Divisi su ogni cosa, ma uniti dalla poltrona
Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, e Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e deputato di Avs (Ansa)

«Niente di personale» torna sul luogo dei delitti. Di una parte dei 76 ritratti fin qui pubblicati, abbiamo deciso di fornirvi imperdibili aggiornamenti. Oggi è la volta di «quelli del Sambodromo». Ovvero il campo largo/santo/minato, dove ognuno se la canta e se la suona. E balla di conseguenza.

Il gatto & il gatto. I «non guardarmi, non ti sento» della politica italiana. I Righeira di Montecitorio. A differenza di Paolino Pulici e Ciccio Graziani, i «gemelli del gol», loro sono quelli dell’autogol: tutto ciò che toccano diventa Soumahoro. Non aggiungono e non tolgono nulla: guarniscono. Quando hanno visto arrivare Bonelli, con tanto di ombrellone per un video autopromozionale, gli agricoltori del Po essiccato sono caduti in ginocchio: «Un altro flagello no, non ce la possiamo fare». Fratoianni, con la gentile consorte Elisabetta Piccolotti, avendo venduto (?) la Tesla da 45.000 euro quando hanno scoperto che Elon Musk era un nazi-trumpiano, sono invece andati a piedi al santuario del Divino Amore.

Che gli ha fatto la grazia di farli eleggere insieme in Parlamento (ma era la Madonna o Enrico Letta?).

In vista della festa nazionale di Avs, «Terra!» – che è una figura retorica, trattandosi di raduno di braccia sottratte all’agricoltura – circolano le voci più disparate.

Alle prossime politiche potrebbero candidare Francesca Albanese, la rockstar dell’intifada, o addirittura «Rocco Sigfrido» Ranucci. Previsto un confronto con tutti gli esponenti del campo largo. Moderatore: Paolo Mieli, per Carlo Freccero una «maschera» degna della miglior commedia all’italiana. Da Bombolo a Vongolo.

Rocco Casalino

Direttore della testata (al muro) lasintesi.online. Ignota financo ai suoi parenti stretti. Rocco bello, lo appellava Giuseppe Conte quando era il suo porta-pochette palazzo Chigi. Ta-rocco, tutti gli altri. Quando si è candidato nel suo comune d’origine, Ceglie Messapica, è stato un flop, segno evidente che lì lo conoscono bene: 246 preferenze personali, al di sotto della soglia per entrare in consiglio comunale. Dalle cronache: «Nonostante la mancata elezione, Casalino rivendica il valore politico del risultato ottenuto dalla lista da lui guidata. Per la prima volta nella storia del comune pugliese, infatti, il M5S è riuscito a presentare una propria squadra, riuscendo a staccare di due punti percentuali la lista del Pd», poffarbacco. Si avanza rinculando, insomma. E visto che «polvere siamo, polvere ritorneremo», ecco che Casalino torna da dove ha cominciato: in tv.

Ma non al Gf Vip, «smentisco categoricamente» (come se a qualcuno fregasse una cippa della sua presenza o assenza). Dal Mattino: «Casalino ha invece confermato di aver già registrato la sua partecipazione a Tu si que vales, nello spazio dedicato al Lip Sync. Duetterà con Maria De Filippi, nei panni di Loredana Bertè». Lei, non lui. Che invece vestirà i panni di Zucchero. Per cantare: Hai scelto me, dedicata a Giuseppi, of course (non sia mai se lo dimentichi quando si faranno le liste nel giardino dei «finti contini» per le prossime politiche).

Giuseppe Conte

L’azzimato con la presunta cazzimma, la pochette nel taschino e la patata in bocca. Il parvenu miracolato che, di colpo, si è ritrovato per due volte presidente del Consiglio senza aver nemmeno mai amministrato un condominio. Peppiniello Appulo, il cui secondo governo ha lasciato in eredità alle casse dello Stato quella strepitosa misura-voragine denominata Superbonus. Ha un solo obiettivo: tornare premier con il Conte-ter, che considerava cosa fatta già nel 2021 perché gliel’aveva garantito il suo spin doctor, lo sfregiatore di Giovanni Falcone (così esperto di politica che negli anni ha dato il bacio della morte a Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris, Antonio Ingroia, Beppe Grillo). Vediamo se chi gli fa da sponda nel Pd, da Goffredo Bettini alla corrente pugliese delle «cime di rapa», riuscirà a convincere la studentElly a fare le primarie così come le pretende lui: con il voto online oltre che ai gazebo. In cambio lui «concederebbe» il doppio turno, se nessun candidato dovesse superare la soglia del 40% dei voti. Intanto, Conte -forse su suggerimento di Paolo Zampolli, l’amico amerikano (suo), ha decretato che alla sinistra – ma che ne sa lui? è progressista, non di sinistra – non serve il woke. Giuseppi: la nostra Alexandria Ocasio-Contez.

