Di fronte al rischio di perdere le forniture americane di gasolio, i membri del G7 hanno ceduto alle richieste della Casa Bianca di liberare le proprie riserve di diesel.
La decisione è avvenuta nel contesto di una riunione straordinaria dei leader dei Paesi più industrializzati. Nell’incontro virtuale sulla sicurezza energetica, che il presidente francese Emmanuel Macron ha presieduto e a cui ha partecipato il premier Giorgia Meloni, è stato infatti concordato il rilascio dalle riserve strategiche di 100 milioni di barili di petrolio greggio e di diesel nei prossimi quattro mesi con inizio immediato.
L’iniziativa per affrontare «una volatilità senza precedenti sui mercati petroliferi», come reso noto da una dichiarazione congiunta, avverrà attraverso l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) e include «un rilascio consistente di gasolio entro i primi 20 giorni da parte dei membri e dei partner del G7». E soprattutto non ci saranno divieti alle esportazioni.
La posizione dell’Italia
Poco dopo, tramite una nota, Palazzo Chigi ha fatto sapere che «nel suo intervento, il presidente Meloni ha condiviso le iniziative del governo per contenere l’impatto dei rincari su famiglie e imprese: il tetto ai prezzi dei carburanti ottenuto dalle principali compagnie petrolifere, gli interventi sulle accise e le proposte presentate dall’Italia alla Commissione europea».
Il premier ha anche «sostenuto un’azione coordinata sulle scorte, mirata sul gasolio, e ha rilanciato la proposta di un dialogo strutturato tra il G7 e i Paesi del Golfo».
Le pressioni di Washington sul diesel
È innegabile che la decisione sia maturata dopo le pressioni esercitate da Washington. Giovedì, come riferiva la testata Politico, l’amministrazione americana aveva chiesto ai Paesi europei di immettere nel mercato 120 milioni di barili dalle riserve per contrastare l’impennata dei prezzi. In caso contrario, gli Stati Uniti avrebbero considerato lo stop all’export di carburante.
A pesare sull’ultimatum della Casa Bianca, la necessità di abbassare i prezzi interni alle pompe in vista delle elezioni midterm, ma anche il mancato rispetto da parte di alcuni Paesi Ue di liberare sul mercato la quantità di carburante decisa in seno all’Aie.
A marzo, infatti, dopo lo scoppio della guerra in Iran, i 32 membri dell’Aie si erano impegnati a contribuire al rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve. Ma sul mercato ne sono arrivati solo due terzi. Nella dichiarazione del G7 si chiede quindi «all’Aie di monitorare l’attuazione immediata e completa degli impegni assunti per marzo 2026».
In questo contesto, il comunicato congiunto non chiarisce come avverrà la ripartizione dei volumi di greggio, diesel e altri prodotti.
Trump rivendica l’intesa
In ogni caso, il presidente americano Donald Trump ha cantato vittoria su Truth: «L’Europa ha appena acconsentito al rilascio di un’ingente quantità delle sue scorte di gasolio. Il processo inizierà immediatamente». Del resto, il tycoon nella notte aveva avuto una conversazione telefonica con Macron per discutere della situazione energetica.
E nel pomeriggio, Macron ha confermato il pericolo scongiurato: «Ci siamo tutti impegnati a garantire che non vi siano divieti all’esportazione; il presidente Trump, in particolare, è stato molto chiaro su questo punto».
Bruxelles accoglie la decisione
Bruxelles non ha potuto fare altro che incassare il colpo. Su X, il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha scritto: «Accogliamo con favore la decisione dei Paesi del G7 di non imporre divieti all’esportazione verso gli alleati. Sosteniamo un rilascio coordinato da parte dell’Aie delle scorte di carburante».
Tra l’altro, la riunione del G7 era stata preceduta da un incontro online dei membri Ue in cui era stata discussa la proposta francese: il rilascio di 50 milioni di barili di diesel e di 50 milioni di barili di greggio da parte dei Paesi europei.
E durante un briefing con la stampa, una portavoce della Commissione Ue aveva commentato piccata: «Un divieto sul diesel non sarebbe vantaggioso per nessuno. Minerebbe la nostra fiducia negli Stati Uniti come partner affidabile».
Germania, le resistenze iniziali
Anche la Germania inizialmente si era ribellata alla richiesta di Washington: «Esortiamo tutte le parti coinvolte ad agire con prudenza».
Il vice portavoce del governo federale, Sebastian Hille, aveva addirittura dichiarato: «La Germania non è a conoscenza di nuove richieste (sulle riserve, ndr) da parte dell’Aie». Inoltre, una fonte aveva comunicato a Politico: «La Germania e altri Paesi non vogliono essere strumentalizzati, intendono rilasciare le scorte solo per reali motivi legati alla sicurezza degli approvvigionamenti».
La voce grossa si è spenta poco dopo. D’altronde, le maggiori pressioni americane si erano riversate su Parigi e Berlino visto che detengono le maggiori riserve di emergenza di diesel in Europa.
Nel frattempo, si è registrato un calo dei futures sul gasolio europeo dopo l’annuncio: hanno ceduto l’8% a 1.377,75 dollari per tonnellata secondo Bloomberg. Si tratta del livello più basso dall’inizio di settembre.
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