Renzi torna alla carica con la Salis
Matteo Renzi (Ansa)

L’accentuarsi della dialettica nel centrosinistra sembra indicare sempre di più l’inizio di una partita a scacchi, nella quale ogni mossa non ha come obiettivo soltanto la polemica contro il governo, ma soprattutto quello di ridefinire i rapporti di forza all’interno della coalizione.

Al centro della scena si muovono le strategie dei leader, con Giuseppe Conte e Matteo Renzi pronti a contendersi la vera posta in palio: l’egemonia politica e di pensiero nel campo progressista.

Da un lato c’è la mossa del leader del M5s che è stata, in queste settimane, ampiamente descritta. Conte, riscrivendo la narrazione e il significato stesso delle primarie, punta a rimescolare gli equilibri del centrosinistra, cercando di ricondurre il Pd entro un perimetro politico sempre più condizionato dall’agenda del movimento.

Come del resto abbiamo potuto vedere sui temi della politica estera e della difesa. In questo quadro l’obiettivo è quello di costringere la segretaria del Pd ad una continua rincorsa. Per la verità va detto che Elly Schlein ci mette davvero molto del suo per continuare a trovarsi in questa situazione. La sua posizione nel voler essere testardamente unitaria in realtà nasconde il vuoto programmatico e sta facendo imbestialire parte del gruppo dirigente dem.

Sul versante opposto della coalizione, il cavallino di razza Matteo Renzi ha colto il rischio di una crescente egemonia contiana nel campo progressista e ha pensato bene di scendere in campo con una contromossa. Nei giorni scorsi il leader di Italia viva ha deciso di rilanciare il nome di Silvia Salis, pensandola come una figura capace di contendere a Conte la leadership politica e, al tempo stesso, di rappresentare un punto di riferimento per quell’elettorato riformista che guarda con crescente preoccupazione all’evoluzione del Pd.

Renzi punta a riaprire la partita delle primarie come argine ad un possibile predominio della sinistra del campo largo e, contemporaneamente, a offrire una sponda a quell’area riformista del Pd che sta manifestando un crescente disagio per quello che considera uno smarrimento dell’identità riformista del partito.

Non a caso i riformisti del Pd hanno ripreso la voce nelle scorse settimane. Il loro intento è duplice: in primo luogo segnalare la loro esistenza nel partito ed in secondo luogo mettere le mani in avanti in vista delle prossime scadenze elettorali.

Vi è da aggiungere che in questo quadro stupisce il silenzio di Silvia Salis. Molti ormai pensano che la suddetta potrebbe maturare tranquillamente un ripensamento rispetto alle sue posizioni assunte tempo fa. Dopo aver inizialmente escluso l’ipotesi di partecipare a primarie di coalizione, potrebbe domani giustificare un eventuale cambio di posizione con la necessità di evitare una progressiva polarizzazione e radicalizzazione del sistema politico.

Nella lettura dell’area riformista, infatti, c’è il convincimento che la politica italiana rischi di polarizzarsi su posizioni politiche sempre meno atlantiste ed europeiste. In questa chiave, una candidatura della Salis alle primarie vorrebbe assumere il significato di una proposta alternativa, capace di rafforzare il profilo riformista, europeista e atlantista del centrosinistra.

La signora a capo della città della Lanterna in realtà si sta già preparando da tempo. Fra qualche settimana uscirà il suo libro che presenterà in tutta Italia, iniziando così la corsa per la definitiva scesa in campo. Non stupitevi. Vedrete che dopo aver giurato che avrebbe rifiutato la partecipazione alle primarie, strumento che considerava sbagliato, dirà di essere questa volta a disposizione.

All’interno del Pd il malumore è palpabile. Diversi dirigenti e parlamentari guardano con preoccupazione l’evolversi della situazione. Sono consapevoli che una ipotesi della Salis alle primarie spaccherebbe il partito, perché la metà di esso la voterebbe voltando le spalle alla segretaria del Pd. Il paradosso è che mentre i riformisti si agitano e lavorano per tale obiettivo, la sinistra interna è silente, confusa, persa, quasi in agonia politica incapace di frapporre idee a questo procedere.

Alla fine, comunque la si metta, Elly Schlein rischia di uscire con le ossa rotte da questa vicenda.

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