Ceuta ora teme altri 50.000 ingressi

Rischio alto di una nuova ondata di migranti. In prossimità di Ferragosto potrebbero arrivare 30-50.000 persone. È questo lo scenario delineato dalle intelligence su una possibile ulteriore crisi a Ceuta, prevista entro il 15 agosto.

Si tratta di un report che è ora finito all’attenzione di Palazzo Chigi e che sarebbe alla base della decisione di confermare, almeno fino a Ferragosto, lo stop del Trattato di Schengen con la Spagna, con i controlli ripristinati per i cittadini di Paesi terzi provenienti da Madrid e dalle altre città iberiche.

Lo stesso ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parla infatti di «rischio terrorismo» e di «rischio di immigrazione clandestina» che «non possono essere sottovalutati».

Per il titolare della Farnesina, la situazione attuale «non può portare a cambiare la decisione sulla sospensione di Schengen nei confronti di aerei e navi provenienti dalla Spagna. Solo quando la situazione sarà tornata alla normalità siamo pronti a ripristinare la situazione precedente».

Il report dell’intelligence su terrorismo e Ceuta

La relazione degli 007 si baserebbe sull’attività di analisi svolta in questi ultimi giorni dagli omologhi del Centro nacional de inteligencia (Cni), che alla luce di quanto avvenuto il 31 luglio scorso sta proseguendo in un «monitoraggio capillare» dei canali social e delle reti di messaggistica criptata come WhatsApp e Telegram, oltre che dei sistemi «più raffinati» di comunicazione, come Signal.

E sono loro a indicare che dietro la nuova ondata migratoria potrebbero schermarsi anche cellule terroristiche di matrice islamista o singoli lupi solitari. Secondo il rapporto delle intelligence, la mobilitazione sarebbe alimentata da utenti TikTok che inviano link WhatsApp a gruppi Facebook, con numeri telefonici provenienti anche da Usa, Egitto, Algeria, Tunisia, Libia e Senegal.

Per gli 007 ci sarebbe «una regia» che però per il momento non sarebbe attribuibile a un responsabile specifico. I gruppi sarebbero inoltre utilizzati da «trafficanti di esseri umani». In particolare, la relazione delle intelligence segnala il rischio che le retrovie di Ceuta, in territorio marocchino, possano diventare un centro di «radicalizzazione e reclutamento jihadista».

I controlli di frontiera negli aeroporti italiani

Quel che è certo, al momento, è che da quando sono stati ripristinati i controlli, in Italia non è arrivato nessuno che era transitato per Ceuta. Allo stato sono 19 i cittadini extracomunitari per i quali sono state riscontrate alle frontiere italiane posizioni «irregolari e sospette»: tra loro ci sono cittadini marocchini, cinesi, colombiani e georgiani.

Dai controlli è emerso che per 15 di loro, trovati privi dei requisiti di ingresso, visti o documenti di viaggio validi, la polizia ha notificato il respingimento immediato alla frontiera.

Mentre per altri quattro le verifiche tramite banche dati hanno evidenziato pendenze penali e in alcuni casi sono stati emessi provvedimenti dell’Autorità giudiziaria, motivo per cui sono stati presi in carico dagli uffici di polizia giudiziaria per dare esecuzione a misure cautelari.

Si tratta di un’attività svolta nei principali hub con collegamenti diretti dalla Spagna come Milano Malpensa e Milano Linate, oltre che allo scalo di Bologna Marconi.

La crisi a Ceuta e le contromisure spagnole

Nei giorni scorsi è stato trovato il corpo di un giovane migrante subsahariano che, secondo quanto è stato ricostruito, avrebbe cercato di raggiungere Ceuta dal Marocco sorvolando il confine blindato con un papapendio, ma è precipitato in mare al largo della scogliera di frontiera del Tarajal.

Intanto, sono attesi a Ceuta per oggi i ministri iberici degli Esteri, José Manuel Albares, e della Difesa, Margarita Robles. Lo ha reso noto il ministro della Politica territoriale e della Memoria democratica, Angel Víctor Torres, dopo la riunione con il sindaco di Ceuta, Juan Jesus Vivas.

La Guardia civil ha deciso di sospendere l’autorizzazione di congedi, licenze e permessi per il personale a Ceuta e Melilla nell’ambito delle «misure straordinarie temporanee» dopo la crisi migratoria di Ceuta.

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