Lucia Borgonzoni: «L’Ue smetta di ricattare la Biennale»
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa)

Non sono bastate le spiegazioni all’Ue che ha deciso di punire la Biennale di Venezia stoppando il finanziamento previsto di 2 milioni di euro per progetti legati al mondo del cinema. «Colpa» del presidente della mostra d’arte moderna, l’intellettuale e scrittore di destra Pietrangelo Buttafuoco, che lo scorso marzo aveva deciso di riaprire il padiglione russo chiuso dal 2022 a seguito dell’invasione dell’Ucraina.

Accusando la Biennale di aver violato il regolamento che ha imposto le sanzioni europee a Mosca, a raccomandare ufficialmente all’Eacea (l’Agenzia europea per la cultura e l’educazione) di revocare il finanziamento è stata la vicepresidente della Commissione Ue Henna Virkkunen, che su X ha scritto: «La cultura in Europa, finanziata con il denaro dei contribuenti, dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Tali valori non vengono rispettati nella Russia odierna».

Pronta la replica della sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni: «Basta ricatti dall’Ue alla Biennale, l’arte è libera. Questa è una sentenza politica che danneggia chi da anni porta avanti un lavoro straordinario». Secondo l’esponente della Lega, «quanto sta accadendo con il caso Biennale è semplicemente inaccettabile. Un organismo politico, l’Unione europea, raccomanda a un ente tecnico, l’agenzia Eacea, di interrompere i contributi. Prima ancora che venga trovato, nell’eventualità ci fosse, un elemento concreto per giustificare questa decisione. Questa è la fine del diritto, una sentenza prettamente politica che danneggia chi da anni porta avanti un lavoro straordinario a Venezia. L’Italia e i suoi luoghi d’arte sono liberi e democratici, non c’è spazio per i ricatti economici di Bruxelles».

Sempre a X ha affidato la sua indignazione l’ex presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: «L’Ue vuole togliere i 2 milioni di euro destinati alla Biennale di Venezia come ritorsione per la presenza di artisti russi. Una decisione inaccettabile. La cultura non si censura e gli artisti non sono soldati. Pieno sostegno a Buttafuoco. Il governo difenda la Biennale». Prima di lui era intervenuto il governatore veneto Alberto Stefani: «La cultura ha sempre rappresentato uno spazio di dialogo, anche nei momenti più difficili della storia, e non dovrebbe subire ricatti o censure. Il rischio è che passi il principio secondo cui per fare cultura serva una patente e, cosa ancora più pericolosa, che a darla sia un organismo non eletto direttamente dai cittadini».

Sorpresa per il post del commissario Virkkunen, la stessa istituzione culturale tra le più prestigiose nel mondo: «Apprendiamo su X da autorità politiche, e non dalle autorità tecniche preposte, di decisioni assunte in merito al contributo alla Biennale dell’Eacea. La Biennale ha risposto nei termini stabiliti a tutti i punti della terza lettera ricevuta dall’Eacea sul tema, e ora attende una nota tecnica formale per valutare ogni eventuale passo successivo e far valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti. In ogni caso proseguono i programmi interessati, che sono solo in maniera marginale cofinanziati dal contributo sopracitato».

Le contestazioni sulla partecipazione della Russia, però, non hanno avuto nessuna conseguenza sul successo dell’evento considerata la massa di visitatori dentro ai Giardini e all’Arsenale di Venezia. La Biennale d’arte 2026, infatti, sta registrando numeri mai raggiunti nella sua storia recente: a poco più di due mesi dall’inaugurazione del 9 maggio, gli ingressi segnano un incremento di circa il 20% rispetto allo stesso periodo dell’edizione 2024, facendo della 61esima esposizione internazionale (dal titolo «In minor keys») la più visitata di sempre fino ad oggi. I padiglioni più frequentati sono quelli di Austria, Giappone e Spagna, autentici protagonisti della manifestazione, mentre il padiglione della Federazione russa resta una presenza quasi invisibile all’interno del percorso espositivo.

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