Ecco #DimmiLaVerità del 29 aprile 2026. Il nostro vicedirettore Giuliano Zulin ci spiega le prospettive della crisi energetica.
Luigi Campiglio (Youtube)
L’economista: «Difficile uno scostamento di bilancio, ma il governo fa bene a ricordare all’Ue che la politica economica non consiste nel rispettare alla lettera parametri e regole che hanno ricadute sulle imprese».
«Il mondo politico ha una responsabilità centrale, che è quella di guardare su orizzonti lontani di medio e lungo periodo». Luigi Campiglio, economista di lungo corso e già docente all’Università Cattolica di Milano, di crisi economiche ne ha viste tante.
La guerra ha congelato l’interscambio petrolifero per come lo conoscevamo. La questione Hormuz condizionerà il futuro dell’economia dei prossimi anni?
«Sì, comunque vada, e anche se noi tutti speriamo nell’arrivo della pace, l’Occidente dovrà comunque fare i conti con una situazione totalmente diversa rispetto a due anni fa. Il petrolio viaggia su mari e il mare è una piattaforma, alla pari delle autostrade: l’utilizzo di Hormuz come un interruttore diventa quindi un grosso problema. Pensate se le strade venissero aperte e chiuse a singhiozzo. La necessità è e resta quella di far transitare le materie prime e in queste condizioni è difficile, perché il traffico marino non può permettersi di diventare precario e volatile. Tutto questo porterà alla carenza dei servizi e a ritardi, con riflessi sul sistema dei prezzi. Al congelamento dell’interscambio si accompagna un rallentamento della globalizzazione e dei suoi benefici, mentre le contrapposizioni delle economie nazionali possono far riemergere il pericolo del ridisegno delle frontiere nella forma della ricerca di un nuovo “spazio vitale”».
Eurostat ha confermato che l’Italia non è riuscita a portare il rapporto tra deficit e Pil al 3% nel 2025: siamo un Paese indisciplinato?
«Direi di no, anche perché il 3% ci è sfuggito di pochissimo e arriviamo da un quinquennio più che positivo in cui l’Italia è tornata in avanzo primario, passando da un rapporto tra deficit e Pil che nel 2022 era all’8,1% a questa situazione».
L’istituto però ha condannato il nostro Paese alla permanenza in procedura di infrazione. Il ministro Giorgetti ha quindi dichiarato, quasi sfidando l’Europa: «Senza flessibilità sul Patto di stabilità, faremo da soli».
«Mi sembra molto improbabile che questo possa accadere, anche se il governo lo dichiara. Per quanto possibile, serve che il nostro Paese si adegui alle regole che ha contribuito a scrivere in Europa. Il nostro Paese gode di una grande credibilità, con uno scostamento di bilancio rischiamo di perdere la faccia in un momento in cui l’Italia in realtà sta riguadagnando terreno nella classifica europea. Resta importante riuscire a confermare la serietà che ci contraddistingue e garantire agli altri Paesi europei la nostra volontà di proseguire su questa strada, in modo da continuare a nutrire della fiducia da parte di tutti. Bisogna tenere la barra dritta e gli obiettivi fermi, cioè trovare le risorse necessarie per rientrare nei parametri richiesti nonostante il momento sfavorevole. Ma è anche vero che il nostro governo, d’altra parte, fa bene a cercare di ricordare alle istituzioni europee che la politica è cosa ben diversa dal controllare solamente il rispetto dei parametri numerici o dall’applicare alla lettera regole che in qualche modo hanno ricadute reali sulle famiglie e le imprese».
Ursula von Der Leyen ha dichiarato: «La clausola di salvaguardia generale può essere attivata soltanto con una grave recessione economica e non è questa la situazione». Si tratta di cecità o realismo?
«Il mondo politico ha una responsabilità centrale, che è quella di guardare su orizzonti lontani di medio e lungo periodo: problemi come la crisi in atto sono necessariamente ostacoli da considerare, ma esclusivamente da questo punto di vista. La tempistica è fondamentale ed effettuare uno scostamento di bilancio ci porterebbe a un aumento della spesa pubblica inopportuno. Non mi sembra il caso di sfidare l’Europa. È cruciale che le regole siano rispettate, così come è altrettanto importante che la politica economica europea allo stesso tempo abbia un orizzonte di lungo periodo».
C’è un periodo di inflazione in arrivo?
