mattarella amatrice
Sergio Mattarella (Ansa)

È l’ora del «generale cordoglio» sulle macerie che ancora «popolano» Amatrice a dieci anni esatti da quella scossa delle 3 e 36 che il 24 agosto del 2016 fece solo qui 237 vittime, tante quanti i rintocchi di campana che le ricordano. In totale i morti, con Arquata del Tronto e Accumuli rase al suolo dalle prime due scosse, sono stati 299.

La messa contestata e la protesta delle famiglie di Amatrice

E ieri come da dieci anni «il generale cordoglio» ha sfilato in parata col presidente della Repubblica in testa, un po’ di ministri, il presidente della Cei cardinale Matteo Maria Zuppi che però si è dovuto accontentare dei fedeli vip, perché le famiglie di Amatrice hanno partecipato alla contro-messa che si è celebrata nel prefabbricato che ospita la chiesa Sant’Agostino.

Alla gente non è andato giù che per comodità di agenda di politici e cardinale la messa ufficiale sia stata spostata alle 17 e contesta: «Sono venuti a fare la passerella». In mezzo a loro anche l’ex sindaco Sergio Pirozzi, che diserta la cerimonia ufficiale.

Mattarella: «La ricostruzione deve essere ultimata»

Senza cerimonia però come fa a sfilare l’ufficiale sdegno? Che è quello interpretato da Sergio Mattarella. «Il risanamento», dice il presidente, «è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia».

Sa Mattarella che la ricostruzione non è finita e che arriverà di lì a breve pure Giorgia Meloni. Ad Amatrice l’ha invitata Patrizia Marano, ha perso tutta la famiglia dieci anni fa. La premier è venuta malgrado qualche gufo – Repubblica e Fatto Quotidiano in testa – preconizzasse: dopo i fischi di Taranto non si farà vedere.

E così Mattarella mette le mani avanti. Spazio al ricordo delle vittime, al ringraziamento ai soccorritori, a quei «volontari accorsi da tutta Italia che sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione».

Schlein copia Mattarella: il Pd torna a chiedere di fare presto

Presidente non è andata proprio così. Ma tutti ora hanno una gran fretta. Elly Schlein, segretaria del Pd, copia Mattarella: «La memoria delle vittime e la vicinanza ai loro cari e alle loro famiglie restano vive, ma la memoria è anche impegno: non lasciare indietro le comunità colpite, completare la ricostruzione e restituire un futuro a quei territori».

E pure il cardinale Matteo Zuppi mette fretta. Dice a Pescara del Tronto e lo ribadisce ad Amatrice: «Sappiamo che non sono senza conseguenze il tempo perduto e le risposte non date». Sembra di risentire l’allora sindaco del Pd dell’Aquila Massimo Cialente che a pochi giorni dal terremoto di Amatrice diceva: «Mettete su le casette: in tre o quattro anni va tutto a posto».

Era un modo per contestare l’idea delle new town di Silvio Berlusconi. Stefania Pezzopane, onorevole aquilana del Pd, rincarava: «Il metodo Berlusconi non ha funzionato: bisogna fare come Errani in Emilia-Romagna». Quasi a dire: il terremoto è cosa del Pd. A 16 anni dal sisma dell’Aquila (ricostruzione civile completata al 96%) dove sono sorte le new town di Silvio Berlusconi la gente è tornata a casa da anni.

Renzi, Errani e Legnini: promesse e ritardi nella ricostruzione

Quando ci fu il terremoto del 2016 Sergio Mattarella era già al Quirinale. Il 25 novembre disse ai bambini di Preci: «Siate forti, non vi abbandoneremo e ricostruiremo tutto», contava su Matteo Renzi, felicemente segretario del Pd e presidente del Consiglio che illuse i terremotati: «Ricostruiremo tutto dov’era e com’era».

Varò le casette per 140 Comuni – e dentro ci stanno ancora in 30.000 tanto è vasto il «cratere» – e disse: «Vasco Errani (andava risarcito dal Pd, ndr) è stato presidente dell’Emilia-Romagna che quattro anni fa ha subito un forte sisma e ora è in piedi: scegliamo la stessa squadra». A dicembre Renzi si dimise, nove mesi dopo si dimise da Commissario al sisma anche Vasco Errani e arrivò, spinta da Paolo Gentiloni (Pd), Paola De Micheli, anche lei una piddina da risarcire.

152 mila abitazioni danneggiate, poco più di 8 mila ricostruite

Dopo un anno si dimise orgogliosa: «Abbiamo aperto 1.443 cantieri per le abitazioni». Quelle danneggiate sono 152.000. Piero Farabollini, geologo e accademico, fu nominato da Giuseppe Conte (governo gialloverde) nel 2018. Mattarella tace, ma fa le bucce ai decreti sisma. Nel febbraio del 2020 il Pd torna con Giovanni Legnini Commissario straordinario.

A Palazzo Chigi c’è sempre Giuseppe Conte, ma si è buttato a sinistra e trova un posto all’uomo del Pd che da vicepresidente del Csm incappa nel caso Palamara. Nel 2021 tocca a Mario Draghi stare accanto a Legnini e dire ai terremotati: «Lo Stato vi è vicino, la ricostruzione sta progredendo».

Mattarella oggi chiede di fare presto, ma allora non lo disse

Solo il 3 gennaio 2023 il Pd molla l’osso. S’insedia il senatore di Fdi e sindaco «terremotato» di Ascoli Guido Castelli. Quel fate presto Mattarella a chi lo dice? Per 63 mesi la ricostruzione è stata in mano al Pd, per 28 mesi a un tecnico e solo per 29 mesi alle attuali forze di governo. Alla fine del 2022, quando Legnini se ne va, su 152.000 abitazioni quelle ricostruite erano 8.318. Ma Mattarella non disse: fate presto.

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