Mercoledì 7 ottobre saranno tre anni dall’attacco di Hamas contro Israele del 2023, costato la vita a 1.200 civili e militari israeliani e con il rapimento di 250 di essi ad opera di attacchi terroristici di gruppi armati, provenienti dalla Striscia di Gaza.
Una ricorrenza dolorosa che si annuncia ricca di polemiche per le iniziative pro Pal che avranno luogo, specie nel mondo universitario. Ieri, per esempio, è stata ufficializzata l’iniziativa del collettivo Giovani Palestinesi – già protagonista di manifestazioni assai contestate a Bologna nell’ottobre 2024 e 2025 -, che proprio mercoledì prossimo dovrebbe aver luogo nell’Aula Capecchi, negli spazi universitari di via Zamboni 32, nella sede di Filologia Classica e Italianistica.
Già la sovrapposizione temporale è discutibile, ma ancor più sconvolgente è apprendere come, secondo i Giovani Palestinesi, la strage del 7 ottobre 2023 sarebbe da intendersi come «una delle più importanti azioni della resistenza palestinese». E proprio per celebrare tale azione di presunta «resistenza» mercoledì prossimo hanno organizzato un evento strutturato in due fasi: prima un dibattito sulla storia della resistenza palestinese, poi la proiezione del film Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio di Anne-Marie Jasir, candidato palestinese come miglior film straniero ai premi Oscar 2026.
L’ateneo: l’evento non è autorizzato
Da parte sua l’ateneo bolognese ha confermato all’Ansa che l’evento non è autorizzato anche se, come sottolineato dalla giornalista Mariateresa Mastromarino sul Resto del Carlino, era apparso per errore sul portale degli orari delle lezioni ed è stato rimosso; un piccolo disguido comunque a sua volta grave.
Anche perché, come già detto, i Giovani Palestinesi moderati non sono affatto, essendo una realtà che, in opposizione alle azioni di guerra a Gaza del governo di Benjamin Netanyahu – dalle quali peraltro gran parte della comunità internazionale ha preso da tempo le distanze -, arriva a considerare quella di Hamas addirittura «un esempio di lotta». Ma andiamo avanti, perché il 7 ottobre si prevedono azioni dei collettivi non solo a Bologna.
A Torino un altro appuntamento non autorizzato
Anche all’Università di Torino è infatti in programma un appuntamento che sta facendo parlare di sé: un incontro di quell’associazione Palestinesi d’Italia presieduta dall’imam Mohammed Hannoun, attualmente in carcere con l’accusa di essere il referente di Hamas in Italia. Questo secondo dibattito avrà luogo presso il Campus Luigi Einaudi dell’Università torinese e, tanto per cambiare, non solo non ha alcuna autorizzazione ma ha già innescato reazioni assai nette.
Le reazioni: «Apologia di terrorismo»
Attraverso una nota della rettrice, Cristina Prandi, l’ateneo ha difatti chiarito che «non è mai pervenuta alcuna richiesta, né è stata rilasciata alcuna autorizzazione». L’ateneo puntualizza, inoltre, di non avere nessuna richiesta di occupazione dell’aula, spiegando di aver informato le autorità competenti. Immediata e ferma anche la reazione di Gianni Vernetti, ex sottosegretario agli Esteri e analista di politica internazionale, che ora – oltre che della rettrice – chiede l’intervento della Questura di Torino e del sindaco Stefano Lo Russo, affinché «vietino questa inaccettabile apologia di terrorismo nella ricorrenza del peggior massacro di cittadini ebrei dai tempi della Shoah». La senatrice Paola Ambrogio (Fdi) ha definito l’iniziativa torinese «un oltraggio alle vittime del 7 ottobre», criticando l’idea che l’università sia «alla mercé dei collettivi». Uno scenario che mercoledì rischia di interessare anche altri atenei, oltre a Bologna e appunto Torino.
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