Imprese e cittadini nei pasticci. E la manovra è ancora più in salita
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Ci sono tanti modi di raccontare la realtà, e ultimamente ce ne sono molti di più per non raccontarla.

È il caso del rendimento dei titoli di Stato, che sono cresciuti e continuano a crescere in tutta Europa, ma è un problema che non compare negli organi di informazione generalisti.

Si continua a parlare di spread, come se il differenziale con la Germania fosse il parametro fondamentale. La realtà è che il tasso tedesco è cresciuto tantissimo, conseguenza della difficile situazione economica della Germania, trascinando al rialzo anche gli altri decennali, mantenendo così lo spread basso (intorno agli 82 punti) ma con conseguenze pesanti per i conti dello Stato. Avere uno spread leggermente più basso della Francia non è una consolazione; l’Europa affoga e affogare un minuto dopo di altri non è un grande obiettivo.

I segnali (non positivi) a seguito della manovra

Il rendimento del Btp ieri ha sfiorato il 4,4% e non sembrano esserci segnali di inversione di tendenza a breve dopo l’intervento della Bce. Petrolio e soprattutto gas sono a livelli molto alti rispetto alle medie degli ultimi anni e l’inflazione non potrà far altro che salire nei prossimi mesi.

Con uno scenario di questo tipo, frutto dei due conflitti in aree sensibili dal punto di vista energetico e non solo (i recenti bombardamenti russi sul porto di Odessa incidono inevitabilmente sul prezzo dei cereali), l’Unione europea prosegue imperterrita verso il suo suicidio economico, buttando benzina su fuoco.

Tassi alti peseranno sull’economia di imprese e privati, ma non sulle banche che continuano imperterrite a macinare profitti record, visto che il rendimento dei depositi è inchiodato a zero nella stragrande maggioranza dei casi. I risparmiatori perdono valore, che viene traslato direttamente nel valore degli istituti di credito, bravissimi poi nel redigere codici etici o di sostenibilità e nei migliori dei casi a elargire elemosine ai territori.

Le banche, negli ultimi anni, hanno seguito la politica, nello scollamento con il mondo reale. Sono diventati soggetti finanziari puri, orientati solo alla massimizzazione dei profitti e alla crescita dei valori azionari in borsa.

Tra i risparmiatori «poveri», e cioè con piccole somme depositate, e risparmiatori «ricchi», le banche hanno ormai da tempo intrapreso la logica Robin Hood al contrario, prelevare dai poveri per remunerare meglio i ricchi. Aumenti dei costi di mantenimento dei conti, aumenti dei costi delle piccole operazioni sono piccoli stratagemmi che, moltiplicati per milioni di volte, generano profitti miliardari alle banche.

Come sono cambiati i titoli di Stato negli ultimi anni

C’è poi il tema dei fondi di investimento, sempre proposti ai risparmiatori poco preparati dal punto di vista finanziario. Durante il folle periodo Covid, dove tutto non sarebbe più stato come prima, c’era solo un comparto da consigliare ai risparmiatori e cioè i fondi green e Esg.

Chi ha investito in fondi sulle energie pulite è rimasto in trappola. Al boom del 2020/21 è seguito un periodo di forte calo e le prospettive non sono certo positive, visto che molte aziende scommettono in utili attesi lontano nel tempo e di conseguenza l’aumento dei tassi non può far altro che metterne a rischio un equilibrio finanziario.

A livello di economia globale il modello dei vasi comunicanti risparmiatori banche si può vedere tra Europa e resto del mondo. Il Pil europeo sul Pil globale continua a diminuire ma a Bruxelles si continua come se niente fosse. Siamo passati da una percentuale di circa il 25% nel 2000 a circa il 14% nel 2025.

Un calo della fetta globale drammatico, che ha inciso sulla ricchezza dei cittadini europei, ovviamente in maniera diversificata tra i vari Paesi.

Il triste caso della Bulgaria

Ma se si osserva l’andamento economico difficile stupirsi del risultato del referendum islandese e della ritrosia dei Paesi dell’Est all’adozione dell’euro.

La Bulgaria, che ha adottato l’euro a gennaio di quest’anno, è già in procedura di infrazione per deficit eccessivo; fino ad oggi la Bulgaria aveva un rapporto debito/Pil tra i più bassi a livello europeo (nel 2025 era al 29,9%, contro una media europea dell’81,7% e contro il 137% dell’Italia). Ma la Bulgaria doveva essere sganciata dall’orbita russa e quindi, tra proteste popolari e con una accelerazione improvvisa, si è deciso di farla entrare nel sistema della moneta unica.

Gli effetti sono stati immediati, maggiore povertà diffusa ed esplosione del deficit pubblico. I numeri dell’economia non devono essere l’unico parametro a guidare le agende politiche, ma nasconderli non aiuterà certo la Ue a impedire la sua implosione.

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