L’Ue litiga sulla stretta ai visti russi
(Ansa)

Dopo l’apertura in giugno del primo «cluster» sull’adesione all’Unione europea di Ucraina e Moldavia, quello sui fondamentali macroeconomici, ieri il Consiglio europeo ha annunciato l’apertura del sesto «cluster», che riguarda politica estera e sicurezza. Ne restano ancora quattro: «mercato interno, competitività e crescita inclusiva, agenda verde e connettività sostenibile e risorse, agricoltura e coesione».

Il segnale arriva a pochi giorni dalla riunione che i 37 paesi «volenterosi», i più decisi a sostenere Kiev, terranno lunedì a Parigi. Il giorno dopo i militari ucraini sfileranno insieme a truppe francesi e alleate per la festa della presa della Bastiglia. Intanto si apprende dall’agenzia Euractiv che le prossime sanzioni Ue alla Russia, quelle del 21° pacchetto che verrà discusso lunedì, saranno moderate per venire incontro a vari Stati. Francia, Italia e Grecia insistono affinché venga indebolita la proposta stilata da Estonia e Lituania, fatta propria dalla Commissione europea, che chiede il bando totale ai visti d’ingresso in Ue di ogni ex-appartenente alle forze armate russe. Secondo fonti diplomatiche, si lavora per limitare la sanzione ai visti di breve durata e solo a chi ha «effettivamente combattuto in Ucraina o contribuito alle operazioni militari russe». Il turismo russo resta importante. Dati pubblicati da Euractiv indicano un aumento del 10,2% dei visti concessi a viaggiatori russi nella Ue, con 4 milioni di visti nel 2025 rispetto ai 3,5 milioni del 2024, soprattutto in Italia, Francia e Spagna. L’Ue è anche divisa sul congelamento del price cap per il petrolio russo, stabilito in 44 dollari al barile, ma che dovrebbe aumentare a 60 dollari dal 15 luglio. La Commissione europea propone di congelare l’aumento per sei mesi, mentre la Grecia, le cui compagnie di navigazione guadagnano dal trasporto di greggio russo, chiede soli tre mesi. Da Atene si dicono pronti ad appoggiare l’opzione a sei mesi, ma in cambio di concessioni sul trasporto di gas liquefatto d’origine russa. La Commissione Ue vuol vietare il trasporto via mare di Gnl russo verso paesi non Ue. La colossale flotta mercantile greca, con 5500 navi, non solo è in prima fila col greggio russo, possedendo il 32% delle petroliere mondiali, ma anche nel Gnl è un gigante, raccogliendo il 22% delle navi gasifere.

Frattanto i droni ucraini seguitano a colpire l’industria petrolifera russa, tanto che secondo l’agenzia Reuters, in giugno la produzione di benzina è scesa a coprire solo il 65% della domanda e che in alcune località, come ad Anapa, sul Mar Nero, per mantenere l’ordine pubblico ai distributori sarebbero stati schierati i cosacchi insieme alla polizia. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ieri scritto sui social che «non esiste raffineria russa che non possiamo colpire». Droni di Kiev hanno attaccato la raffineria Ilsky nel Kuban, regione di Krasnodar, dove un incendio è stato causato, secondo i russi «dai detriti di un drone abbattuto». A Taganrog, sul Mar d’Azov, colpito il terminal portuale della Kurgannefteprodukt Llc, dove l’incendio, nel pomeriggio non era ancora domato. Colpita anche la fabbrica JSC Azov optical-mechanical plant (Aomz), che produce componenti per missili. Nel pomeriggio è stato segnalato un nuovo incendio alla raffineria di Mosca. E in totale i russi affermano di aver «abbattuto 376 droni nemici».

Sul fronte terrestre, il comandante delle forze ucraine, generale Alexander Syrsky, sostiene che l’esercito russo, che prima premeva su 13 settori del fronte, ora si sta concentrando su sei-sette settori. Le truppe ucraine dicono che «i russi non riescono ad avanzare a Lyman e Kupyansk, da dove vorrebbero puntare su Kramatorsk, grimaldello della catena di città fortezze. Ma ammettono che la stessa Kramatorsk è sempre più bombardata.

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