La difterite l’hanno portata i migranti
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Come sempre i nostri grandi esperti hanno scelto la via più semplice, quella più conforme al discorso dominante e politicamente corretto, che ovviamente evita di andare alla radice del problema. Tutte le ex virostar, da Lopalco a Ricciardi passando per altri soliti noti, non hanno perso occasione per attaccare i pericolosi No vax (tutti quanti, senza distinzione, come ai bei tempi del Covid), nemici della scienza e responsabili di ogni peste.

Curiosamente, tuttavia, nessuno si è preso la briga di scavare un filo più a fondo, e di ricordare per quale motivo la difterite sia ancora presente in Italia e in Europa. Il fatto è che fino a qualche anno fa, questa patologia era considerata quasi del tutto debellata. Tra il 2016 e il 2020, la media di casi di difterite causata da Corynebacterium diphtheriae nell’Unione europea e nello spazio economico europeo era di 27 l’anno. Poi, all’improvviso, nel 2022 i casi sono diventati 320, la maggior parte dei quali registrati in Germania e in Francia, poi Belgio e Austria (seguiva a parecchia distanza l’Italia con 3/5 casi l’anno tra il 2022 e il 2024). Per lo più la malattia si presentava in forma cutanea, ma in alcuni casi i soggetti infettati sviluppavano una forma respiratoria della malattia che ha portato a dieci decessi tra il 2022 e il 2025.

Che cosa ha prodotto questo incredibile aumento di casi quattro anni fa? Facile: l’immigrazione di massa. A certificarlo è stato uno studio multinazionale pubblicato sul New England Journal of medicine il 4 giugno 2025, a cui hanno partecipato esperti dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) e di altre istituzioni. Gli studiosi hanno esaminato quanto accaduto nei Paesi più colpiti dalla malattia nel 2022, cioè Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Svizzera e Regno Unito. E che cosa hanno scoperto? Che la trasmissione si è verificata lungo le rotte migratorie verso l’Europa. «La nostra analisi dimostra che cloni di difterite strettamente correlati sono stati rilevati in diversi Paesi europei, il che ci dice che le persone che hanno lasciato i loro Paesi d’origine senza la malattia hanno contratto la difterite durante il viaggio verso il Paese di destinazione in cui è stata diagnosticata», disse Andreas Hoefer, microbiologo dell’Ecdc e coautore dello studio. I Paesi di acquisizione della malattia sono stati probabilmente Eritrea, Mali, Filippine, Senegal, Somalia e Sri Lanka.

Persino Quotidiano Sanità, non certo una testata nota per le simpatie sovraniste, ha ricordato di sfuggita in un recente articolo che «nel 2024 i Paesi dell’Ue/See hanno notificato 151 casi, in ulteriore diminuzione rispetto ai 237 del 2023 e ai 362 del 2022, anno caratterizzato da un aumento dei casi tra i migranti in diversi Paesi europei».

I casi, fortunatamente, dal 2022 a oggi sono diminuiti, ma non sono scesi ai livelli pre 2020.

Ancora alla fine di aprile del 2025, la Germania ha segnalato un’epidemia di difterite causata da un tipo di sequenza di C. diphtheriae «originariamente collegato all’epidemia del 2022 e rilevato anche in alcuni casi nel 2023». Dalla fine del 2022, altri cinque Paesi europei (Austria, Repubblica Ceca, Norvegia, Polonia e Svizzera) hanno diagnosticato decine di casi di difterite causati da uno dei tipi di sequenza identificati nel 2022.

Pure l’Ecdc, in uno dei suoi report annuali sulla malattia, ha ribadito asetticamente che «la maggior parte dei casi importati di C. diphtheriae con probabile Paese di infezione noto proveniva da aree endemiche. Il numero di individui suscettibili nell’Ue, che è probabilmente più elevato tra i viaggiatori e le popolazioni migranti, potrebbe aver contribuito al continuo verificarsi di casi importati e rilevati localmente negli ultimi anni. I viaggiatori europei possono infettarsi e sviluppare la difterite cutanea mentre viaggiano o lavorano in Paesi endemici». Gli esperti europei, che da sempre insistono sulla vaccinazione, si sono dunque sentiti in dovere di notare «che garantire un accesso equo alla vaccinazione per i migranti è essenziale, considerando le sfide specifiche che tali popolazioni devono affrontare nell’accesso ai sistemi sanitari». Sempre l’organismo europeo, nel 2025, ha notato che – fra i casi più recenti di malattia – «una percentuale significativa si è verificata in gruppi particolarmente esposti a rischi come senzatetto, persone che risiedono, lavorano o svolgono attività di volontariato in centri di accoglienza temporanea, migranti e persone che fanno uso e si iniettano droghe». In buona sostanza, ci sono pochissimi dubbi sul fatto che la malattia si diffonda principalmente a causa degli sbarchi numerosi.

Noi ovviamente non siamo epidemiologi o scienziati dotati di approfondite conoscenze riguardo alla difterite. Ci limitiamo a riportare ciò che hanno scritto a proposito della malattia le principali istituzioni europee e i maggiori esperti della materia. E garbatamente ci poniamo una domanda: come mai nessuno fra i luminari che sono stati così rapidi a scagliarsi contro i No vax e i presunti nemici della scienza hanno accuratamente evitato ogni cenno all’immigrazione, che a detta di tutti è stata la principale causa del ritorno di fiamma della malattia?

Viene il sospetto che prendersela genericamente con i non vaccinati sia fin troppo facile e in qualche modo politicamente premiante. Ricordare i problemi collaterali causati dalle frontiere aperte, invece, può mettere in cattiva luce. Perché la scienza non ha colore ma se sembra un po’ di sinistra è meglio.

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