«Ci sono vari tipi di aumenti dei prezzi da tenere in considerazione, il petrolio sicuramente è un bene volatile. Possiamo parlare di aumento di prezzo ma non ancora di una vera e propria inflazione che, invece, è un avvitamento, ovvero un aumento in modo esponenziale. A questo punto se l’aumento riguarda un unico bene è possibile che si riesca ad assorbirlo: cioè i prezzi oscillano per poi bloccarsi, questo è un dato sotto gli occhi di tutti. Ma stiamo parlando, in pratica, di aumenti in valore relativo e non assoluto. Occorre distinguere fra aumenti dei prezzi “once for all”, che possono quindi essere sterilizzati, e un incremento relativo di periodo ma costante: allora sì che questo può diventare una spirale dei prezzi difficile da fermare».
Possibili blocchi aerei, aumento dei prezzi delle materie prime e alimentari, addirittura possibili difficoltà nel rifornimento farmaceutico. Stiamo tornando all’era del Covid?
«A me non sembra che si possa paragonare questo periodo al dramma della pandemia, al Covid, e lo dico per quella che è l’evidenza empirica intorno a me: la guerra in Iran ha generato uno stop dei consumi diverso. L’inflazione diventa un problema se si propaga su tutti i beni e servizi in modo indistinto. Si tratta di una pandemia bellica con una conseguente botta economica molto forte e un cambio della struttura dei consumi che potrebbe portare a nuove abitudini, ma è molto diversa rispetto al dramma che abbiamo vissuto nel 2020».
L’Italia come è messa rispetto agli altri Stati?
«Siamo di fronte a una gestione sbagliata oltreoceano e a un’amministrazione americana che è davvero imprevedibile».
Mi sta dicendo che l’amministrazione americana non è all’altezza della situazione?
«Trump potrebbe non arrivare a fine mandato, ma ricordiamoci che la Casa Bianca è stata invasa da un manipolo di persone fuori controllo, poche ore dopo quella che fu la sua sconfitta. L’assalto bis a Capitol hill è un’ipotesi che potrebbe essere quasi peggiore della guerra. Quindi non so in cosa sia meglio sperare».
Quali saranno i settori realmente più colpiti?
«Il panorama delle imprese italiane è molto diversificato, ma direi che in generale i settori più a rischio sono quelli con maggiori investimenti in atto».
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L’aumento del prezzo del carburante impatterà sul lungo raggio. Bruxelles ammette solo rimborsi in caso di cancellazioni per penuria di cherosene. Lufthansa taglia 20.000 rotte. Rincari del 30% sui preservativi.
Niente voli, niente vacanze, case torride senza aria condizionata, illuminazione contingentata e spostamenti a piedi o assiepati sui mezzi pubblici. Cosa resta? Chiusi in casa con le lenzuola appiccicate sulla pelle per il caldo, magari qualcuno avrà ancora voglia di fare l’amore. Un desiderio che lo choc energetico farà passare, dato che anche i profilattici saranno presto venduti a caro prezzo. È questo lo scenario da brivido che la guerra in Iran ci sta consegnando come nemmeno l’austerity degli anni Settanta aveva osato immaginare.
Andiamo con ordine. Punto numero uno: state facendo il conto alla rovescia per la vacanza estiva? Meglio scegliere mete a portata di mano. Dimenticatevi località esotiche e viaggi intercontinentali a meno di non raddoppiare il budget a disposizione e mettere in conto di vedersi cancellata la partenza all’ultimo minuto. Uno studio della società ambientalista, Transport & environment (T&e), riportato dall’agenzia Reuters, confrontando i prezzi al 16 aprile con quelli prima dell’inizio della guerra in Iran, fa emergere che l’interruzione delle forniture globali di petrolio ha fatto aumentare il costo medio del carburante di 88 euro (104 dollari) per passeggero per i voli di lungo raggio in partenza dall’Europa e di 29 euro per quelli all’interno del Vecchio continente. Un onere che le compagnie scaricheranno sui passeggeri aumentando i prezzi dei biglietti. Secondo le stime di T&e, il carburante per un volo da Barcellona a Berlino costerebbe 26 euro in più a passeggero, mentre un lungo raggio da Parigi a New York ben 129 euro in più e un Milano-Madrid avrà un sovrapprezzo di 24 euro.
