Sede centrale del Monte dei Paschi di Siena a Piazza Salimbeni
La sede centrale del Monte dei Paschi di Siena in Piazza Salimbeni, nel centro storico di Siena.

Il Pd si divide anche sul futuro di Mps. La banca secondo tradizione secolare, divide uomini e passioni. Fra avversari ma anche all’interno della stessa comunità. Una tradizione ora incarnata dal Pd.

A Siena il partito guarda con evidente diffidenza all’asse che si sta delineando fra Intesa Sanpaolo e Unipol e, soprattutto, non sembra disposto a consegnare con leggerezza il destino del Monte lontano da Rocca Salimbeni.

Nel Pd senese tornano così a risuonare le dichiarazioni di esponenti di primo piano che, negli anni, hanno difeso l’integrità del Montepaschi, considerandola non soltanto una questione bancaria ma quasi un pezzo dell’identità economica e civile della città. È il riflesso di una vecchia convinzione: il Monte non è una banca come le altre.

A Siena è stato per secoli una cassaforte con le radici nella storia cittadina. E non importa se ultimamente le amministrazioni di sinistra hanno sventrato lo scrigno. Spostandosi verso Bologna, il paesaggio politico cambia. Qui una parte del Pd guarda con assai maggiore simpatia all’operazione, Soprattutto per il ruolo di Unipol, che appartiene storicamente a quel sistema cooperativo che rappresenta una delle colonne della tradizione economica emiliana e della sinistra italiana.

Carlo Cimbri, presidente del gruppo assicurativo può contare su un terreno decisamente meno accidentato. Se a Siena il Monte è una bandiera da difendere, a Bologna Unipol è un membro della famiglia. E così il Pd si divide. Da una parte la difesa dell’identità del Monte, dall’altra il tifo per il mondo cooperativo che ruota attorno a Unipol. Una contraddizione sempre più visibile man mano che l’operazione entra nel vivo.

Il governo osserva. Giorgia Meloni non sembra particolarmente entusiasta dell’ipotesi di uno spezzatino di Rocca Salimbeni, cioè di una soluzione nella quale il Monte venga progressivamente smontato passando 635 sportelli a Bper che diventerebbe Monte dei Paschi senza più Siena.

La sede sociale, infatti, sarebbe Modena. Il timore, a Palazzo Chigi, è che una banca tornata in utile, rafforzata e finalmente uscita dalla lunga stagione del salvataggio pubblico possa essere considerata soltanto come un bel vassoio da cui ciascuno prende il pezzo che preferisce. Perché dietro le percentuali, le Opa e le partecipazioni azionarie c’è una domanda assai più politica: che cosa deve diventare il Monte dei Paschi? Ed è proprio su questa domanda che la sinistra rischia di andare in tilt. A Siena si difende l’autonomia e l’integrità della banca.

A Bologna si guarda con simpatia a Unipol. Nel mezzo ci sono gli enti locali, di estrazione Pd che tirano il freno. Aspettano il cda del Monte di oggi. Per questo slitta al 25 agosto l’incontro fra gli enti locali e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Al vertice il Pd toscano si presenterà al massimo livello: il presidente presidente della Provincia Agnese Carletti e il presidente della Regione Eugenio Giani, cui si aggiunge , il sindaco di Siena Nicoletta Fabio, eletta nel centrodestra. Un rinvio che lascia ancora sul tavolo la domanda fondamentale: quale sarà il futuro del Monte e, soprattutto, chi avrà il diritto di scriverlo?

Una banca con secoli di storia, una partita finanziaria da decine di miliardi, il governo che osserva con il sopracciglio alzato, Siena che difende il suo Monte, Bologna che guarda con simpatia al mondo cooperativo e un Pd che riesce a dividersi persino sulla banca che per anni ha rappresentato uno dei suoi pezzi più importanti. Il Monte, del resto, ha sempre avuto un talento particolare per complicare le cose. Ha spaccato il Pd senza nemmeno avere ancora cambiato padrone.

Da non perdere