Matteo Renzi

Uno spettacolo vederlo annacarsi, come il Dogui di Vacanze di Natale e di Yuppies, al concerto di Katy Perry in Costa Smeralda. Ma del resto: perché no? Ha lasciato la politica dopo la sconfitta al referendum 2016! La cosa incredibile del Toscano del Grillo è che, grazie alla pigrizia dei media, viene ancora interpellato come un geniale stratega, il più furbo, un guru, anzi: un paraguru, il più intelligente di tutti. Così machiavellico, in effetti, da aver avuto l’Italia elettorale ai suoi piedi (europee 2014: Pd oltre gli 11 milioni di voti, il 40,81%) e in due anni aver perso tutto. In vista delle prossime elezioni, mi ha detto uno dei maggiorenti Pd, Renzi tratterà per un collegio sicuro per sè, Maria Elena Boschi e Francesco Bonifazi. Mah. Certo, fa sorridere quando sostiene: «Sapeste la fatica per far accettare a un elettore di centrosinistra la presenza di Conte nella coalizione». Perché non ha idea dello sforzo titanico degli altri per rendere gradito lui, e soprattutto quella di Conte per farlo «digerire» a Chiara Appendino.

Ilaria Salis

La Dolores Ibarruri, la Rosa Luxemburg degli ultimi e dei diseredati. Che intanto è stata condannata a un risarcimento di 300.000 euro complessivi per licenziamento senza giusta causa di due assistenti. «In appello si chiarirà tutto», ha garantito lei. Ma non poteva farlo in primo grado? No, perché il processo si è svolto «a sua insaputa»: «Non ho avuto la possibilità di difendermi nel giudizio di primo grado (svoltosi in mia assenza e a mia insaputa) perché la notifica non mi è mai pervenuta». Per cui «il Tribunale si è pronunciato esclusivamente sulla base degli elementi acquisiti dai ricorrenti». Su Instagram ha appena postato una foto mentre, in bicicletta, sta «rientrando in città». Non si sa se abbia svacanzato e dove. In passato, quando ha pubblicato foto di lei che – nel 2024, appena eletta all’europarlamento – si stava ritemprando, «ho bisogno di un po’ di raccoglimento prima di tornare a combattere con più determinazione di prima», l’avevano spernacchiata: «Te credo, con lo stipendio che ti ritrovi mi ritemprerei anch’io». Sicché, nel 2025, è andata in vacanza ma mettendosi una mano sulla coscienza: «Purtroppo in Italia, con stipendi da fame e un capitalismo straccione, sempre più persone non possono permettersi una pausa, neanche breve. Molte altre sono costrette a vacanze lampo, inventandosi mille stratagemmi per spendere il meno possibile e facendo molte rinunce». Intanto pare che lei abbia rinunciato – o le abbiano chiesto di rinunciare? – alla festa nazionale di Avs. A ieri il suo nome non compariva in cartellone. Urge falò di confronto tra lei, Bonelli e Fratoianni.

Silvia Salis

Sbaglierò, ma credo non si debba incorrere nell’errore di considerarla solo «una bambolina che fa no no no no no» (alle primarie). E non perché abbia rivelato doti politiche particolari, ma perché è una che va sì in scia, ma non va a rimorchio. Così è stato al Coni, dove era alla corte di Giovanni Malagò ma senza trasformarsi in una sua «suffragetta». Così mi pare avvenga ora, per motivi diversi tirata per la giacchetta (firmata) da Goffredo Bettini e Matteo Renzi. Bettini la vorrebbe in corsa alle primarie perché, nel retropensiero del Bonzo del Pd, toglierebbe voti a Elly Schlein, favorendo la vittoria di Giuseppe Conte, che lui (non da solo) considera un più efficace competitor contro Giorgia Meloni. Renzi, per dare sempre l’impressione di essere il deus ex machina di ogni situazione, il vero leader dell’area cosiddetta riformista, sia pure per interposta persona. Solo che Salis mi appare più spregiudicata che sprovveduta, e di farsi eterodirigere non le passa minimanente per il capino. Intanto un sondaggio sulla fiducia nei leader del campo largo la vede seconda, con il 30%, dietro Conte (36%). Anzi: la vedeva, perché poi si è scoperto che in realtà era terza, dopo Alessandro Onorato, il leaderino per mancanza di indizi, con il 32%. Ma: perché l’assessore romano non compariva in classifica? Perché l’avevamo testato in una rilevazione precedente, ha spiegato serafico Nicola Piepoli a La7. Insomma, era un sondaggio interruptus. Degno di un caricatura di coalizione, il campo santo, quello cui perfino Michele Serra ha rivolto una prece: «Trattate noi elettori di centrosinistra da adulti, e diteci che proprio non ce la fate a mettervi d’accordo su quattro cose da fare come programma comune. Ne prenderemo atto». Benvenuto nel club.

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