La libertà educativa a corrente alternata di certa sinistra: vale se sei come loro
Su «Repubblica» la De Gregorio difende la famiglia di Nathan. Ma per chi la pensa diversamente la coercizione è impietosa.
Su «Repubblica» la De Gregorio difende la famiglia di Nathan. Ma per chi la pensa diversamente la coercizione è impietosa.
Da «Repubblica» e «La Stampa» pacati inviti ad abbassare i toni dopo l’attentato che ha ucciso Kirk. Una saggezza che contrasta con l’aggressivo linguaggio usato contro i sovranismi o in era pandemica.
Il teatro fiorentino rischia di perdere la qualifica «nazionale». Il direttore artistico Massini, sindaco e stampa progressista se la prendono coi «fascisti» al governo. La realtà è fatta, però, di spese pazze e cattiva gestione.
Sulle pagine di «Repubblica» rispunta la battaglia progressista sull’intitolazione delle vie delle città italiane alle donne. Con tanto di criteri di selezione, che escludono sante e martiri. Una linea perfetta per scegliere i soggetti su base politica.
L’inverno demografico, la società sempre più spappolata, la pervasività digitale: anche la penna di «Repubblica» Concita De Gregorio si accorge dei mali della modernità. Peccato che siano il retrogusto amaro della sbornia globalista cavalcata dai progressisti.
La conduttrice smentisce Maria Rosaria: «Voleva dichiarare in studio che la sua nomina fu fermata da Arianna Meloni». Lei nega: «Mai detto».
Concita De Gregorio loda l’impegno civile della gruppettara di Monza Ilaria Salis: per gli alunni, è d’esempio il «coraggio di difendere principi minoritari». Come quelli dei patrioti o dei non vaccinati. Che Concita però disprezzava.
L’attrice: «Si rischia il pensiero unico. L’imitazione di Giorgia Meloni? Disse che si divertiva. Volevo essere un’interprete drammatica, poi Gigi Proietti mi aiutò a capire la mia strada».
Cortocircuito in via Solferino, tra le paginate dedicate alla rieducazione del sesso forte spunta un’intervista all’attore, accusato di molestie da una collega: «La lingua? Lo chiedeva il personaggio». Se stai dalla parte giusta puoi sempre dare la colpa a Otello.
Lo show di Roberto Saviano, che chiamò bastardi e malavitosi Meloni e Salvini, non andrà in onda. Dopo decenni di occupazione progressista a spese dei contribuenti, in pochi mesi a Viale Mazzini l’aria è cambiata. Era ora.
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