Se la notizia può consolare, oggi la Ue dovrebbe pubblicare le linee guida sulla gestione delle scorte limitate di carburante per gli aerei. Lufthansa, Ryanair, Air France-Klm, a marzo avevano comunicato che se lo Stretto di Hormuz fosse rimasto chiuso a lungo, avrebbero probabilmente trasferito l’aumento dei costi del cherosene sui consumatori (Lufthansa ha annunciato ieri sera di aver deciso il taglio di circa 20.000 voli a corto raggio per la stagione estiva: la compagnia aerea tedesca ha cancellato circa 120 voli giornalieri e ha dichiarato che eliminerà le tratte non redditizie da Monaco e Francoforte fino alla fine della stagione estiva). Un dettaglio tecnico riguarda la composizione delle flotte. T&e avverte che se il prezzo del petrolio resterà sopra i 100-110 dollari per tutta l’estate, i vecchi modelli di aerei meno efficienti diventeranno economicamente insostenibili da far volare, portando a un ritiro anticipato. Le compagnie aeree hanno chiesto un’inversione di rotta rispetto ad alcune politiche climatiche dell’Ue, tra cui l’obbligo, previsto per il 2030, di utilizzare carburante sintetico ecologico per gli aerei, nonché una revisione delle prossime norme sulla tariffazione del carbonio. Per tutta risposta Bruxelles, nel documento che presenterà oggi sulla gestione della crisi, insiste sull’accelerazione degli investimenti per i carburanti ecologici per aerei. Nel piano, la Commissione esorta gli Stati membri a incrementare le importazioni dagli Usa e dalla Nigeria per compensare il vuoto lasciato dal blocco del Golfo e si appresta ad aumentare l’apparato burocratico con l’istituzione di un nuovo ente per monitorare le scorte di cherosene. Nessuna sospensione, però, delle tasse sul carbonio.
Il ministro cipriota dei Trasporti, Alexis Vafeades, all’arrivo al Consiglio Ue a Bruxelles, ha cercato di smorzare gli allarmi: «Non siamo in una situazione pericolosa ma c’è la possibilità di una carenza di carburante per aerei e di un problema di domanda sul medio e lungo termine. Quindi dobbiamo essere consapevoli e pronti».
Passiamo al punto numero due: chi ha comprato un biglietto aereo deve sapere che, in caso di cancellazione del volo per carenza di jet fuel, non avrà il risarcimento ma solo il rimborso, la riprotezione (un altro biglietto per la stessa destinazione) e l’assistenza in aeroporto. Questo perché, come ha chiarito il commissario Ue ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, la carenza di carburante è «una circostanza straordinaria» e, per questo, non dà necessariamente diritto al risarcimento in caso di cancellazione del volo. Diversamente, se un volo viene annullato per il rincaro del cherosene, il diritto al risarcimento sussiste, non essendo quest’ultima una circostanza straordinaria.
Poi ha specificato che «se la situazione in Medio Oriente dovesse peggiorare e le flessibilità previste dalla normativa aeronautica non fossero più sufficienti, proporremo modifiche temporanee alla legislazione». E comunque la Commissione si riserva di fornire «indicazioni su queste flessibilità, in particolare per quanto riguarda gli slot aeroportuali, gli obblighi di servizio pubblico e i diritti dei passeggeri». Il commissario ha anche affermato che «la cancellazione di alcuni voli non ha niente da vedere con l’evocazione della carenza di carburante». Infine, «l’Europa è pronta a dare il benvenuto a tutti i turisti che verranno quest’estate».
Punto tre: se le vacanze sono a rischio anche la vita di coppia è destinata a incrinarsi. Karex, il principale produttore mondiale di preservativi, ha comunicato che aumenterà drasticamente i prezzi, dal 20 al 30% e forse anche di più, a causa delle tensioni nella catena di approvvigionamento. Karex sta, inoltre, registrando una impennata nella domanda poiché i ritardi nelle spedizioni, hanno lasciato molti clienti senza scorte. L’azienda produce oltre 5 miliardi di preservativi l’anno ed è fornitore di marchi leader come Durex e Trojan.
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Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa)
Il cancelliere vuole intervenire prima che la situazione precipiti e convoca il consiglio di sicurezza: «Dobbiamo garantire sempre la disponibilità di benzina e diesel, economia e cittadini devono poter contare su forniture stabili». L’Italia intanto aspetta...
Berlino alza il livello di allerta sull’energia e porta la questione direttamente sul terreno della sicurezza nazionale. «La sicurezza degli approvvigionamenti energetici ha la massima priorità», ha scandito Friedrich Merz intervenendo all’apertura della Fiera di Hannover, a cui era presente anche il presidente brasiliano Lula.
In questo contesto, il cancelliere tedesco ha annunciato ieri la convocazione a breve del Consiglio nazionale di sicurezza. Un passaggio, questo, tutt’altro che formale: il governo federale si prepara a discutere la tenuta delle forniture di carburanti essenziali (diesel, benzina e cherosene) in un contesto internazionale sempre più instabile. «Dobbiamo garantire in ogni momento la disponibilità dei prodotti essenziali», ha aggiunto Merz, sottolineando che «economia e cittadini devono poter contare su forniture stabili».
Il Consiglio, istituito lo scorso anno, riunisce esecutivo e autorità di sicurezza, e può essere esteso anche ai Länder. In questa occasione, secondo quanto indicato dallo stesso Merz, sarà convocato pure il presidente della Bassa Sassonia, Stephan Weil, a conferma della volontà di coordinare la risposta alla crisi su più livelli. «Agiremo in stretto raccordo con i Länder e con tutti gli attori coinvolti», ha spiegato il cancelliere, ribadendo che «la sicurezza energetica è parte integrante della sicurezza del Paese». Il messaggio è chiaro: l’energia non è più soltanto una questione prettamente economica, ma un nodo strategico che incide direttamente sulla stabilità nazionale.
Dietro l’annuncio, d’altronde, c’è una preoccupazione concreta. La Germania, cuore industriale d’Europa, deve garantire continuità produttiva e sicurezza logistica, evitando interruzioni che potrebbero avere effetti a catena sull’intero sistema economico. «Non possiamo permetterci interruzioni nelle catene di approvvigionamento», ha avvertito il cancelliere, ricordando che «le tensioni internazionali rendono il quadro più incerto e richiedono un’attenta preparazione». Il riferimento, ovviamente, è alla crisi in Medio Oriente e alle sue ricadute sui mercati energetici globali.
A rendere ancora più evidente la portata del problema sono le indiscrezioni rilanciate da Die Welt, secondo cui ci sarebbe anche il rischio di carenze di cherosene per il settore dell’aviazione. La discussione, insomma, non verte più soltanto sui prezzi elevati, ma anche e soprattutto su eventuali difficoltà operative che possono investire infrastrutture cruciali. Sempre secondo il quotidiano tedesco, in effetti, il governo starebbe valutando un confronto diretto con tutti gli operatori del settore, dalle compagnie aeree ai gestori degli approvvigionamenti. L’idea, in pratica, è che occorre essere pronti a ogni scenario.
Il quadro, del resto, è reso più incerto dalla situazione geopolitica, con lo stallo delle trattative tra Washington e Teheran che ovviamente non aiuta. Le tensioni legate al dossier iraniano e alla sicurezza delle rotte energetiche internazionali - a partire dallo Stretto di Hormuz - continuano a pesare sulle aspettative dei mercati, alimentando volatilità e timori di possibili scossoni. In questo contesto, la scelta di Merz di convocare il Consiglio di sicurezza assume un significato preciso: anticipare gli scenari e preparare strumenti di intervento adeguati. «Non aspetteremo che la crisi si manifesti», è il senso politico dell’iniziativa, che punta a rafforzare la capacità di reazione del sistema tedesco.
Un approccio, quello di Merz, che contrasta ccon quello italiano. Mentre Berlino porta l’energia dentro il perimetro della sicurezza nazionale, Roma mantiene una linea più prudente, legata all’evoluzione dei prezzi. «Settanta euro al megawattora è la soglia per valutare un eventuale ritorno al carbone», ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, chiarendo che «al di sotto di quel livello non c’è alcuna necessità di intervento». Allo stato attuale, ha aggiunto, «non c’è alcuna difficoltà negli approvvigionamenti», con il gas che viaggia intorno ai 40 euro.
Il carbone, sostiene Pichetto Fratin, resta una soluzione di emergenza: «È una misura residuale, che terremo pronta nel caso in cui i prezzi dovessero salire». Una linea accompagnata da altre due precisazioni: «Non torneremo al gas russo» e, inoltre, «eventuali decisioni saranno prese in un quadro europeo condiviso». Si tratta di un’impostazione che, nei fatti, rinvia ogni scelta a un eventuale peggioramento del quadro energetico.
Il confronto tra le due impostazioni è evidente. Da un lato la Germania, che si prepara a gestire la crisi prima che si manifesti in tutta la sua portata, trattando l’energia come un tema di sicurezza strategica non solo industriale. Dall’altro l’Italia, che lega le proprie mosse a una soglia di prezzo e a un’eventuale emergenza futura, mantenendo un approccio attendista.
La domanda, a questo punto, si pone da sola: bisogna davvero aspettare che il gas tocchi quota 70 euro per intervenire? Come recita un noto adagio popolare, del resto, prevenire è meglio che curare.
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Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha dichiarato che, se il prezzo del gas dovesse superare i 70 euro al megawattora, potrebbe rendersi necessario riattivare le centrali a carbone. L’intervento è arrivato a margine dell’incontro Il Santo Graal dell'Energia, in corso a Milano.
«È una cifra alta — ha spiegato — oggi siamo intorno ai 40 euro, mentre le stime iniziali erano tra i 28 e i 30 euro. Ma quello è il punto di caduta». Il ministro ha però precisato che si tratterebbe di una misura straordinaria: «Parliamo di uno scenario emergenziale, non della normalità». Pichetto ha ribadito che il carbone resta una soluzione residuale, ma ha sottolineato la necessità di essere pronti in caso di crisi energetica o forti tensioni sui prezzi.






