
Sono giorni che cerchiamo dal governo alcune risposte rispetto alla questione Biennale di Venezia e risposte chiare non ne arrivano. Sappiamo solo che l’Europa ha tagliato 2 milioni di euro di finanziamento per ragioni politiche. Ma, come bene aveva sottolineato recentemente, la Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco è autonoma per statuto, a maggior ragione dalla politica italiana e Ue. Dunque? Nemmeno Mattarella ha nulla da eccepire in difesa dell’autonomia della Biennale, detta anche l’Onu dell’arte (tra l’altro delle Nazioni Unite la Russia è membro permanente)?
La questione è che il ministro della Cultura Alessandro Giuli non ha solo isolato Buttafuoco ma lo ha consegnato alla Commissione europea perché questa, attraverso la minaccia del taglio dei finanziamenti, lo facesse tornare sui suoi passi. Ma Buttafuoco non è un politico: è un vero intellettuale. Quindi ora a Roma hanno un problema da gestire. A maggior ragione dopo che la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Henna Virkkunen, ha involontariamente ammesso l’intento punitivo verso la Biennale.
Cadendo nello scherzo dei soliti comici russi russi Vladimir Kuznetsov (Vovan) e Alexey Stolyarov (Lexus) che si erano finti l’ex presidente ucraino Petro Poroshenko, la Virkkunen ha svelato di aver fatto pressioni sugli organizzatori della Biennale di Venezia nel tentativo di far cambiare loro la decisione sulla partecipazione della Russia alla 61esima Esposizione internazionale d’arte. «Naturalmente per noi è stata una decisione piuttosto scioccante quella di consentire ai russi di riaprire la loro parte della mostra in questo padiglione. Stiamo valutando ulteriori provvedimenti per ribaltare questa decisione, perché riteniamo che sia totalmente contraria alla nostra politica».
È l’autonomia della Fondazione? Il governo sovranista non ha battuto ciglio: ha calato le braghe verso le logiche europeiste (logiche che Thomas Fazi nel libro La macchina della propaganda europea. Il lato oscuro di Ong, Media e Università ha ben spiegato) e si sta facendo sfilare soldi che gli italiani hanno inviato alla Ue della signora Von Der Leyen. Questi infatti sono soldi trasferiti alla Ue dagli italiani e non - sia detto con rispetto - dagli ucraini, ai quali mi sembra che non stiamo facendo mancare nulla.
Allora rinnoviamo la questione politica sia alla Meloni che a Giuli: vi sta bene che Bruxelles intacchi l’autonomia della Biennale perché ha consentito alla Russia di riaprire il proprio stand? Potete non risponderci, così come non c’è risposta alla riflessione sulle sanzioni al gas russo avanzata dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini (il quale tra l’altro fa notare la doppiezza dell’Europa che ha comprato più gas russo della Cina).
Ma al Senato c’è una interrogazione firmata dal capogruppo dei Cinquestelle Stefano Patuanelli che non può cadere nel vuoto e dove si rileva il doppio standard di comportamento tra il caso Regeni e il caso Buttafuoco: «Il ministro della Cultura ha recentemente dichiarato di non poter intervenire in alcun modo su decisioni relative al finanziamento del docu-film sul caso Regeni, sostenendo l’impossibilità di ingerirsi in scelte demandate a commissioni tecniche indipendenti; risulta invece che, in relazione alla Biennale di Venezia, siano intervenute valutazioni e pressioni di natura politica, anche in ambito europeo, con la formalizzazione del taglio dei fondi europei di ben 2 milioni di euro a causa della presenza della delegazione russa; tali scelte appaiono motivate da indirizzi politici e geopolitici, con un evidente coinvolgimento delle istituzioni e una chiara assunzione di responsabilità politica».
Che pensa di fare Giuli: imbambolarci con il solito ipnotico calembour retorico o di indossare il mantello dell’invisibilità di Harry Potter come fosse il trench nero di New York, oppure si degna di rispondere seriamente una volta per tutte? Difende il diritto all’autonomia della Fondazione della Biennale e si fa ridare i due milioni oppure nel famoso governo sovranista decide la Von Der Leyen?






