La Chiesa salva il rifugio per clandestini
Ansa

Tende e moduli prefabbricati «per garantire assistenza e supporto ai migranti in transito lungo la rotta alpina». A Oulx, in Alta Val di Susa, interverrà la Croce rossa che stabilirà presidi temporanei su terreni messi a disposizione dall’Unione Montana vicino alla stazione ferroviaria di Oulx e della chiesa dell’Abadia.

È stato deciso durante un vertice convocato d’urgenza in prefettura a Torino, presenti rappresentanti della Regione, degli enti locali coinvolti e del terzo settore. L’emergenza da affrontare è la chiusura, da settembre, del Rifugio Massi, struttura di transito e accoglienza per migranti. La chiusura, ufficialmente, dipende dalla necessità di effettuare lavori di efficientamento energetico e dai debiti accumulati dal rifugio. Ma, come scrive il Corriere della Sera, «a pesare come un macigno è soprattutto il mancato arrivo dei 500.000 euro che il ministero dell’Interno garantiva ogni anno per offrire assistenza ai migranti». Insomma, vengono a mancare i soldi del ministero ma le autorità locali e la Croce rossa provvederanno a mantenere attiva l’assistenza. Lo conferma Mauro Carena, presidente della Comunità montana Alta Valle di Susa: «A noi è stata chiesta la disponibilità di alcuni terreni dell’ente su cui la Croce Rossa allestirà e gestirà le strutture di accoglienza», dice. «Ritengo questa impostazione funzionale ad un fenomeno, quello della migrazione, che va oltre l’ente ma che va gestito sul territorio». A quanto risulta resteranno operativi l’assistenza diurna per gli stranieri e il presidio sanitario. La notizia della chiusura del Rifugio Massi di Oulx pare abbia suscitato una certa tristezza nel cardinale Roberto Repole, vescovo di Susa e arcivescovo di Torino, che rapidamente si è fatto sentire: «Desidero esprimere grande riconoscenza ai tantissimi volontari e alle istituzioni che hanno collaborato per anni nell’accoglienza dei migranti presso il Rifugio Massi, un’opera sostenuta con forza dalla Chiesa di Susa, dalla Diaconia valdese e dalle associazioni del territorio per affermare la dignità dei poveri, cui vanno tutti i nostri pensieri mentre il Rifugio si trova costretto a chiudere», ha dichiarato il cardinale. «Purtroppo al momento mancano risorse economiche per proseguire, ma altre soluzioni di accoglienza per i mesi autunnali e invernali sono state annunciate dalla Prefettura di Torino, continueranno a vedere la nostra collaborazione e dicono la volontà di proseguire nel soccorso ai disperati. Possiamo e dobbiamo lavorare insieme con speranza».

Sembra proprio che ci sia una mobilitazione in grande stile: Croce rossa, Chiesa cattolica, valdesi… Trattandosi di una questione riguardante i migranti non sorprende. L’aspetto curioso della faccenda, però, sta nella particolarità del rifugio di Oulx, che non è esattamente un centro di accoglienza. Secondo ciò che ha detto al Corriere la fondazione Talità Kum che ha gestito finora la struttura, tra gennaio e giugno del 2026 il rifugio «ha ospitato 4.279 nuovi arrivi. Circa il 20% di loro sono minori non accompagnati, ma tra i sentieri e la stazione si muovono anche donne e intere famiglie».

Ecco il punto. Il Massi non è un centro ma un punto di appoggio per gli stranieri che si muovono sulla rotta migratoria tra Italia e Francia. Basta qualche rapida ricerca di archivio per rendersi conto che tutto ciò è da sempre noto a tutti. Come scriveva Fanpage nel 2021, «il Rifugio Massi a Oulx, in provincia di Torino, è nato nel 2018 per far fronte all’emergenza delle decine di migranti che ogni giorno tentano di varcare il confine italiano passando dalle montagne del nord ovest, verso la Francia e l’Europa del Nord. Scarpe, vestiti, un pasto caldo e un letto dove riposare prima di tentare una traversata pericolosa in un periodo dell’anno in cui le temperature scendono di molto sotto lo zero». Avvenire qualche giorno fa ha ribadito il concetto: «Presto i migranti che attraversano a piedi le Alpi e arrivano in Italia attraverso la Valsusa, troveranno sbarrate le porte del Rifugio Fraternità Massi di Oulx. Il Massi era il luogo dove trovare un pasto caldo, coperte, vestiti, un’umanità accogliente». Del resto la fondazione Talita Kum, sul suo sito ufficiale, spiega che «gli ospiti possono usufruire di un pasto caldo, una doccia, un posto letto e la colazione. La permanenza presso il rifugio è limitata a uno o due giorni: il rifugio non è un centro di accoglienza, ma un punto di approdo temporaneo per quanti, nel proprio viaggio, hanno bisogno di una sosta nel cammino».

Tutto chiaro no? Stiamo parlando di un luogo che è servito come stazione di sosta per gli stranieri – si suppone irregolari – che hanno cercato di attraversare la frontiera dal 2018 a oggi. Migranti che dall’Italia tentavano di andare in Francia e forse anche qualcuno che faceva il percorso contrario. Se è comprensibile l’umana pietà per chi affronta un viaggio duro e potenzialmente mortale, meno comprensibile è che le istituzioni abbiano sostenuto e in qualche modo continuino a sostenere un appoggio per le rotte dell’immigrazione clandestina. Appoggio a cui dallo Stato fino all’altro giorno sono stati erogati 500.000 euro l’anno.

«Strutture come il rifugio Massi avevano un senso quando l’Ue trattava l’Italia come un campo profughi per trattenere sotto l’arco alpino la massa di clandestini sbarcati sulle nostre coste ed era proprio il Piemonte a pagare il conto più salato con la gendarmeria francese che rilasciava gli immigrati di notte nei boschi sul confine nazionale», dice Maurizio Marrone, assessore regionale piemontese di Fdi. «Ma ora che Giorgia Meloni sta riuscendo faticosamente ad affermare a livello europeo il principio della difesa comune delle frontiere continentali e l’invio dei clandestini nei centri extra europei secondo il modello Albania, è sicuramente meglio utilizzare le risorse disponibili per convogliare gli immigrati che cercano di attraversare le Alpi verso queste soluzioni fuori dal territorio italiano ed europeo, piuttosto che sostenere indirettamente i passeur».

A questo sostegno indiretto sembra che vogliano contribuire ora Croce rossa e vescovi, ovviamente fra gli applausi dei progressisti. Gli stessi che poi fanno fracasso se altre nazioni europee vogliono rimandarci indietro i dublinanti, cioè gli immigrati che, sbarcati in Italia, sono arrivati irregolarmente altrove. Magari anche passando per il rifugio di Oulx.

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