C’è l’odore acre di fine impero nei corridoi della Bce: traslochi anticipati, velluti diplomatici e, soprattutto, gran paura delle urne. A Parigi e Berlino hanno fretta di liberare la poltrona di Christine Lagarde e di altri esponenti di primo piano della banca.
A raccontarla è il Financial Times. Entro dicembre si deve chiudere il più frenetico giro di valzer sulle poltrone della Bce in ventotto anni. Anticipare la scadenza dei mandati delle figure chiave della banca. Non è efficienza ma urgenza geopolitica: blindare i piani alti dell’Eurotower prima che le presidenziali francesi della prossima primavera conducano verso scelte non gradite dagli attuali governi di Parigi e Berlino. Con i sondaggi favorevoli a Marine Le Pen e le forze della destra sovranista, l’Eurozona ha scoperto la velocità. Il perno è l’uscita anticipata di Christine Lagarde. Il mandato scade a ottobre 2027, ossia a giochi già fatti nelle urne francesi. Per l’attuale responsabile della Bce si starebbe preparando uno scivolo dorato verso il World Economic Forum (Wef). L’esclusiva fondazione svizzera con sede nel Canton Ginevra. Lagarde passerebbe dalla gestione dei tassi d’interesse all’organizzazione del Forum di Davos, il celebre palcoscenico d’alta quota che ogni inverno riunisce l’élite economica e politica planetaria. Un salto nell’iperuranio globalista.
Tuttavia, nel calderone delle trattative non bolle solo la presidenza. Il menù vuole ridisegnare la mappa del potere includendo il ruolo di capo economista (oggi occupato dall’irlandese Philip Lane) e una casella chiave nel Comitato esecutivo (attualmente nelle mani della rigorista tedesca Isabel Schnabel). Sebbene anche questi mandati scadano avanti nel tempo, la logica è quella del tutto incluso. Un solo grande accordo per bilanciare i pesi nazionali. I pretendenti alla poltrona più alta affollano la sala d’attesa. Il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, ha fatto capire di essere pronto al grande salto. Difficilmente, però, il resto d’Europa concederebbe a Berlino la contemporanea guida di Bce e Commissione Europea, attualmente nelle mani di Ursula von der Leyen. La Germania sembra disposta a cedere la presidenza in cambio della poltrona di capo economista, da sempre considerata il centro di gravità permanente della politica monetaria. I candidati sono stelle polari dell’ortodossia economica: Markus Brunnermeier (Università di Princeton), Monika Piazzesi (Università di Stanford), Tobias Adrian (ex Fmi). La partita si annuncia come una sofisticata geometria. Anche la Francia, infatti, punta alla poltrona di capo economista schierando la vicepresidente della Banca di Francia Agnès Bénassy-Quéré e l’ex capo economista dell’Ocse Laurence Boone. Gli incastri rasentano l’impossibile: la Germania non digerirebbe mai un ticket che veda lo spagnolo Pablo Hernández de Cos alla presidenza e un francese all’economia. Di contro, Parigi alzerebbe immediatamente le barricate contro l’olandese Klaas Knot come presidente se la poltrona di capo economista finisse a un tedesco.
Mentre per il posto che sarà lasciato da Isabel Schnabel nel board non si registrano ancora favoriti della prima ora, resta sempre valida la regola aurea della politica europea: l’asso calato all’ultimo minuto. A spuntarla potrebbe essere un outsider di lusso come l’ex governatore della Banque de France, François Villeroy de Galhau.
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