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«Se Iria ha sette biglie, Abdul lo stesso numero e Raad una in più, quale dei tre bambini possiede il
maggior numero di biglie?». No, non si tratta di un esercizio di matematica di base tradotto
dall’arabo, bensì il testo di uno dei semplici problemi che compongono la sezione scientifica di un
libro per i compiti delle vacanze di una scuola bolognese.

Un problema semplice da risolvere che, tuttavia, ne solleva uno più grande: nonostante il testo si
redatto per la scuola italiana e indirizzato dunque, in primis, a bambini italiani, tutti e tre i
protagonosti dell’indovinello sono stranieri, anche se probabilmente gli estensori li hanno
immaginati come nati in Italia e, dunque, immigrati di seconda generazione.


Vero è che nelle classi di alcuni istituti del nostro Paese la situazione, in termini di percentuali di
iscritti, è più o meno quella rappresentata, tuttavia, lasciare in vigore una piccola quota dedicata ai
bimbi autoctoni (almeno un terzo?) sarebbe stata probabilmente la scelta più aderente alla realtà.
Almeno per il momento.


A segnalare la scelta contenutistica dell’edizione estiva di A tutta vacanza, volume 1 del Gruppo
Editoriale Raffaello è Gabriele Marchesi, moderatore di una pagina social che conta più di 12.000
iscritti e che porta un nome inequivocabile: «Noi che non vogliamo più Lepore a Bologna».


«Questa mattina, facendo i compiti con una bambina di sette anni mi sono trovato davanti questo
esercizio. Notare i nomi dei bambini: Iiria, Abdul, Raad. Ho fatto piangere la bambina ma non ho
potuto fare a meno di attaccare tre stickers con scritto Carlo, Giovanni e Giacomo», scrive
Marchesi sul profilo Facebook, postando anche il ritaglio del testo.


D’altra parte di potenziali indottrinamenti culturali (più o meno voluti e più o meno sottili) relativi al
tema dell’immigrazione, rivolti anche agli alunni più giovani, sono piene le cronache.
Il caso più recente – e forse anche tra i più eclatanti – è la gita a Trieste organizzata dalle
insegnanti della scuola Arpalice Cuman Pertile, che da Marostica in provincia di Vicenza, hanno
portato i bambini a distribuire cibo agli immigrati clandestini che sostano abitualmente in piazza
Unità, tra spaccio, degrado e violenza. Gli stessi bambini hanno raccontato di essere stati preparati
alla gita con un percorso formativo che li ha visti simulare il passaggio attraverso la rotta
balcanica camminando a piedi scalzi e bendati tra diversi ostacoli, per sperimentare le situazioni
vissute dai clandestini.

A Firenze ha fatto recentemente discutere il progetto Migrazioni, attraverso
cui, per stessa ammissione dell’assessore all’Educazione, Benedetta Albanese, si voleva
«sensibilizzare gli studenti a una positiva percezione del fenomeno migratorio» attraverso attività
dedicate al tema. Simile anche il caso di Trento dove gli spazi di una scuola primaria sono stati
utilizzati per un video promozionale dedicato alla cosiddetta «cittadinanza di comunità» concessa
dal Comune «a chi, sul territorio, seppur straniero, completa almeno un ciclo di studi».

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