Vincenzo Cuomo assessore della Regione Campania
Vincenzo Cuomo, assessore regionale campano al Governo del territorio e al Patrimonio (Ansa)

Dal povero Pierluigi Bersani, preso in giro da Beppe Grillo nel 2013 mentre cercava di aprire ai 5 stelle, ne è passata di acqua sotto i ponti. Anche perché, dopo anni trascorsi a spiegare perché l’altro fosse impresentabile, Pd e M5s hanno scoperto che governare insieme rende più sopportabili anche le incompatibilità.

Otto anni fa i 5 stelle esponevano cartelli in Senato contro Vincenzo Cuomo: «Vergogna», «Basta pensioni privilegiate». Oggi Roberto Fico, presidente M5s della Campania, difende lo stesso Cuomo, diventato assessore al Governo del territorio e al Patrimonio, nonostante il ministero dell’Interno abbia scritto che il 31 dicembre scorso non poteva essere nominato.

La coincidenza arriva mentre Giuseppe Conte si prepara a sfidare Elly Schlein sulla leadership del campo largo, con l’ipotesi delle primarie. Mentre a Roma i due discutono su chi debba tenere il volante, in Campania il campo largo ha già fatto una prova generale e, a giudicare dal caso Cuomo, si è allargato abbastanza da farci stare dentro anche qualche contraddizione.

In Campania Pd e 5 stelle governano già insieme. E proprio il governo Fico si trova a difendere un uomo del Pd che il Movimento aveva trasformato nel 2017 nel simbolo della «casta». Cuomo, peraltro, non è di sicuro un fedelissimo dell’ex presidente della Camera. Anzi. È entrato in giunta in quota Schlein, indicato dal deputato Marco Sarracino, uomo della segretaria in Campania. Un nome imposto dalla componente schleiniana del Pd al presidente pentastellato.

Il caso Cuomo mette alla prova il campo largo

La vicenda scoppia il 31 dicembre 2025. Quel giorno Fico nomina Cuomo. L’allora sindaco di Portici presenta le dimissioni e rinuncia alla possibilità di ritirarle. Ma per il Testo unico degli enti locali diventano efficaci e irrevocabili solo dopo venti giorni. La risposta del Viminale all’interrogazione del senatore di Fdi Sergio Rastrelli è netta: il 31 dicembre Cuomo «aveva ancora la titolarità dell’ufficio di sindaco» e quindi non poteva entrare in giunta. C’è un secondo ostacolo: lo Statuto campano impone agli assessori esterni i requisiti di eleggibilità a consigliere regionale, mentre la legge regionale esclude i sindaci. Conclusione: Cuomo «non poteva essere nominato assessore della giunta regionale».

Rastrelli ha trasformato quel parere in una diffida al presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, chiedendo la decadenza, una verifica sugli atti firmati da Cuomo e sull’autocertificazione con cui aveva attestato l’assenza di incompatibilità. Fico però non arretra. La Regione sostiene che alla prima riunione della giunta, il 26 gennaio, i venti giorni erano trascorsi. Palazzo Santa Lucia guarda dunque al 26 gennaio, ma il Viminale contesta la validità originaria della nomina del 31 dicembre.

La nomina contestata e il rischio per gli atti della giunta

Dietro la difesa di Cuomo c’è un rischio più pesante. Se la nomina fosse dichiarata illegittima, si aprirebbe il problema della validità degli atti approvati con la sua partecipazione, fino al rischio di nullità. Tra questi c’è anche il bilancio gestionale 2026-2028, approvato dalla giunta con Cuomo presente. È l’effetto domino che Fico e Palazzo Santa Lucia vogliono evitare. Ed è qui che torna il precedente del 2017. Cuomo allora era senatore Pd ed era appena stato eletto sindaco di Portici. Il M5s lo accusò di trascinare la procedura fino alla data utile per maturare la pensione parlamentare. Il 13 settembre la giunta per le elezioni dichiarò l’incompatibilità all’unanimità ma gli concesse tre giorni per scegliere. Maurizio Buccarella, Vito Crimi e Sergio Puglia parlarono di «vergogna» e di «pensione privilegiata regalata».

In realtà non si trattava più del vecchio vitalizio retributivo, ma di una pensione contributiva futura. Il Movimento trasformò Cuomo in uno dei simboli della battaglia contro i privilegi. Le carte dell’epoca raccontano una procedura un po’ particolare, per usare un eufemismo. Il 29 luglio Cuomo presentò una raccomandata destinata alla giunta del Senato ma dopo sei minuti ne chiese la restituzione. Il 31 luglio ne spedì un’altra, quella effettivamente partita per Roma. Nel frattempo, in una dichiarazione al Comune, aveva attestato di aver già provveduto all’invio il 29 luglio.

Dal caso dei vitalizi alla difesa del 2026

Nove anni dopo Cuomo è di nuovo al centro di una questione di incompatibilità. Ma adesso è cambiata la posizione dei 5 stelle. Nel 2017 Crimi, Puglia e Buccarella chiedevano di non aspettare neppure tre giorni. Nel 2026 il presidente della Regione espresso dal Movimento mantiene Cuomo al suo posto nonostante il parere contrario del Viminale.

È forse una fotografia perfetta del campo largo che Conte vorrebbe guidare sfidando Schlein. I due possono anche discutere di programmi, primarie e leadership, ma a Napoli la coalizione ha già trovato una regola pratica, quella per cui i problemi dell’alleato diventano problemi da gestire insieme. In Campania l’alleanza Pd-M5s governa già e il caso Cuomo mostra il prezzo della convivenza: il Movimento nato contro i privilegi si ritrova a difendere proprio l’uomo che aveva usato come simbolo di quei privilegi.

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