Chi guarda soltanto ai titoli della cronaca politica rischia di avere una visione incompleta del Regno Unito. Tra governi instabili, conti pubblici sotto pressione e una narrazione di declino economico, la Borsa di Londra ha invece vissuto una fase di forte recupero, arrivando recentemente a sfiorare nuovi massimi storici.
La Borsa di Londra torna sotto i riflettori
Il listino britannico ha attirato l’attenzione degli investitori internazionali in una fase dominata dalle valutazioni elevate del settore tecnologico americano e dalla ricerca di maggiore diversificazione. La sua caratteristica principale è proprio la distanza da Wall Street: meno giganti digitali e più società legate all’economia tradizionale, dai servizi finanziari all’energia.
I numeri dell’iShares Core Ftse 100 Ucits Etf, che replica le cento maggiori società britanniche per capitalizzazione, raccontano una storia sorprendente. «Su un orizzonte di cinque anni l’azionario britannico ha generato un rendimento del 79,45%, superando anche l’indice globale Msci World, fermo al 73,48%», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf.
Il quadro cambia però sul lungo periodo: negli ultimi dieci anni il Ftse 100 ha guadagnato il 123,99%, contro il 228,81% dell’indice mondiale. La differenza è legata soprattutto all’assenza dei grandi protagonisti della tecnologia e dell’intelligenza artificiale che hanno trainato Wall Street.
Aziende mature e dividendi
Quella che per anni è stata considerata una debolezza, oggi viene vista da alcuni analisti come un possibile elemento di forza. Il mercato britannico è infatti composto da molte aziende mature, con bilanci solidi, elevata generazione di cassa e una forte propensione alla distribuzione di dividendi. Le banche hanno beneficiato dei tassi d’interesse elevati, mentre numerose società hanno sostenuto i propri titoli attraverso programmi di riacquisto delle azioni. A guidare il rialzo sono stati soprattutto il settore finanziario e quello della difesa e aerospazio.
Non mancano però le insidie. Il caso Diageo dimostra come anche società considerate solide possano attraversare fasi difficili. Il gruppo proprietario di marchi come Johnnie Walker, Guinness e Smirnoff ha registrato un rendimento negativo del 12,18% nell’ultimo anno e del 48,64% negli ultimi cinque anni, evidenziando i rischi legati alla perdita di potere di determinazione dei prezzi in un contesto di inflazione e cambiamento dei consumi.
I Gilt e i rendimenti dei titoli di Stato britannici
Più complessa resta la situazione sul fronte obbligazionario. I rendimenti dei titoli di Stato britannici, i cosiddetti Gilt, hanno superato il 5,4% sulla scadenza decennale, livelli che non si vedevano dal 2007, mentre i titoli a due anni si sono avvicinati al 4,9%. Da un lato questi valori riflettono i timori sull’inflazione e sul debito pubblico; dall’altro indicano una crescita economica più resiliente del previsto, sostenuta soprattutto dal settore dei servizi. «Il mercato azionario sta beneficiando dei risultati positivi delle società quotate, ma rendimenti obbligazionari oltre il 5% ricordano che il quadro macroeconomico resta complesso», osserva Gaziano.
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