Concita De Gregorio, giornalista ed ex direttrice de l'Unità
Concita De Gregorio, giornalista ed ex direttrice de l'Unità (Ansa)

Non so se la direzione di Repubblica le abbia affidato il commento sulla crisi in Spagna per via dei suoi trascorsi in Catalogna, quando era bambina ed era ancora vivo Franco, il generalissimo. Oppure se, sapendola pasionaria e perennemente indignata, abbia creduto che Concita De Gregorio fosse la persona adatta a scuotere le coscienze e sollecitare una reazione. Sta di fatto che, scorrendo l’editoriale sul quotidiano caro alla sinistra, si capisce che i radical-chic non vedono l’ora che succeda anche qui quello che sta capitando a Madrid, Bilbao, Valencia e perfino alle Canarie. Cioè, sognano di far casino, con l’obiettivo sempre dichiarato di mandare a casa Giorgia Meloni grazie a un «grande movimento di popolo».

La nostalgia per le piazze

L’ex direttrice dell’Unità scrive piuttosto stupita che in Europa si sfila per la casa, ma in Italia stiamo a guardare. Mentre Puerta del Sol nella capitale spagnola è presidiata da chi protesta con le chiavi, perché i prezzi delle abitazioni e degli affitti sono andati alle stelle, da noi le piazze restano desolatamente vuote. E Concita se ne rammarica, forse ricordando i bei tempi andati delle manifestazioni che paralizzavano le città e rimpiangendo la gioventù e la militanza. «Bisognerebbe chiedersi qual è il fermento attivo che in Spagna funziona e da noi no», si domanda sulla prima pagina di Repubblica, «cosa ci impedisce di essere altrettanto reattivi, come mai e quando siamo diventati buoni solo a scannarci sui social, a commentare Ballando e Temptation, tutta questa foga, tutta questa rabbia perché non la mettiamo al servizio della protesta per le cose della vita?».

Il «modello» spagnolo e le sue contraddizioni

Concita non si capacita, e come lei molti compagni. Un tempo «l’Italia era il luogo dove andare a imparare la democrazia. E poi? Cosa ci è successo? Proviamo a fare memoria». Al Bano e Romina cantavano Nostalgia canaglia e di nostalgia, di struggimento per i tempi in cui la gente invadeva le piazze e faceva vacillare i governi, scatenando la rivolta, l’ex direttrice deve averne molta. Un rammarico così forte da farle dimenticare di interrogarsi sulle ragioni di quel che sta succedendo in Spagna.

De Gregorio scrive di una protesta per le cose della vita: «Avere una casa a condizioni decenti, una sanità pubblica che funziona, una scuola libera». Si interroga su che cosa sia successo all’Italia «in così pochi anni» (è evidente che lei attribuisce tutti i mali che affliggono il nostro Paese all’attuale governo), ma poi preferisce sorvolare su che cosa sia accaduto in quella Spagna in cui è cresciuta, e sul perché oggi i nuovi «indignados» siano in piazza: quasi a far intendere che anche a Madrid governi la destra.

Pedro Sánchez e il problema dell’immigrazione

E invece no. Alla Moncloa da otto anni c’è Pedro Sánchez, un socialista che, per rimanere al potere, non avendo una maggioranza, ha stretto un patto con il diavolo. Il premier spagnolo oggi soffia sul fuoco, usando la protesta per cercare di riconquistare la popolarità perduta a causa degli scandali e dell’invasione di Ceuta.

Ciò che Concita non dice, preferendo sobillare una rivolta in Italia, è che se a Madrid, a Bilbao, Valencia e nelle Canarie i prezzi delle case e degli affitti sono alle stelle la colpa è proprio di Sánchez e non della destra. Basta leggere l’annuale rapporto della Banca centrale spagnola, in cui si sottolinea che non soltanto la crescita del Pil di Madrid è stata influenzata dalla forte immigrazione, ma che il fenomeno ha avuto due conseguenze, ovvero il contenimento dei salari e l’aumento dei canoni d’affitto e dei prezzi delle case.

Del resto, non serve essere dei cervelloni per capire che l’afflusso di milioni di persone (con l’ultima sanatoria i nuovi arrivati sono stati 1,2 milioni) avrebbe impattato oltre che sulle retribuzioni anche sull’offerta di abitazioni. E dato che gli immigrati si collocano nella fascia bassa dei redditi avrebbero fatto crescere soprattutto i prezzi degli alloggi destinati ai ceti popolari, con effetti devastanti: solo quest’anno ha visto rincari del 13% e del 51% se si calcolano gli aumenti a partire dal 2021.

Insomma, quello che per Concita e compagni è un esempio di democrazia e una rivolta sacrosanta, in realtà è la dimostrazione del fallimento dell’ultimo idolo della sinistra, sempre pronta a innamorarsi del leader sbagliato e sempre e solo capace di sognare la rivoluzione.

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