crisi ue
Antonio Costa (Ansa)

L’operato di Bruxelles, ormai, non piace più a nessuno. Persino Francia e Germania, cioè i due Paesi che da anni dettano l’agenda all’Unione, stanno mettendo sotto pressione le istituzioni europee, sebbene per motivazioni e finalità opposte: Berlino vuole tagliare centinaia di miliardi dal prossimo bilancio comunitario, mentre Parigi, alle prese con il caro benzina, chiede invece di sospendere alcune regole Ue su carburanti ed emissioni.

Germania e Austria contro il maxi bilancio della Commissione

L’attacco più duro è arrivato ieri dal governo tedesco. Al suo arrivo al Consiglio Affari generali, il sottosegretario agli Affari europei, Gunther Krichbaum, ha preso di mira direttamente Antonio Costa. Il presidente del Consiglio europeo aveva appena suggerito a Politico di finanziare il prossimo quadro finanziario pluriennale con nuove «risorse proprie», cioè entrate europee che non sottraggano gettito già incassato dai governi nazionali.

Per Krichbaum, però, l’idea dimostra che Costa avrebbe «completamente perso il contatto con la realtà». I bilanci nazionali, ha ricordato, «sono già adesso sottoposti a una pressione enorme».

Berlino chiede quindi di ridurre di «diverse centinaia di miliardi» la proposta della Commissione per il bilancio 2028-2034. La bozza, nello specifico, vale quasi 2.000 miliardi di euro, pari in media all’1,26% del reddito nazionale lordo dell’Ue. Già il 9 settembre, ricevendo Costa a Berlino, Friedrich Merz aveva sostenuto che il piano comporterebbe un aumento del 60% rispetto all’attuale ciclo finanziario, definendolo «semplicemente non finanziabile».

Il cancelliere, peraltro, aveva incassato l’appoggio di Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia, tutti favorevoli a un bilancio da «cura dimagrante».

Nel mirino dei falchi dell’austerità, poi, c’è anche la macchina amministrativa di Bruxelles. La Commissione propone 2.500 nuovi posti di lavoro, ma Krichbaum ha cassato l’ipotesi senza sconti. E ieri è arrivata un’altra bordata: se oggi l’Unione dovesse essere «reinventata», ha detto il sottosegretario tedesco, «non cominceremmo certo dalla politica agricola». Un messaggio diretto a chi difende i fondi della Pac e della coesione come linee rosse del negoziato.

Da Vienna il tono non è stato affatto più morbido. Il ministro per l’Europa, Claudia Bauer, ha avvertito che l’Austria vuole sì un accordo, «ma non a ogni costo», e che non si lascerà «mettere sotto pressione».

Per Vienna, il volume complessivo del bilancio deve «diminuire in modo significativo»: la proposta attuale assomiglia, ha attaccato Bauer, a una «costosissima lista dei desideri» presentata ai contribuenti.

Il fronte dell’austerità: nove Paesi chiedono meno spese

Anche la bozza negoziale elaborata prima dell’estate è stata bollata come «pura cosmetica», perché prevedeva tagli inferiori al 2%. Il fronte dell’austerità, del resto, è parecchio nutrito. Nei mesi scorsi Austria, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia e Repubblica Ceca avevano già scritto insieme alla Commissione per chiedere di frenare la crescita delle spese amministrative.

Macron sfida Bruxelles sui carburanti e sulle emissioni

La Francia, invece, si muove in una direzione diversa, ma il risultato è un’altra richiesta di retromarcia a Bruxelles. Emmanuel Macron ha scritto alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, pretendendo deroghe temporanee alle norme europee sulla qualità dei carburanti, così da aumentare rapidamente la produzione di diesel e cherosene.

Secondo l’Eliseo, allentare i requisiti su densità, compressione e desolforazione potrebbe far crescere la produzione tra il 5 e il 20%. Parigi, inoltre, vorrebbe anche maggiore flessibilità sui biocarburanti e chiede di rinviare di un anno gli obblighi europei sulle emissioni di metano per gli importatori di gas, petrolio e carbone.

Diesel e cherosene, Parigi chiede deroghe alle regole Ue

La richiesta transalpina, ovviamente, nasce dall’impennata dei prezzi energetici legata alla guerra in Medio Oriente. La Francia importa circa metà dei 600.000 barili di diesel che consuma ogni giorno e l’Europa dipende dal Medio Oriente per il 36% del cherosene importato e per il 18% del gasolio.

Macron, tuttavia, non chiede di cancellare i progetti green dell’Unione: l’Eliseo, infatti, precisa che le misure dovrebbero essere solo temporanee. Ma davanti all’emergenza, appunto, anche Parigi considera troppo rigide alcune regole europee.

Nei giorni scorsi lo stesso presidente aveva invocato «misure eccezionali» e «tutte le flessibilità possibili» a livello europeo per aumentare produzione e capacità d’importazione.

Francia e Germania divise sul futuro del bilancio europeo

Sul bilancio, insomma, Francia e Germania sono quasi agli antipodi. Parigi vuole più ambizione, nuove risorse proprie e una «preferenza europea» che riservi maggiormente i fondi alle imprese del continente. Berlino, da canto suo, mira ad abbattere il volume complessivo delle spese.

Alla presidenza irlandese, quindi, spetterà un compito non facile: trovare un compromesso tra esigenze e richieste opposte. L’obiettivo è presentare una nuova base negoziale prima del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre per chiudere l’accordo entro fine anno, così da approvare in tempo programmi e regolamenti per il 2028.

Bilancio Ue, l’unanimità dei Ventisette complica l’accordo

Il punto, però, è che il bilancio pluriennale richiede l’unanimità dei Ventisette. E con l’asse francotedesco che si è ormai incrinato, sarà impresa ardua mettere insieme il diavolo con l’acqua santa.

Da non perdere

Bce, giro di nomine anti Le Pen
Europa a pezzi

Bce, giro di nomine anti Le Pen

Si punta a blindare i piani alti dell’Eurotower prima delle possibili vittorie di Fn e Afd. In ballo non c’è solo l’uscita della Lagarde, ma anche gli equilibri politici dell’Unione