La crisi migratoria che attraversa la Spagna si trasforma in un’emergenza sanitaria e politica di primissimo piano. A Ceuta, infatti, cresce la tensione con le strutture sanitarie al collasso e il rischio epidemiologico in aumento, tanto che l’exclave resta sospesa tra l’emergenza umanitaria e il pericolo del blocco totale.
A scatenare una nuova polemica tra il governo di Pedro Sánchez e l’opposizione è stato il rilevamento di casi di scabbia, tubercolosi, oltre 450 di gastroenterite nonché alcuni casi di varicella. Nel fine settimana, il leader del Partito popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha chiesto che venga disposto un lockdown delle persone infette a causa del «rischio sanitario» dopo il massiccio afflusso di «oltre 70.000 migranti irregolari» alla fine di luglio. La portavoce del governo, Elma Saiz, ha affermato che le dichiarazioni di Feijóo sono una «grave irresponsabilità». «Ceuta non ha bisogno di generare ansia e paura. Feijóo non è venuto a proporre soluzioni, ma piuttosto a diffondere ansia, non c’è rischio di contagio. Ciò che è contagioso è la xenofobia», ha ribadito la portavoce.
A lanciare l’allarme sono stati i vertici territoriali dell’Ordine dei medici e dei paramedici di Ceuta, che hanno presentato un bilancio clinico chiaro: la scabbia, in particolare, ha già contagiato decine di militari e agenti della Guardia civil. «Ci sono oltre 10.000 persone (2.500 minori non accompagnati) che vagano per le strade, tra le spiagge, i boschi e le colline di Ceuta, senza riparo né assistenza sanitaria», ha ricordato Feijóo, «Stiamo parlando di patologie ad alto rischio di contagio. Anche se dall’opposizione non abbiamo accesso a tutti i dati epidemiologici completi, esistono tutti i presupposti per valutare un confinamento immediato per motivi di salute pubblica. Il governo deve agire prima che l’impatto sulla popolazione locale sia devastante».
A contestare il leader del Pp anche il ministro della Sanità, Mónica García: «Le questioni di salute pubblica a Ceuta sono di competenza delle autorità locali e un lockdown per gli infetti sarebbe sproporzionato e ingiustificato». García ha affermato che «ci sono tre casi di tubercolosi e che solo un infetto è in cura seppure non contagioso. Di varicella sono stati rilevati tre casi sospetti e la scabbia non richiede quarantena».
Inoltre, ha sottolineato che «la popolazione migrante e la popolazione di Ceuta non condividono gli stessi spazi, nemmeno nella maggior parte delle procedure sanitarie, e le eventuali brevi interazioni che possono verificarsi in luoghi pubblici non dovrebbero costituire un rischio per la salute pubblica». Epperò, il ministero della Sanità ha convocato le regioni del Paese per coordinare l’invio di vaccini nell’exclave, per prevenire focolai di malattie infettive tra i migranti. Oggi si terrà una riunione del Consiglio nazionale di sicurezza sulla crisi migratoria convocata dal premier Sánchez, che decreterà la situazione di emergenza nazionale a Ceuta e costituirà un comando unico nel Consiglio dei ministri, per coordinare gli interventi per far fronte all’emergenza migratoria, dopo un incontro con il sindaco-presidente dell’exclave, Juan Jesús Vivas. Nel frattempo, ieri, sono arrivate le rivendicazioni territoriali del Marocco. Il ministro della Giustizia, Abdellatif Ouahbi, ha dichiarato che Rabat mantiene «diritti storici e geografici» sulle città di Ceuta e Melilla e desidera creare un meccanismo speciale con Madrid per le trattative. Obiettivo finale, la loro incorporazione nel regno di re Mohammed VI. La Spagna ha respinto categoricamente le richieste.
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