Ci saranno italiani, cittadini Schengen magari con passaporto scaduto, che decideranno di non partire per la Spagna perché temono che la carta d’identità non basti. È una delle assurde conseguenze della misura di controllo in porti e aeroporti dei viaggiatori provenienti dal nostro Paese, entrata in vigore alla mezzanotte di sabato, che il governo di Pedro Sánchez ha dichiarato di voler mantenere fino al 7 settembre.
Il ministero dell’Interno, che fa capo a Fernando Grande-Marlaska, ha scritto su X di averlo dovuto fare «di fronte alla persistente pressione migratoria irregolare che subisce il Paese», cioè l’Italia. Una balla colossale. In realtà, è una ritorsione alla decisione del premier, Giorgia Meloni, che ha temporaneamente sospeso l’area Schengen nei collegamenti tra Italia e Spagna, dopo la crisi migratoria di Ceuta.
«Controlli sui voli dall’Italia»
Ieri mattina, tutti i passeggeri in arrivo da Bologna sono stati controllati al Terminal 4 dell’aeroporto di Madrid-Barajas. «Ci hanno detto che non potevamo scendere dall’aereo senza mostrare i documenti», ha raccontato uno dei viaggiatori a Canal 24 Horas Tv. Dopo averli identificati, è stato loro permesso di sbarcare. Un italiano ha dichiarato a Tve che la compagnia aerea Iberia gli aveva inviato una mail, il giorno prima della partenza, informando che probabilmente sarebbero stati effettuati controlli di sicurezza.
«Ecco perché abbiamo deciso di portare i passaporti invece delle carte d’identità europee», ha spiegato il passeggero. Una follia, come si fa a confondere turisti italiani con migranti irregolari? A Barcellona, «alcuni viaggiatori in arrivo da Roma all’aeroporto di El Prat hanno segnalato che i cittadini italiani sono stati condotti in una stanza separata per l’identificazione», riferiva El País, secondo il quale sono un centinaio i membri della polizia impegnati nei controlli, che verificano i documenti di circa il 5-10% dei viaggiatori. Le verifiche, dai due principali aeroporti spagnoli, si sono poi estese a Málaga, Siviglia, Bilbao, Alicante, Valencia, Isole Baleari e Canarie.
Secondo i dati ufficiali di Turespaña, nell’agosto del 2025 i nostri vicini iberici hanno accolto 1.208.034 passeggeri in arrivo per via aerea dall’Italia e questo potrebbe essere il numero di viaggiatori anche questo mese. La sgradevole novità è che saranno sottoposti al controllo documenti e forse decideranno di cambiare destinazione. La Moncloa ha fatto sapere che ogni velivolo è monitorato da due a quattro agenti, che chiedono la documentazione a una media di 20 passeggeri a volo. Controlli senza senso, che innervosiscono, soprattutto se si è vacanzieri che portano soldi nel Paese scelto come località turistica.
«Gli spagnoli contro la ritorsione»
Lo capiscono bene gli spagnoli, che al comunicato del ministero dell’Interno pubblicato sui social hanno reagito con commenti sarcastici. «Mettete mezzi alla frontiera con l’Italia, mentre lasciate abbandonati i poliziotti a Ceuta», scrive un utente. «Controlliamo l’Italia mentre a Ceuta ci invadono», fa notare un altro. «Basta con le menzogne. I maghrebini entrano da Ceuta e con le “pateras” lungo tutta la costa del Mediterraneo, grazie ai vostri amici di Open arms. Dalla frontiera italiana non ne entra neanche uno. Non fate pagare la vostra frustrazione all’Italia», è un’altra voce di protesta. «Molto bene. Alcuni amici italiani hanno cancellato le loro vacanze in Spagna. Idee geniali di socialisti subnormali. Ora andate alla frontiera con il Marocco che arrivano i migliori», è solo una delle tante critiche mosse a Fernando Grande-Marlaska e indirettamente a Sánchez.
«La polizia: «Non paghiamo le crisi del governo»»
Jupol, il più importante sindacato di polizia spagnola, è uscito con un comunicato durissimo. Denuncia che «i controlli straordinari sui viaggiatori provenienti dall’Italia sono una nuova improvvisazione politica che aggraverà il collasso della polizia nazionale». Protesta, perché «i posti di frontiera lavorano già al limite durante la campagna estiva e reclama pianificazione, mezzi e personale sufficiente». Sottolinea «la contraddizione che il governo mobiliti risorse di polizia per rafforzare i controlli negli aeroporti, mentre è stato incapace di fornire un rinforzo sufficiente alle unità specializzate che hanno dovuto affrontare la recente crisi migratoria a Ceuta». Il sindacato conclude dichiarando che «la polizia nazionale non può continuare a essere la soluzione improvvisata a ogni crisi o decisione politica del governo».
