carne brasile ue
Lavorazione della carne in un macello industriale di Barretos, Brasile (Getty Images)

Chissà se anche stavolta – come per il referendum degli islandesi – Bruxelles farà circolare la voce che sono gli hacker russi a mandare in giro delle notizie false. Ursula von der Leyen rischia una figuraccia: da domani 3 settembre vietato importare carne dal Brasile. Ne va della salute dei consumatori.

Oddio, la baronessa che ai tempi del Covid cinguettava con l’amministratore delegato della Pfizer, Robert Bourla, per comprargli vagonate di vaccini (abbiamo mandato al macero 215 milioni di dosi per la modica cifra di 1 miliardo e 300 milioni di euro), della salute si preoccupa solo se ci sono di mezzo i soldi.

Perciò ha voluto firmare, con procedimento del tutto antidemocratico, il Mercosur, l’accordo di libero scambio con Argentina, Uruguay Paraguay e Brasile, perché doveva vendere ai latinoamericani le Mercedes che nessuno in Europa compra, visto che lei ha imposto il Green deal.

Le era stato spiegato in tutte le lingue (anche in italiano, ma all’ultimo abbiano piegato il capo e abbiamo detto sì al Mercosur) e soprattutto in francese che importare prodotti agricoli da quei Paesi era un attentato alla salute.

Brasile, pesticidi e carne: i rischi delle importazioni agricole nell’Ue

In particolare dal Brasile, che è il nostro primo fornitore extracomunitario di prodotti della terra: ne compriamo per 10 miliardi, usa pesticidi vietatissimi in Europa e negli allevamenti ormoni e antibiotici che da noi sono al bando da decenni.

Polli contaminati, scatta il blocco delle carni brasiliane in Europa

Ma la Von der Leyen ha tirato dritto, quasi che fosse una contessa Ugolina al contrario: più del digiuno poté il motore. Così alla prima fornitura di carne libera da controlli grazie al Mercosur – era una partita consistente di polli in diretta concorrenza con l’Italia, che è il solo Paese europeo autosufficiente nell’allevamento avicolo – si è scoperto che erano animali ammalati e contaminati.

Tutto questo succedeva a giugno e si è dato tempo tre mesi al Brasile per chiarire, ma nessuna indicazione è arrivata. Da qui il blocco che scatta domani: carne bovina, pollame, carne di cavallo, uova e miele che vengono dal Brasile non possono entrare in Europa.

La povera Ursula c’è rimasta male: deve dare un dispiacere al compagno Lula da Silva, che tra l’altro c’ha le elezioni (si vota per le presidenziali il 4 ottobre) dicendogli che le sue carni fanno schifo, ma solo un po’. Perché la Commissione si affretta a far sapere che «appena si mette in regola il Brasile è il benvenuto sulle nostre tavole».

Mercosur, Ursula von der Leyen contro il Parlamento europeo: l’accordo finisce davanti alla Corte Ue

L’anno scorso il Brasile è stato il secondo fornitore di carne bovina dell’Ue dopo la Gran Bretagna: ci ha venduto 92.000 tonnellate di carne per 720 milioni di euro. E quest’anno ha già superato quella quota grazie proprio al Mercosur.

Accordo che Ursula von der Leyen ha imposto contro il parere del Parlamento europeo. È il caso di ricordare che, il 21 gennaio, l’Eurocamera in seduta plenaria ha chiesto, con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astensioni, la sospensione dell’accordo sin quando non si fosse pronunciata la Corte di giustizia europea, alla quale ha posto un preciso quesito: sapere se il Mercosur viola i trattati europei.

La Corte di giustizia non si è ancora pronunciata – di solito ci mette un anno – ma siccome la baronessa aveva fretta, ignorando del tutto la volontà democratica, ha adottato a fine febbraio in via provvisoria il Mercosur, che lei è andata a firmare in pompa magna, il 17 gennaio, ad Asuncion, in Paraguay, dicendo: «Si tratta di resilienza, si tratta di crescita e dell’Europa che plasma il proprio futuro».

Dazi e ritorsioni: il boomerang economico del Mercosur per Bruxelles

Un futuro un po’ indigesto! Eppure era stata avvertita che, senza clausole di reciprocità e di salvaguardia sui prodotti agricoli, il Mercosur sarebbe stato un boomerang.

Che rischia di diventare anche un onere economico spaventoso per l’Ue, qualora la Corte di giustizia dovesse pronunciarsi contro l’accordo. Immediatamente i sudamericani applicherebbero dazi onerosissimi sui nostri prodotti, mandandoci in cambio carne avariata.

E poi si chiedono perché i pescatori dell’Islanda hanno detto no a Bruxelles. Non hanno bisogno dei suggerimenti di Vladimir Putin, basta come si comporta Ursula von der Leyen.

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