Scene di guerriglia urbana, incendi, aggressioni. Questo è ciò che sta accadendo in varie scuole superiori e università francesi che si sono trasformate nel teatro di vere e proprie sommosse, sostenute da alcuni partiti e personalità politiche di estrema sinistra, ma anche dal mondo islamista. Ad aggiungere tensione c’è anche l’inizio dell’iter parlamentare della finanziaria 2027 che si annuncia di lacrime e sangue.
Marsiglia, presidi aggrediti e scuole incendiate
Gli episodi più gravi si sono verificati a Marsiglia, dove «il preside, il vicepreside, la segretaria e il segretario generale, sono stati aggrediti e cosparsi di benzina». Nella stessa città, un camion dei pompieri è stato incendiato dai manifestanti. La circolazione dei tram di Marsiglia, ma anche di Strasburgo, è stata interrotta. Incendi sono stati segnalati anche in due scuole di Nantes e di Rouen. Sul fronte universitario, ieri mattina c’erano già una trentina di atenei bloccati. A fine pomeriggio si contavano circa 900 azioni nelle scuole superiori, nonché circa 625 fermi di polizia (uno è grave).
Le rivendicazioni degli studenti sono diverse: maggiori risorse per la pubblica istruzione, il rinnovo degli edifici scolastici ma anche la sostituzione dei professori assenti. Ma a spaventare è il bilancio di guerra di ieri sera, ancora in evoluzione: 300 scuole devastate, 1.949 studenti fermati (al 90% minorenni), 83 agenti feriti. Non solo, ancora una volta l’Europa ha assistito impotente alla saldatura tra l’estrema sinistra e i suoi sfasciavetrine professionisti e le frange islamiche che approfittano del caos per colpire l’Occidente che ha aperto le sue porte all’immigrazione selvaggia. Con particolare riferimento alle seconde generazioni, che hanno ormai sviluppato un odio per i Paesi ospitanti che dovrebbe far riflettere i benpensanti.
Lecornu convoca il vertice di crisi
La gravità della situazione ha portato il primo ministro, Sébastien Lecornu, a convocare un vertice interministeriale di crisi. Sempre Lecornu ha chiesto ai membri del suo governo di annullare le visite previste nei prossimi giorni. A fine pomeriggio, da Palazzo Matignon sono arrivate parole durissime: «Lfi e i suoi proxy di ultrasinistra» sono «l’origine del movimento», che è sfociato in «violenza urbana». Il deputato de La France Insoumise (Lfi), Louis Boyard, ha respinto le accuse dicendo che sono «i media e il governo» che «stanno facendo un gioco pericoloso». Il suo collega, Emmanuel Bompard, ha liquidato come «complottismo» l’uscita di Matignon.
Il ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, ha annunciato lo svolgimento di lezioni a distanza nei licei francesi, dove blocchi e danneggiamenti impediscono di garantire la sicurezza. Le Figaro ha scritto che il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha riunito in urgenza i procuratori generali.
Lo scontro politico tra Macron, Le Pen e Mélenchon
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, ha dichiarato: «Bisogna ascoltare e comprendere l’angoscia e la collera che possono sentire i nostri giovani», ma «in nessun caso dei responsabili politici […] dovrebbero legittimare la violenza». Anche il ministro dell’Uguaglianza tra i sessi, Aurore Bergé, ha attaccato il fondatore di Lfi. Secondo lei, «Jean-Luc Mélenchon ha lanciato un appello a una forma di insurrezione. L’ex premier Edouard Philippe ha accusato Lfi di «cinico sfruttamento dei liceali».
Dal canto suo, Mélenchon ha accusato Lecornu di aver «ordinato la repressione» dei manifestanti con «un retrogusto evidentemente razzista». Secondo il fondatore di Lfi, gli studenti «sono inoffensivi». Sempre a sinistra, il leader socialista, Olivier Faure, ha chiesto al governo di ricevere i rappresentanti dei sindacati studenteschi e degli insegnanti. A fine pomeriggio, Geffray ha annunciato tale incontro per oggi. Il sindaco di Saint-Denis, Bally Bagayoko (Lfi), che pochi giorni fa era accorso a stringere la mano a papa Leone XIV, ha assicurato il proprio sostegno agli studenti. Su Bfm tv, Bagayoko, accusato di aver fomentato la protesta, ha detto che, «a un certo punto, la violenza può essere legittima», ma che «è meglio evitarla ». Il sindaco di Marsiglia, Benoît Payen (sinistra), ha scritto su X che «i nostri giovani sono preoccupati del loro futuro», ma ci sono state «violenze inaccettabili» e per questo ha lanciato un appello alla calma.
Il fatto che i macronisti e la sinistra moderata si lamentino per la guerriglia scatenata da studenti sostenuti da Lfi, dovrebbero produrre un piccolo esame di coscienza. In effetti, tra il primo e il secondo turno delle legislative anticipate del 2024, esponenti di queste forze politiche hanno sostenuto il «cordone sanitario» contro il Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen. Così facendo hanno reso possibile l’elezione di molti deputati Lfi, il partito che ora getta benzina sul fuoco .
Intanto, il leader dei Républicains, Bruno Retailleau, ha posto «la questione dell’interdizione di Lfi». Il presidente Rn, Jordan Bardella, ha proposto che i danni delle proteste vengano fatti risarcire dalle famiglie dei facinorosi e definito Lfi «partito sedizioso».
La protesta si intreccia con la crisi dei conti
Come detto, ieri è arrivato all’Assemblea nazionale il progetto di finanziaria. Il governo prevede uno sforzo finanziario di 43 miliardi di euro. L’esecutivo propone di congelare o ridurre vari sussidi o rimborsi. I deputati di sinistra hanno fatto muro. La censura del governo può essere dietro l’angolo. Nel frattempo lo spread di Parigi ha superato i 130 punti. Lo stesso Lecornu ha scritto su X che c’è stata un’allerta «quasi inosservata». Martedì «la Francia ha preso in prestito quasi il 4,8% a 10 anni, contro il 3,5% di un anno fa. Bisogna risalire al 2008 per ritrovare un livello simile». L’autunno francese si annuncia caldissimo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >