L’Europa ci vieta pure di comprare le confezioni di acqua minerale
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In questi giorni di caldo torrido, uno dei consigli più ricorrenti è di idratarsi, ovvero bere molta acqua. Ma la Commissione europea ha preparato una sorpresa per i consumatori che arriva proprio nel mese estivo per eccellenza, agosto. Dopo averci deliziato con i tappi attaccati alla bottiglia, ora nel mirino dei burocrati di Bruxelles c’è il fardello.

Si tratta di quell’involucro di plastica che tiene insieme un lotto di sei bottiglie di minerale, provvisto di manico in modo da poterle trasportare con comodità. A quanto pare però questo packaging secondo Bruxelles non è ecologicamente sostenibile. Così è stato deciso di eliminarlo. Il Regolamento Ue 2025/40 (Ppwr, Packaging and Packaging Waste Regulation) introduce le nuove direttive per ridurre i rifiuti di imballaggio e promuovere l’economia circolare. Entrato in vigore nel 2025, le sue disposizioni saranno pienamente applicabili a partire dal 12 agosto prossimo con scadenze progressive fino al 2040. Il regolamento impone il giro di vite sul packaging «superfluo» inclusi i formati a fardello (multipack), imponendo standard rigorosi di riduzione, riuso e riciclabilità. Il Regolamento sostituisce integralmente la vecchia Direttiva sugli imballaggi che lasciava a ogni Stato membro ampi margini di manovra nel tradurre gli obiettivi europei in leggi nazionali. Ora la normativa è rigida e impone a tutti gli operatori dell’Unione non solo gli stessi obiettivi, ma anche gli stessi identici metodi per raggiungerli.

Questo vuol dire che una famiglia invece di acquistare in un colpo solo 6 bottiglie di minerale da un litro e mezzo ciascuna, grazie al multipack, dovrà provvedere per proprio conto al trasporto delle singole unità. «Abbiamo avuto diverse interlocuzioni con i funzionari europei attraverso la Federazione europea delle acque minerali, facendo presente che la confezione con il manico agevola la portabilità delle bottiglie e assicura maggior sicurezza perché protegge le bottiglie. Ci hanno detto che la norma sarà corretta ma ancora non abbiamo visto niente di scritto. Possibile che non si rendano conto che l’industria ha bisogno di programmare, i cambiamenti non possono arrivare a ridosso della data di entrata in vigore» commenta il vicepresidente di Mineracqua (la Federazione italiana delle industrie delle acque minerali), Ettore Fortuna.

Ecco qualche numero per inquadrare il fenomeno di cui stiamo parlando. Ogni anno le famiglie italiane consumano circa 273 litri di minerale, pari a 68,25 litri al mese. Considerando che i fardelli contengono bottiglie da 1,5 litri, ogni famiglia acquista circa 7-8 multipack al mese.

Ma questo è solo l’antipasto di una serie di normative assurde in arrivo che come è accaduto per l’automotive, dimostrano come la strategia politica della Ue segua più l’ideologia che la valutazione dell’applicabilità delle norme e il loro impatto sull’industria e sul consumatore.

Dal primo gennaio 2029 scatta il sistema cauzionale. I Paesi che non riescono a raccogliere il 90% di bottiglie di plastica tramite la raccolta differenziata sono obbligati ad applicare al consumatore il pagamento di una cauzione che viene restituita al momento della consegna della bottiglia vuota. Un vincolo in più in un Paese come l’Italia che è già leader europeo nella raccolta differenziata con il 70%, una percentuale record nella Ue se si pensa che la Francia è al 35-37%. Un primato però che non viene riconosciuto giacché Bruxelles non fa distinzione e applica le regole in maniera indistinta.

«Arrivare al 90% è praticamente impossibile. Non ci opponiamo al sistema cauzionale ma chiediamo di raggiungere questo obiettivo anche con altri procedimenti» afferma Fortuna. «Quando è stata fatta la normativa non era ancora operativo il riciclo chimico. Inoltre si potrebbe considerare il recupero delle bottiglie nell’indifferenziata e che oggi vengono utilizzate per la termovalorizzazione perché, in quanto derivate dal petrolio, sono combustibili. Se consideriamo questi due percorsi e che la stragrande maggioranza delle bottiglie va al riciclo e un’altra parte in termovalorizzazione, si è chiuso l’iter dell’economia circolare e si supera il target del 90% indicato dalla Ue» spiega il manager. Il problema è che la rigidità nella applicazione di Direttive europee e, soprattutto, dei Regolamenti, finisce per penalizzare i Paesi virtuosi. «Oggi immettiamo la stessa quantità di plastica di 15 anni fa anche a fronte di un mercato che è aumentato del 30% perché abbiamo ridotto il peso delle bottiglie tramite tecnologie molto avanzate. La vera sostenibilità la fanno le imprese che sono impegnate in prima linea nelle strategie di impatto ambientale e di questo l’Europa dovrebbe tener conto» dice Fortuna.

Sul settore, peraltro, aleggiano minacce non da poco, come la tassa sulla plastica e sullo zucchero, entrambe molto pesanti per le aziende che finirebbero per essere scaricate sui consumatori. L’industria dell’acqua minerale è un cardine nell’economia italiana. Ne esportiamo 1,700 miliardi di litri con un saldo commerciale attivo per 700 milioni l’anno.

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