Giuli non si dà pace: «Buttafuoco sbaglia a citare Mattarella»
Nuova polemica del ministro con il presidente della Biennale. Poi punge Matteo Salvini: «Io assente? Pensavo parlasse di sé stesso».
Nuova polemica del ministro con il presidente della Biennale. Poi punge Matteo Salvini: «Io assente? Pensavo parlasse di sé stesso».
Le autorità di Mosca, ufficialmente mai invitata all’evento, stanno organizzando un party privato così da acuire le polemiche tra Giuli e Buttafuoco. Gli ispettori del Mic inviano la relazione a Palazzo Chigi: smontato il caso delle dimissioni in blocco della giuria.
Il ministro della Cultura insiste con la sua crociata anti russa e manda a Venezia i funzionari. Il leghista Luca Zaia auspica una tregua tra il capo del dicastero (che però diserterà la Laguna) e Pietrangelo Buttafuoco. Mentre rimbalzano le voci di un possibile commissariamento.
Le opposizioni si stracciano le vesti per i casi Biennale, Beatrice Venezi e Nicole Minetti. L’esecutivo parla con i fatti, tipo il decreto Lavoro. Perché agli italiani interessa di più l’economia.
Unione ipocrita: mentre Spagna e Francia incrementano gli acquisti di gas dallo zar (con guadagni superiori ai sette miliardi) è pronta a tagliare le risorse alla Biennale perché ospita un padiglione russo. È questo l’esempio cui si ispira la sinistra italiana.
Il giornalista Pietrangelo Buttafuoco: «Abbiamo un vantaggio strategico: l'affaccio sul Mediterraneo, che dovremmo sfruttare anche giocando sporco. Questo è il tempo delle potenze identitarie. Salvini? Non tornerà con Berlusconi».
Lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco: «Il partito del non voto è il bastone armato dello status quo. La migliore campagna elettorale l’hanno fatta Letta, giornaloni e vip per la Meloni. Poi c’è Berlusconi, il nostro Balzac. Draghi? Pare Sordi».
Lo scrittore: «Draghi, anti Draghi, Greta, Lgbt: il Pd deve farsi vidimare le agende da uno sceneggiatore. Renzi e Calenda? Avanspettacolo. Inutili le ansie di Ue e Usa sulla Meloni: la sua destra è da sempre pro Occidente».
Lo scrittore: «C'è fretta di obbedire alla misura totem del dolce totalitarismo che ci aspetta. Ma la morte non resta fra parentesi».
Lo scrittore: «Dopo il virus passeremo dalla cura dei virologi a quella degli psicanalisti Rispetto le regole, ma non se ne può più della retorica del “pandemicamente corretto”»
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