Oltre alla turbolenza geopolitica esterna all’Ue con impatto tendenzialmente destabilizzante sull’Ue stessa, cresce il rischio di instabilità interna nel sistema europeo. Venerdì corso l’agenzia europea di valutazione dell’affidabilità dei debiti nazionali, Scope Ratings, ha declassato il voto di solidità finanziaria (rating) della Francia, portandolo da AA- ad A+.
Motivi: deficit pubblici costantemente elevati e quindi crescita continua del debito pubblico da anni, nonché aumento della spesa pubblica per servizio del debito, cioè degli interessi.
A questi si aggiungono l’evidenza di una crisi di governabilità del sistema, segnalati in particolare dai ricorrenti scostamenti della spesa pubblica dagli obiettivi stabiliti dal governo con conseguente riduzione della probabilità che Parigi riesca stabilizzare il rapporto debito/Pil.
Dopo il 2027 il rischio aumenta: la crisi francese può contagiare l’Eurozona
Inoltre, la frammentazione politica aumentata dal 2024 in poi che è causa dell’incapacità del governo di trovare una maggioranza parlamentare porta sempre più Parigi verso un destino economico negativo. Anche dopo le elezioni presidenziali previste nella primavera del 2027 con possibile impatto destabilizzante sull’affidabilità finanziaria dell’Eurozona?
Da un lato, Parigi gode ancora di una valutazione che indica possibilità di riparazione. È l’unico potere nucleare militare dell’Ue con influenza forte sulla conduzione dell’Ue stessa, anche se depotenziato da quando Charles De Gaulle (Trattato dell’Eliseo, 1963) impose alla Germania un patto di conduzione diarchica dell’allora Comunità europea con primato francese, rinnovato dall’ accordo di Aachen (Aquisgrana) nel 2019 che, nonostante il linguaggio dichiarativo convergente, rese molto più debole la diarchia.
Tuttavia, l’accesso al mercato per finanziare i titoli pubblici è ancora ampio, il sistema bancario solido e la varietà del sistema industriale abbastanza variata. Infatti nonostante la riduzione della valutazione di solidità, la Francia mantiene comunque un voto A+ (il massimo è la tripla A).
D’altro lato, se l’instabilità politica durasse anche dopo le elezioni del 2027 il sistema francese diventerebbe sempre meno riparabile ed una mina sulla stabilità dell’Eurozona intera. Possibile?
Le Pen e la sinistra, due scenari per la Francia alle presidenziali
Se la coalizione di sinistra vincesse recuperando coesione, almeno per un momento, per creare una “maggioranza repubblicana” arlecchino contro il Fronte nazionale guidato da Marine Le Pen, poi è più probabile il disordine economico.
Se l’estrema destra riuscisse a prevalere nel secondo turno delle presidenziali, il caos sarebbe meno probabile, ma la destra dovrebbe varare un programma di riordino economico, per lo più basato sul rigore, per portare la tendenza verso la riparazione del sistema.
Al momento, lo slogan elettorale della signora Le Pen è «mettere in priorità i francesi» che implicitamente implica la riduzione dell’enorme spesa assistenziale per gli immigrati. Ma questi, sostenuti da ex-immigrati con cittadinanza francese per lo più di origine africana e religione islamica, sono una grande fetta della popolazione (molti di più che non in Italia).
Qualora i loro redditi o servizi assistenziali venissero compressi, aumenterebbe la probabilità di rivolta civile con esito una maggiore crisi interna della Francia. Quindi lo scenario europeo interno indica una tendenza, pur ora solo ipotetica, più vicina alla destabilizzazione che non alla ristabilizzazione del caso francese che ha un valore strutturale per la tenuta dell’Ue.
Da un ventennio, circa, alla Francia è permesso non rispettare il limite di deficit annuo del 3% senza che le venga comminata una sanzione per la violazione del Patto di stabilità europeo, diversamente dall’Italia. In questa concessione di privilegio ha finora avuto, pur non apertamente, un peso la Germania.
Berlino cambia rotta: riarmo nazionale e nuova sfida agli equilibri Ue
Ma ora Berlino è assediata da un consenso neo-nazionalista che la vuole fuori dall’Ue o per lo meno in una situazione meno vincolata dalle regole europee. Inoltre, il riarmo tedesco è massivo e più esclusivamente nazionale che non condiviso sul piano industriale con alleati.
Cioè, la Germania mostra una tendenza crescente a diventare potenza singola, preferendo utilizzare il suo grande spazio fiscale togliendo i limiti al proprio indebitamento interno piuttosto che chiedere risorse a programmi europei come il Safe.
Da un lato, il riarmo tedesco è in buona parte finalizzato a sostituire i sistemi industriali civili andati in crisi per la concorrenza cinese e i dazi statunitensi attraverso una loro riconversione in industria militare. Dall’altro, è un riarmo vero. E viene spinto da una coalizione tra Democrazia cristiana e Partito socialdemocratico.
È ancora un’incognita la postura della nuova destra emergente, in transito dai linguaggi di opposizione a quelli di governo, ma non si può escludere che si apra un altro punto di instabilità per l’Ue.
Italia spettatrice: crisi francese, Germania e Cina mettono Roma alla prova
E l’Italia? In Italia cresce il rischio di una politica disordinata e dissipativa a sinistra, di impatto della crisi francese, di ritorno di un comportamento imperiale tedesco a fronte di una penetrazione della concorrenza sleale cinese ed una divergenza con gli Stati Uniti.
Roma dovrebbe essere più attiva esternamente per mettere le cose a posto, ma ha bisogno che la gente capisca il cambiamento di mondo e porti più attenzione a questo tema.
www.carlopelanda.com
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