Pedro Sánchez è il leader a cui si ispirano Elly Schlein e l’intera sinistra italiana. Come Matteo Renzi, ha l’abitudine di presentarsi in camicia bianca, per sottolineare il candore della sua passione politica.
E come il fondatore di Italia viva, oltre che da un nutrito numero di parenti che lo mettono assai spesso in imbarazzo, è dotato di spregiudicatezza e astuzia politica. Tuttavia, sempre a somiglianza dell’ex presidente del Consiglio, non sempre la camicia bianca e la furbizia sono sufficienti per fare fessi gli elettori. Nel caso di Sánchez, che dopo la caduta di Keir Starmer in Gran Bretagna e le difficoltà incontrate da Jean-Luc Mélenchon in Francia è rimasto l’ultimo nume tutelare dei progressisti, l’inciampo che rischia di farlo ruzzolare – costringendolo a mollare la poltrona di premier a cui si tiene avvinghiato nonostante il calo dei consensi – è costituito dall’invasione di decine di migliaia di migranti provenienti dal Marocco.
Siccome i sondaggi lo davano in grande affanno per recuperare terreno, e soprattutto per guadagnare voti, mesi fa il premier spagnolo ha annunciato la sanatoria per 1 milione di clandestini, promettendo di regolarizzare la situazione di centinaia di migliaia di persone. Inutile dire che presto molti di questi finiranno per poter votare ed è molto probabile che ai seggi scelgano di mettere la croce sul simbolo dei socialisti, ovvero del partito di Sánchez. Se poi si considera la famosa Ley de Nietos, ovvero la norma che concede il diritto di cittadinanza ai parenti di espatriati e rifugiati, si capisce che il punto di riferimento della sinistra europea si è trasformato anche nel faro di qualsiasi clandestino. Perché chiunque voglia raggiungere l’Europa, grazie a Sánchez ha un accesso privilegiato dalla porta di Spagna.
Se poi si pensa che la magistratura, al pari di quella italiana, con gli immigrati è di manica larga, al punto da concedere con grande facilità il permesso di soggiorno e anche la patente di rifugiato politico, ecco creato il cortocircuito a cui stiamo assistendo in questi giorni. Decine di migliaia di persone provenienti dal Marocco che cercano di raggiungere l’exclave spagnola anche buttandosi in acqua. Una scena mai vista, che sta mettendo in grande difficoltà le forze dell’ordine di Madrid impegnate nel controllo delle frontiere.
Sopraffatto dagli eventi, il campione a cui guardano i compagni italiani è stato costretto a far intervenire l’esercito e tutta Europa, preoccupata di fronte a quanto sta avvenendo in Spagna, chiude le frontiere temendo che la politica dell’accoglienza inaugurata dal leader del Psoe rischi di travolgere i già fragili argini costruiti in questi mesi contro l’immigrazione clandestina.
Che dire? Se al disastro della gestione di sbarchi e sanatoria degli stranieri (che in Spagna sono 7 milioni, pari al 16 per cento della popolazione) si aggiunge un tasso di disoccupazione che è doppio rispetto a quello italiano, una percentuale di giovani senza lavoro che sfiora il 24 per cento, una bilancia commerciale in deficit di 25 miliardi e una quota di poveri che è pari al 9 per cento del totale (per non dire degli 850.000 spagnoli che attendono da mesi interventi chirurgici urgenti), si capisce che, a differenza di quanto credono Schlein e compagni, Sánchez è un re Mida al contrario. Altro che esempio luminoso da seguire: se lo si copia si rischia di finire nel baratro. Gli italiani a questo punto sanno che cosa li attende se vincessero il Pd e i suoi alleati.
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