
E un’eventuale, ulteriore spinta degli Stati debitori, come la Francia, verso politiche monetarie «non convenzionali» potrebbe solo accrescere tale sentimento euroscettico.
Francia verso il voto, l’euro torna al centro dello scontro
Spinta tutt’altro che remota, per altro. Infatti, l’ipotesi più probabile è che al ballottaggio per l’Eliseo, nel 2027, finiscano la sinistra radicale di Mélenchon e la destra di Marine Le Pen (o, in caso di passo indietro, del suo delfino Jordan Bardella), i quali ieri hanno discusso, anche di questo tema, nel primo dibattito per le presidenziali insieme agli altri cinque candidati degli altri partiti.
Con altissima probabilità, la Francia avrà un presidente che parte da posizioni fortemente euroscettiche.
Il numero due del Rassemblement national, Bardella, ha bocciato la proposta di Mélenchon sulla cancellazione del debito, ma in passato ha proposto di negoziare con la Bce un nuovo programma di acquisto titoli per abbassare il costo del finanziamento pubblico, misura che anch’essa sarebbe invisa a Berlino.
D’altronde, i decennali francesi offrono interessi più alti dei corrispettivi Btp italiani: il dibattito, tra i politici d’Oltralpe, non è nato per caso. Persino il Financial Times nota che Parigi ha sostituito Roma come principale preoccupazione degli investitori europei.
Con buona pace degli eurofanatici, chi pensava che il dibattito e le tensioni sull’euro fossero stati archiviati dalla storia dovrà, molto probabilmente, ricredersi a breve.
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