Per Sánchez finiscono ferie e balle. Perso il conto dei clandestini a Ceuta

Un’emergenza che non accenna a rientrare e che continua a piegare l’exclave spagnola in Nord Africa, schiacciata sotto il peso di una pressione insostenibile.

Emergenza sanitaria e misure d’urgenza a Ceuta

A Ceuta la situazione resta drammatica sia dal punto di vista umano, con migliaia di clandestini che dormono all’aperto, sia sotto il profilo igienico-sanitario. L’esecutivo guidato da Pedro Sánchez, dopo aver decretato lo stato di emergenza nazionale, ha dovuto istituire un «comando unico» affidato al ministro Ángel Víctor Torres e predisporre altri 2.000 posti in strutture improvvisate per accogliere chi ancora staziona nelle vie cittadine, in attesa di avviarne l’identificazione e verificare i requisiti per l’asilo o il rimpatrio.

Caos sui numeri e la protesta della popolazione

A confermare il caos sono i numeri forniti dalle autorità centrali, che hanno ormai del tutto perso il conto dei clandestini presenti sul territorio. Tra stime balbettanti e dati corretti al ribasso, la gestione delle cifre rivela una marcata approssimazione: se tra il 30 e il 31 luglio il ministero dell’Interno aveva registrato un’ondata record compresa tra i 72.000 e gli 80.000 ingressi illegali, anche sui minori si è dovuto fare marcia indietro. La Policía Nacional ha infatti rivisto le banche dati, ridimensionando da 2.168 a circa 1.500 i giovani censiti. Il motivo? Un clamoroso pasticcio burocratico, con lo stesso ragazzo conteggiato più volte in fascicoli duplicati.

Resta il fatto che in strada ve ne sono molti altri mai identificati. Un’ingestibile presenza fissa che ha fatto esplodere la rabbia e la protesta dei residenti. Nei giorni scorsi, infatti, centinaia di cittadini si sono mossi in corteo verso la sede della delegazione del governo al grido di «Non voglio invasori, voglio la mia libertà», opponendosi alla trasformazione di palazzetti e vecchie caserme in centri d’accoglienza e chiedendo a gran voce le dimissioni del premier.

Il fronte politico interno e le accuse a Pedro Sánchez

Sul piano politico interno, per Sánchez si preannuncia un rientro dalle vacanze particolarmente turbolento. Il leader del Psoe che, a onor di cronaca, non ha rinunciato nemmeno nei momenti più critici ai suoi soggiorni estivi tra il resort di Lanzarote e una nuova fuga privata di lusso ad Andorra, sarà costretto a metterci la faccia. La conferenza dei capigruppo del Congresso ha infatti anticipato al 3 settembre la sua audizione in Aula, bocciando il tentativo della Moncloa di prendere tempo fino al 9 settembre. Tutti i gruppi d’opposizione, dai Popolari a Vox, ma anche gli alleati di governo di Podemos e gli indipendentisti baschi e catalani, hanno stigmatizzato il ritardo del primo ministro nel fornire spiegazioni sulla crisi e sull’accusa di aver ignorato i report degli 007 spagnoli che avevano previsto l’arrivo dei flussi dal Marocco.

Il Partito popolare esige inoltre la convocazione urgente di altri dieci ministri e intende fare luce sul corto circuito informativo tra Difesa e Interno. Tra le questioni sul tavolo dell’esecutivo socialista c’è anche lo scontro sulla redistribuzione dei minori stranieri non accompagnati. Il governo centrale vorrebbe «spalmare» i giovani migranti tra le varie comunità autonome, ma Castilla y León, Estremadura e Aragona hanno alzato un muro. Le tre regioni, dove la tutela dell’infanzia è gestita da giunte sostenute da Vox e Partito popolare, hanno annunciato che diserteranno i vertici governativi e impugneranno davanti ai tribunali i decreti di trasferimento.

I riflessi dell’emergenza in Europa: Ventimiglia e Bruxelles

Tuttavia, la crisi di Ceuta non resta confinata alla Spagna, ma si ripercuote sulle frontiere degli altri Paesi europei e arriva fino alle istituzioni comunitarie. A Ventimiglia, al valico di Ponte San Luigi, la Gendarmerie francese ha intensificato i controlli, arrivando a respingere verso l’Italia quasi 40 persone al giorno. Con la sospensione di Schengen e l’assenza di strutture di prima accoglienza, decine di clandestini sono tornati ad accamparsi lungo il Roja. A Bruxelles, invece, la delegazione spagnola del Ppe ha convocato eurodeputati e funzionari per il 2 settembre, organizzando una manifestazione in Place du Luxembourg in occasione della Giornata di Ceuta.

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