Da ieri, l’ambasciata d’Italia a Madrid avvisa di consultare il sito del nostro ministero degli Esteri. «I connazionali presenti nel Paese (Spagna, ndr) o in procinto di recarvisi sono invitati a registrare i dati del proprio viaggio sul sito Dovesiamonelmondo, oppure a scaricare l’app “Viaggiare sicuri”, attivando la geolocalizzazione e le notifiche. È stato inoltre creato il canale Whatsapp dedicato “Unità di crisi – Spagna”», informa la Farnesina.
Viaggiare sicuri è il portale gestito dall’Unità di crisi, la cui missione è «la tutela dei cittadini italiani all’estero in situazioni di emergenza». Quindi andare in Spagna, adesso, è come muoversi verso un Paese a rischio?

«A Ceuta i rinforzi non bastano»
Potrebbe essere il 15 agosto o forse prima. In modo da contare sull’effetto sorpresa. Mentre l’intelligence spagnola ribadisce il rischio concreto di una seconda ondata di arrivi di massa a Ceuta, spunta un altro allarme. La sicurezza. Troppo poca.
Sebbene la Spagna abbia schierato 300 agenti antisommossa e 2.000 militari per prevenire un nuovo ingresso massiccio dal Marocco, stando a quanto riferisce il quotidiano spagnolo Abc, secondo le principali associazioni che rappresentano gli agenti della polizia e della Guardia civil, i rinforzi disposti nell’exclave spagnola, dopo la crisi migratoria della scorsa settimana, non sarebbero sufficienti.
Una preoccupazione che il nuovo tam tam sui social non ha fatto che aumentare. Centinaia di messaggi che rimbalzano su profili con centinaia di migliaia di follower, soprattutto Instagram e Tik Tok, all’insegna dell’hashtag hraga, «coloro che bruciano le frontiere» in arabo, a indicare quanti vogliono andarsene illegalmente. Nonostante le rassicurazioni di Madrid, con il ministero dell’Interno che si dice pronto a ogni evenienza e di essere in grado di fronteggiare eventuali nuovi episodi grazie ai militari inviati a Ceuta, sul campo la situazione è tutt’altro che serena. Anche a causa del toto-numeri su quanti sono realmente rimasti nell’exclave.
Numeri che cambiano a seconda di chi li fornisce e degli interessi in gioco. A partire dagli arrivi dello scorso 30 luglio. Solo 40.000 per le autorità marocchine, ben 72.000 invece per quelle spagnole. Di questi, secondo il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska , ne sarebbero tornati indietro 70.000. Cifre che però non sembrano tenere conto dei circa 2.000 subsahariani, arrivati sempre dal Marocco ma forse non conteggiati da Rabat. E che contrastano con la percezione dei residenti, perché nella provincia autonoma spagnola i migranti sono ovunque.
«La situazione è insostenibile», ha dichiarato il sindaco, Juan Jesús Vivas, ben lontana dal ritorno alla normalità di cui parla il primo ministro, Pedro Sánchez. «Sono migliaia le persone che vagano per le nostre strade senza un tetto sulla testa e senza che vengano soddisfatti i loro bisogni primari», ha aggiunto al termine di una riunione straordinaria del Consiglio di governo della città. Molti sono visibili, raggruppati a migliaia attorno al centro accoglienza Ceti, nella spiaggia sottostante o attorno alla moschea Sidi Embarek, non lontana dalla zona industriale e dove opera l’Ong Luna bianca, legata alla comunità musulmana. Ma tanti si nascondono, nelle zone più montuose o nei pressi del quartiere Principe, uno dei più pericolosi della Spagna.
Per questo, secondo Vivas, i migranti rimasti potrebbero essere molti di più di quanto stimato a oggi, addirittura dagli 8.000 agli 11.000. «L’unica via d’uscita è che tutti coloro che sono entrati facciano ritorno in Marocco», ha chiesto, invocando «trasparenza nella comunicazione» dei dati e una risposta «proporzionata» rispetto a quella che è stata una grave violazione dell’integrità territoriale della Spagna. E poi la necessità di inviare un messaggio chiaro ai migranti: niente documenti e niente passaggi verso la terraferma. Con tanto di rimpatrio immediato in Marocco di quanti sono ancora illegalmente a Ceuta.
Questa, ha ribadito il sindaco, l’unica ancora di salvezza per la città e l’unico modo per evitare di alimentare false aspettative o il ripetersi di situazioni analoghe in futuro. Dichiarazioni inviate dritte al governo Sánchez, richiamato alle sue responsabilità. A partire dall’obbligo di garantire la sicurezza dei suoi cittadini, sia aumentando la presenza di polizia ed esercito per le strade, sia rafforzando la frontiera.
Intanto, secondo l’agenzia Europa press, un tribunale di Ceuta starebbe indagando su sei casi di presunte aggressioni sessuali ai danni di alcuni dei migranti arrivati durante il massiccio afflusso. Soprattutto donne ma secondo fonti sanitarie, non è escluso che possano esserci anche uomini e minori. Una situazione che, giorno dopo giorno, rischia di diventare sempre più esplosiva.
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