Barcone di migranti durante una traversata nel Mediterraneo
Un barcone con migranti durante una traversata nel Mediterraneo (Ansa)

Difterite a Palermo, tubercolosi a Milano, malaria a Francoforte, West Nile in Campania, morbillo un po’ ovunque: l’estate 2026 è segnata da malattie che sembravano relegate ai libri di medicina. Dietro questa sequenza ci sono fenomeni diversi: malattie riemerse dopo anni di assenza, infezioni importate, focolai vari e patologie favorite da cambiamenti ambientali e viaggi intercontinentali.

Il caso più drammatico è la difterite a Palermo, dove una bambina di quattro anni, Anna Rosa Bartolotta, è morta nella notte del 20 agosto. L’Istituto superiore di sanità ha confermato la presenza del Corynebacterium diphtheriae e del gene della tossina: l’ultimo caso di infezione in Italia risaliva al 1996. Nel 2022, però (dati del New England Journal of Medicine, giugno 2025), l’Europa ha registrato 362 casi di difterite in 10 Paesi, una forte impennata rispetto agli anni precedenti. Il 96,1% dei pazienti aveva una storia recente di migrazione, uno stretto contatto con migranti o era appena entrato nel Paese in cui è stata diagnosticata l’infezione. Quasi la metà (48,1%) viveva in centri per migranti.

Tra i 266 pazienti di cui era noto il Paese d’origine, l’83,5% proveniva da Afghanistan o Siria e molti avevano percorso la rotta dei Balcani occidentali. Il sequenziamento genomico ha identificato quattro principali cluster genetici, presenti in diversi Paesi europei, indicando una diffusione transfrontaliera. Nel 2023 sono stati registrati altri 178 casi e gli stessi quattro cluster hanno continuato a circolare, con casi anche fuori dai centri per migranti. Gli autori dello studio definiscono l’episodio «il più grande aumento della difterite nell’Europa occidentale degli ultimi 70 anni».

Difterite, il ritorno di una malattia quasi scomparsa

«Con l’arrivo di persone provenienti da Paesi nei quali la difterite è ancora endemica, è possibile che vengano introdotti in Italia anche ceppi tossigeni di Corynebacterium diphtheriae», dice il professor Antonio Cascio, direttore dell’Unità di Malattie infettive del Policlinico di Palermo. «Questo non vuol dire puntare il dito contro qualcuno: è semplicemente un dato epidemiologico. In Italia la malattia è diventata rarissima grazie alla vaccinazione, mentre in alcune aree del mondo continua a circolare e quindi dobbiamo considerare anche la possibilità di importazione di casi o di ceppi batterici».

Tubercolosi, 3.150 casi in Italia nel 2024

E non c’è solo la difterite a ricordarci che alcune malattie che pensavamo estinte possono tornare. La tubercolosi, il «mal sottile» che ha attraversato la letteratura di Dostoevskij non appartiene soltanto all’Ottocento. Il Global tuberculosis report 2025 la indica tra le dieci maggiori cause di morte nel mondo. A Milano, all’Istituto di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Milano, pochi giorni fa è emerso un focolaio con 8 casi. L’ipotesi di contagio è legata a un’autopsia su un cadavere, ma le indagini sono ancora in corso. I dati più recenti sulla diffusione in Italia provengono dal documento Ecdc/Oms Europa del 2026, con dati riferiti al 2024, Tuberculosis surveillance and monitoring in Europe. L’Italia resta tra i Paesi a bassa incidenza, anche se negli ultimi quattro anni le notifiche sono aumentate, dopo il calo del 2020, presumibilmente legato alla pandemia e alla riduzione degli spostamenti globali. Nel 2024 sono stati notificati 3.150 casi. Il 63,2% si è verificato in persone di origine straniera, con un’età media di 38,8 anni; la malattia è risultata più frequente tra i maschi. Non è detto che si tratti di immigrati recenti: il rischio può restare elevato anche negli anni successivi all’arrivo. Un report del 2025 sul Journal of Preventive Medicine and Hygiene ha esaminato tutti i casi notificati dall’Asl di Siracusa tra il 2014 e il 2023: su 183 casi, 72 erano nati in Italia, 26 erano stranieri regolarmente residenti e 85 erano stranieri irregolari. Del resto già l’anno scorso, in un’inchiesta di Panorama sulle «malattie del passato», il professor Marco Falcone, direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, osservava: «Tanti casi arrivano da Paesi africani, o dalle Filippine, dalla Romania o dall’Ucraina, luoghi dove la tubercolosi è endemica. In questo modo aumenta la probabilità che si diffonda nei centri di accoglienza, o anche nei contesti di convivenza domestica con badanti o collaboratori domestici provenienti da questi Paesi. Basta un caso in un centro di permanenza temporanea, o in una Rsa, per diffondere la malattia anche a centinaia di persone».

Malaria, tra casi importati e zanzare negli aeroporti

E la malaria, che tra luglio e agosto ha ucciso due persone (con altri 4 contagiati) a Francoforte? I casi tedeschi sono probabilmente riconducibili alla cosiddetta «malaria aeroportuale», cioè zanzare entrate in aereo o nella stiva e poi responsabili delle punture agli addetti ai servizi di terra. Anche per questa patologia esistono però evidenze di correlazione con le migrazioni. Il rapporto tra migrazioni e malaria importata in Europa è documentato da oltre un decennio. La review Migration and Malaria in Europe del 2012 rilevava già una crescente quota di casi tra gli immigrati, soprattutto tra quelli che tornavano nei Paesi d’origine per visitare familiari e amici, con l’Africa subsahariana come principale area di provenienza. Una tendenza confermata dai dati italiani Iss 2017-2023: 4.372 casi totali, con una media annua di 624 casi: quelli tra gli italiani sono appena il 16%.

Virus e batteri non conoscono confini

Abbiamo quindi chiamato «malattie del passato» quelle che avevamo semplicemente smesso di incontrare. Ma i batteri e i virus non conoscono il passato e non riconoscono i confini. Quando cambiano le condizioni, possono tornare a occupare uno spazio che credevamo vuoto. E a uccidere.

Da non perdere