Elly Schlein
Elly Schlein (Getty Images)

Uno non vale uno, non sposa benissimo con quel campo largo «testardamente unitario» caro alla segretaria del Pd Elly Schlein. Segno che l’astio reciproco con Giuseppe Conte non si tiene più a bada. Conte è disposto a cedere lo scettro a una figura di terza pur di non cedere la leadership del campo largo alla sua rivale.

L’obiettivo mal celato a questo punto è impedire che la leader del partito più forte a sinistra possa proporsi come guida del Paese. Difficile rincollare i pezzi dopo questi strappi e, ammesso riescano a vincere le elezioni, durerebbero da Natale a Capodanno.

La sfida tra Schlein e Conte

Resta centrale il sostegno all’Ucraina. «Io credo che le opposizioni, in generale, dovrebbero mantenere una linea di sostegno all’Ucraina. Penso tra l’altro che è molto difficile non farlo: fatico a immaginare un paese come l’Italia che, quale che sia l’esito delle prossime elezioni, improvvisamente cambia idea e si rifiuta di sostenere l’Ucraina e prende un po’ il ruolo, la parte che ha svolto Viktor Orbán fino a 7-8 mesi fa» così Paolo Gentiloni.

Per Carlo Calenda questo campo largo è addirittura più pericoloso del centrodestra. Per l’ex ministro e leader di Azione «Conte alla guida del campo largo è pericolosissimo per la collocazione internazionale, per la tenuta dei conti pubblici. Poi io non io non so cosa dice la Schlein, il programma non ce l’ha ancora, ma quello che ha detto Conte vale 120 miliardi di deficit. L’ultima volta ne ha fatti 250. Perché poi quelli non sono i soldi di Giuseppe Conte, sono soldi degli operai, sono soldi degli infermieri, sono soldi degli impiegati. È pericoloso perché può saltare il banco, Conte porta l’Italia fuori dalla traiettoria che su cui si deve costruire la Nato europea, perché non abbiamo più la Nato e l’Unione europea».

È chiaro un po’ a tutti ormai che è proprio l’ex premier a dettare l’agenda. I dem, specialmente i riformisti, stanno cercando di portare Conte a dichiarare il proprio sostegno all’Ucraina, non capendo di fare il suo gioco e concedendogli la possibilità di continuare a dire che stravolgerà la politica estera filooccidentale del governo.

Il nodo delle primarie

Continua anche l’eterno dibattito sulle primarie. Sembra che si faranno, ma Angelo Bonelli di Avs non è d’accordo. «Sulle primarie non abbiamo cambiato idea: rischiano di dividere piuttosto che unire».

E poi manda un messaggio subliminale a Schlein: «Noi continuiamo a sostenere che ci si confronta sulle idee, non su chi conta di più o conta di meno, in base ai numeri», riferendosi a quel «uno non vale uno» pronunciato dalla segretaria.

Bettini: «Il campo largo c’è, ma va irrobustito»

«Il cosiddetto campo largo c’è. Attenzione, per battere Meloni si deve ancora molto irrobustire. Ora si tratta di organizzare le energie, liberali, libertarie, socialiste, civiche» ha detto Goffredo Bettini, deputato dem e direttore di Rinascita.

«Se, per disgrazia, la legge elettorale che vuole imporre il governo passerà in Parlamento e non vi saranno correzioni della Corte, in mancanza di un nome terzo autorevole e rappresentativo, non c’è che la strada delle primarie. Spero che, se si dovessero fare, un accordo “deontologico” possa renderle un momento di partecipazione, popolare e democratica; piuttosto che un duello rusticano tra partiti. In quest’ultimo caso, alle elezioni politiche perderemmo pezzi consistenti di elettorato. Il messaggio che lancerò a Bari è che nel passato ci siamo divisi e abbiamo perso. La posta in gioco è enorme. Cinque anni della Meloni, sono stati un disastro. Dieci anni trasformerebbero l’Italia in un regime».

Ancora una volta a unire la sinistra ci pensa il nemico, Giorgia Meloni.

Orlando e il nodo dei centristi

E poi c’è Andrea Orlando che solleva un altro tema, sottovalutato un po’ da tutti. «Le forze centriste dovranno decidere come stare nell’alleanza. Sarebbe meglio che si lavorasse per evitare al centro una frammentazione eccessiva».

E non volendo evidenzia una cosa: se tutti i partiti di centro decidessero di mettersi insieme al 42% non potrebbe arrivarci mai nessuno.

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