Tra Roma e Berlino adesso si infila Casarini
Luca Casarini (Ansa)

È tornato. Herr Kasarini sfida il governo con un’imbarcazione Ong che batte bandiera tedesca. «Vogliono portare le persone da noi soccorse in Germania? A Tajani mi viene voglia di dire: “Bene, sediamoci a un tavolo e parliamone”».

Il ritorno di Casarini e l’asse Roma-Berlino

Su Repubblica, l’uomo folgorato sulla via di Damasco, divenuto, da no global, pescatore di migranti, spiega che la flotta di Mediterranea saving humans è pronta a riprendere il largo, infilandosi nella disputa tra Roma e Berlino sugli immigrati che Friedrich Merz ci vorrebbe rispedire. E che, invece, il Viminale propone di scorporare dal totale di quelli che gli attivisti tedeschi ci hanno già scaricato. «Noi non siamo affatto contrari» al loro trasferimento oltreconfine, assicura Luca Casarini. «In mare interessa solo salvare la vita alle persone, i giochetti politici tra gli Stati, Ceuta, Schengen, Dublino vengono dopo». «Se il governo italiano dice che salendo su una nave con bandiera tedesca si è già in Germania, allora deve garantire che queste persone raggiungano poi la Germania». Uno spostamento dei dublinanti in direzione ostinata e contraria.

La strategia dei porti sicuri contro il governo Meloni

Su questo, l’ex gruppettaro è talmente coerente, da diventare a tratti lucido. Come quando definisce «assurdo trattato» il regolamento di Dublino. Ciò che gli interessa è quello che lui, per nobilitare la causa, declina nei termini della missione umanitaria, dell’imperativo categorico di soccorrere i naufraghi. In realtà, si tratta di esercitare la solita pressione politica sull’Italia, pretendendo che siano le Ong a decidere dove e quando sbarcare: «Devono dare subito il porto sicuro e ce lo devono dare vicino, in Sicilia, non a cinque giorni di navigazione». Ecco il piano: usare i disperati dall’Africa per piegare Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi. Al fine di scoraggiare le ciurme e liberare il Mezzogiorno dal peso degli sbarchi, infatti, l’esecutivo di centrodestra ha inaugurato la prassi di assegnare scali più distanti, magari in località, tipo Ravenna, amministrate da una sinistra che straparla di accoglienza, purché non nel suo giardino. È previsto il sequestro per i natanti che non si adeguano agli ordini, tra i quali figura quello di collaborare con la Guardia costiera libica. Disposizione che le Ong, sistematicamente, disattendono. Casarini la chiama «istigazione alla violazione dei diritti umani».

Ma perché lui e la sua ciurma, oltre all’italianissima Mare Jonio, hanno uno scafo con vessillo teutonico? Le regole della navigazione non prevedono che un armatore debba possedere la cittadinanza dello Stato di bandiera. In questo caso, però, l’arcano è facilmente svelato: la nave Mediterranea non è altro che la vecchia Sea Eye 4, appartenuta alla Ong tedesca fino a maggio 2025, quando venne consegnata al nostro capitano coraggioso. E fu ribattezzata.

Il rapporto con la Chiesa e le parole del Papa

Ai tempi delle sue prime imprese marittime, Casarini ottenne la «benedizione» dei vertici ecclesiali: il maltese cardinale Charles Scicluna, l’immancabile Matteo Zuppi e, ovviamente, papa Francesco, che invitò l’amico marinaro al Sinodo e gli firmò la prefazione al libro La cospirazione del bene, nel 2024. Adesso, Herr Kasarini cita un po’ a sproposito Leone XIV, attribuendogli l’idea che si debbano «proteggere le persone e non i confini». Abile stratagemma per travisare le parole del pontefice al Meeting di Rimini. Occultando il resto del ragionamento di Robert Francis Prevost: a Lampedusa, il 4 luglio, il Papa ha condannato i trafficanti di esseri umani e ha ribadito che, prima del diritto a emigrare, va garantito il diritto a restare in patria.

La polemica sui morti in mare e i fattori di attrazione

Il salvatore dalle acque supera in assurdità persino l’ ultimo pesce di (Marianna) Aprile. «L’altra faccia del calo degli sbarchi», denuncia sempre su Repubblica, «è l’aumento del 160% dei morti in mare». Urge un ripassino: i morti sono diminuiti; è aumentato il tasso di mortalità delle traversate, ma non è certo perché il governo Meloni si è opposto alle Ong. Un esempio facilissimo: se in un intero anno partissero solo due migranti e uno dei due annegasse, avremmo soltanto una vittima contro le 1.397 morte nel Mediterraneo nei primi sei mesi del 2026; eppure, il tasso di mortalità dei viaggi schizzerebbe al 50%. Le Ong hanno riflettuto sulla loro natura di «fattore attrattivo» e sulla pericolosità di rifiutare la collaborazione con le autorità della Libia? Sono elementi che inducono i migranti a esporsi a rischi enormi, pur di raggiungere le nostre coste.

La maggior parte di quelle persone, sostiene d’altronde Casarini, non ha nemmeno intenzione di «restare in Italia, e a noi», precisa, «importa solo portarle in salvo in Europa. L’Italia è il porto sicuro più vicino, non quello dove devono rimanere». Mandateli dove volete. Purché questo Paese diventi un campo profughi.

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