A volte succede: vai al mare e quando torni trovi uno sconosciuto che si è barricato dentro casa tua e ha cambiato la serratura. Capita nelle case popolari, ma ieri è successo anche nel campo largo.
Accade così che, in un grigio venerdì di fine agosto, Elly Schlein apra il giornale sotto l’ombrellone e si accorga che Giuseppe Conte ha cambiato la serratura della coalizione. Per scassinare la malferma porta precedente, il leader pentastellato ha usato una chiave americana: il grande riflusso dell’ideologia woke. «Woke 1 was crazy»: la sentenza di Alexandria Ocasio-Cortez ha fatto il giro del mondo, lanciando la nuova parola d’ordine. La fase uno dell’ideologia woke era folle. Si cambia pagina, quindi, senza peraltro aver spiegato in cosa consistesse quella follia, perché la si fosse allora sostenuta, e soprattutto in cosa consista la fase due. Tutte questioni di cui alla Ocasio-Cortez – che sta solo tentando di farsi una verginità fra i dem Usa – frega poco e a Giuseppe Conte meno di zero.
Con la stessa, bronzea serenità con cui a suo tempo passò dall’alleanza con Salvini a quella con Zingaretti, l’ex avvocato del popolo ha preso carta e penna e ha inviato a Repubblica un bignamino sul tema del momento: la crisi del woke, appunto. Una moda che i pentastellati non hanno a suo tempo assimilato a pieno solo per un certo provincialismo triviale e che invece la Schlein incarna non solo ideologicamente, ma anche fisicamente, nella postura, nel linguaggio verbale e non verbale, nella biografia, nella classe sociale. Si scrive basta col woke, quindi, ma si legge basta con Elly.
Il contenuto dell’articolo è a questo punto quasi superfluo. Anche perché Conte trasforma un dibattito già strumentale nella nietzscheana «canzone da organetto». Attacca così, nelle prime righe, «le degenerazioni del “politicamente corretto” e della “cancel culture” prodotte dal movimento woke», mettendo in fila in poche battute tutte le parole chiave, giusto per non rischiare di essere poco didascalico.
Quasi nulla nel merito. Lontana mille chilometri qualsiasi assunzione di responsabilità. Per non sconfinare troppo a destra, Conte concede che «la cultura woke non è stata solo questo», ma ha anche «aiutato a ricostruire la “fisiologia del potere” – come direbbe Foucault», mettendo così a segno anche il refuso d’ordinanza dopo il quale il pezzo può dirsi omologato (il filosofo di Poitiers parlava di «microfisica», non di «fisiologia» del potere).
Poi, ci spiega il leader M5s, «la cultura woke è diventata una sorta di religione morale autoreferenziale». Basta quindi battaglie ideologiche, è ora di «intervenire sulle radici materiali delle diseguaglianze, assumendo quale prioritario obiettivo la riduzione (se non l’eliminazione) degli squilibri economici e delle iniquità sociali che hanno assunto un rilievo strutturale».
Ovviamente qualsiasi pretesa di esegesi filosofico-politica del testo offenderebbe l’intelligenza del lettore: qui siamo nel terreno della più cristallina paraculaggine politica. Altro che Foucault, qui c’è solo Machiavelli, ma non quello vero, quello in versione Baci Perugina, che si riduce a «il fine giustifica i mezzi». C’è da cavalcare un’ondata globale e da mettere all’angolo l’alleato più ingombrante: si fosse trattato di usare l’Odissea di Christopher Nolan, Conte si sarebbe fatto ritrarre con indosso l’elmo di Agamennone. Ma c’era il woke più a portata di mano e al Metternich di Volturara Appula è andato bene quello.
Schlein sotto attacco: la nuova linea del Movimento 5 Stelle
Mentre Elly si scervella per abbinare pareo e ciabatte nella sua interminabile vacanza, Conte detta la linea. E sul punto che più la mette in difficoltà, essendo la Schlein, come detto, caduta nel pentolone del woke da bambina, come Obelix in quello della pozione magica. Lo aveva già fatto sulla politica estera, imponendo una linea semplicistica ma chiara, priva delle circonvoluzioni dialettiche della Schlein. Dopo le guerre guerreggiate, le cultural wars. Là dove il Pd arranca a colpi di «ma anche», Conte avanza a passo di panzer.
Non a caso, ieri, nel Pd pochi si sono azzardati a commentare lo sforzo editoriale dell’alleato, salvo qualche mosca bianca riformista, come Giorgio Gori: «Mi fa piacere che chi ci ha creduto si ricreda. Personalmente, mai stato woke». E poi, causa insistenti fischi nelle orecchie, ha parlato Laura Boldrini, spiegando che «una nuova corrente di pensiero che vuole affermarsi e portare i propri temi nel dibattito pubblico, nella sua fase iniziale può cadere in qualche eccesso. È successo con il cosiddetto woke? È possibile». Segue pistolotto su quanto di buono è stato comunque fatto nella Grande Campagna contro le Desinenze Patriarcali (2013-2018).
Renzi rivendica il primato nella battaglia anti-woke
Fuori dal Pd, a esternare è stato Matteo Renzi, stanato dall’iniziativa di Conte nella sua stessa strategia: essere l’unico adulto nella stanza. O quanto meno nella più ampia casa del centrosinistra, perché nella stanza del campo largo è proprio Conte e non volerlo far entrare. Un divieto che Renzi pensava probabilmente di aggirare smarcandosi dal tono di assemblea d’istituto dominante, in modo da drenare qualche voto moderato e un po’ di forza contrattuale. Se però il campo largo a trazione contiana molla l’agenda dei collettivi transfemministi californiani, la cosa si fa più difficile.
Ieri, quindi, Renzi ha rivendicato il fatto di esserci arrivato prima: «E adesso si svegliano tutti. A cominciare dai dem americani. L’ubriacatura woke fa male alla sinistra e lo riconosce persino Ocasio-Cortez. Chi di noi in questi anni ha tentato di affermare le ragioni del buon senso è stato insultato e considerato fuori linea. E adesso che finalmente il tempo è galantuomo lo dico di nuovo ad alta voce: alla sinistra serve meno ideologia e più politica».
La consapevolezza anti woke ce l’ha più lunga lui, insomma. Un assaggio del tema su cui si rincorreranno nei prossimi mesi a sinistra. Anche se le idee su come riprendersi dalla sbornia della campus left non sono certamente le stesse. Sinistra anti woke e più sociale, come chiede Conte, o sinistra anti woke e più riformista, come vorrebbe Renzi? Lo scontro entra nel vivo. Ed Elly? Si sbraccia sotto l’ombrellone. Probabilmente sta chiedendo un mojito.
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