Pacco Ue: sequestrarci casa sarà più facile
Ursula von der Leyen e Roberta Metsola (Ansa)

Proprio quando uno pensa che la Commissione Ue abbia toccato il fondo e che, complici le evidenze elettorali che stanno portando i partiti anti-sistema a superare quelli mainstream, possa leggermente invertire il tiro, c’è la dura realtà che si incarica di ricordarci l’ovvio: con Bruxelles non c’è mai limite al peggio.

La dimostrazione plastica arriva dall’Affordable Housing Act, il regolamento elaborato dalle sofisticate menti della banda Ursula che autorizza i Comuni a imporre limiti e in alcuni casi divieti sulle locazioni turistiche fino a sfregiare il diritto di proprietà, ponendo vincoli alla possibilità di vendere la seconda casa. La Verità parla da giorni di questa stortura e da giorni auspica un ripensamento dei governanti del Vecchio continente, anche perché il regolamento è ancora a livello di bozza e quindi fino a domani, quando sarà varato il testo definitivo, ci sarebbe tempo.

E in effetti il tempo c’era. Ma purtroppo è servito a peggiorare, se possibile, il provvedimento. Da una parte allargando la platea dei proprietari e degli immobili potenzialmente coinvolti e dall’altro affidando alla Commissione la possibilità di dare la carte: saranno suoi i dati in base ai quali si stabiliranno le aree «sotto stress abitativo».

Un piccolo riepilogo. Il regolamento (che resta una bozza fino a domani mattina) stabilisce che se in una città o in un quartiere il prezzo medio di transizione di un’abitazione è pari o superiore a otto volte il reddito medio della popolazione, l’amministratore (sindaco o governatore) potrà intervenire con i vincoli. Nella prima bozza però il via libera ai Comuni era condizionato anche al fatto che quel rapporto fosse in crescita da dieci anni e che «la tensione» non rientrasse nei tre anni successivi. Oggi se il rapporto prezzo/reddito arriva a quota 10, cade la seconda condizione (peggioramento nell’ultimo decennio). Insomma i criteri restano due. Va da sé che si amplia la platea.

Anche perché nel calcolo del reddito non si farà più riferimento a quello della zona interessata, ma all’intera Regione.

E poi, come detto, sarà la Commissione a dare i numeri (prezzi al metro quadro su base provinciale, redditi su base regionale) mentre «l’uscita» della misura diventa più lento. La bozza precedente dava la possibilità al Comune che valutasse un miglioramento dello stress «abitativo» di ritirare i paletti in qualsiasi momento, ora può farlo solo in occasione del riesame, ogni cinque anni. Così come va ricordato che scompare il periodo di adattamento, inizialmente previsto: il regolamento si applica subito, venti giorni dopo la pubblicazione.

Certo, è stato inserito il concetto di «danno significativo» sull’abitare prima che il Comune possa intervenire, ma si tratta di un piccolo contentino rispetto all’enormità dei limiti che la norma pone al diritto di proprietà.

«Dalle ulteriori rivelazioni del regolamento sulla casa», spiega alla Verità la vicepresidente della Parlamento Ue Antonella Sberna (Fdi), «le nuove modifiche paiono addirittura peggiorare la versione precedente. Di fronte a una crisi abitativa reale, infatti, la Commissione sceglie ancora una volta la dottrina dei divieti, delle restrizioni e delle regole calate dall’alto. Chiederemo direttamente mercoledì al commissario Jorgensen che l’emergenza abitativa non diventi il pretesto per comprimere il diritto di proprietà e la via per la desertificazione del mercato immobiliare. La casa è una materia che deve essere affrontata nel rispetto della sussidiarietà e delle specificità degli Stati membri e dei loro territori, poiché un’unica ricetta europea non può funzionare allo stesso modo in realtà profondamente diverse».

Del resto va ricordato che con l’Affordable Housing Act la Commissione sta andando ben oltre gli input del Parlamento che circa 6 mesi fa aveva approvato con 367 voti favorevoli un report sull’emergenza abitativa che fissava ben altre priorità. Il testo non faceva riferimento ai limiti da porre alla proprietà privata e alla possibilità di vendere le proprie case (fossero anche le seconde), mentre evidenziava la necessità di incrementare il numero di immobili disponibili sul mercato.

«La bozza dell’Affordable housing act presentata dalla Commissione imbocca una strada che rischia di allontanarsi dalle vere priorità dell’emergenza abitativa in Europa», spiega alla Verità il vice capo delegazione di Forza Italia nel Ppe e membro della commissione speciale per la casa, Marco Falcone.

«Aprire a più vincoli sugli affitti brevi e alle nuove restrizioni per i proprietari», continua, «non fa aumentare il numero di case disponibili ma rischia, al contrario, di comprimere l’offerta. Non erano queste le esigenze primarie che avevamo indicato in Parlamento con un voto sul Report crisi abitativa che aveva visto convergere anche le forze di destra e quelle più a sinistra. Men che meno avevamo stabilito limiti a compravendite e restrizioni al diritto di proprietà che per noi era e resta sacro. Chiederemo con forza al commissario Jorgensen di concentrarsi su misure che possano davvero incidere sull’emergenza».

Chiedere, certo, è sempre lecito, ma con questa Commissione la risposta il più delle volte è peggiorativa.

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