Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore italiano
Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore, ha criticato su Repubblica il campo largo e le strategie di Pd e Movimento 5 stelle (Getty Images)

Repubblica, già sostenitrice del cosiddetto «campo largo», dopo averlo fatto attraverso un articolo di Michele Serra, oggi torna a sparare a palle incatenate, attraverso la penna di Francesco Piccolo, contro di esso descrivendolo come un campo morto, prima della nascita, ante partum.

Per la verità dubitiamo che ci sia stata anche l’inseminazione, dell’embrione non è stato dato vedere traccia. Partiamo da quello che aveva detto Michele Serra, il 5 agosto scorso, aveva scritto un articolo dal titolo «Trattateci da adulti», intendendo dire: non prendeteci per i fondelli, perché anche le pietre hanno capito che il campo largo non sta in piedi e non vedrà mai la luce. Lo aveva fatto con toni secchi e perentori. Ieri ha rincarato la dose Francesco Piccolo, noto scrittore sceneggiatore italiano, che tra l’altro ha scritto un libro dal titolo particolarmente appropriato a proposito del campo largo: Momenti di trascurabile felicità. Questo libro infatti descrive quei momenti di gioie inaspettate che possono rendere piacevoli le nostre giornate, la nostra vita. Ma sono momenti, appunto, trascurabili. Così come quelli che ha passato Elly Schlein insistendo, fino a farne una geremiade, predicando la necessità del centrosinistra di rimanere compatti, anche al di là di ogni ragionevole dubbio.

Serra e Piccolo contro il campo largo

È proprio su questi dubbi che, invece, ieri Piccolo ha lanciato fendenti ben più pesanti di quelli di Serra. In estrema sintesi: le primarie non servirebbero ad altro che ad acuire le divisioni interne tra i due possibili leader, Schlein e Conte. Quindi, meglio fare ogni sforzo, anche al di là di ogni ragionevole speranza, di trovare un accordo e andare a un appuntamento elettorale, quello delle Politiche del prossimo anno, senza passare da delle inutili e farsesche primarie. Ma Piccolo stesso esprime molti dubbi sulla possibilità di arrivare a un programma comune e scrive così: «Prima che si riapra la stagione che porterà probabilmente verso le elezioni, se dobbiamo pensare ai due partiti del centrosinistra che devono trovare un accordo sia per il programma elettorale, sia per la scelta del candidato premier, sia per essere supportati da altre forze politiche, possiamo dire che al momento stanno imbrogliando. E se siamo elettori di quella parte politica, allora possiamo dire che il Partito democratico e il Movimento 5 stelle ci stanno imbrogliando. Cosa significa? Al momento, stanno rimandando qualsiasi decisione perché fanno finta che ci sono delle strategie, degli accordi, dei ragionamenti che noi non capiamo ma dobbiamo fidarci, loro sanno cosa stanno facendo; ma in realtà stanno soltanto rimandando il momento in cui si scoprirà il disaccordo sulle questioni più significative».

Le divisioni del centrosinistra

Più chiaro e netto di così risulta difficile da scrivere. Intendiamoci, gli articoli di Serra e di Piccolo non hanno – almeno per noi – il dono di fornirci maggiore chiarezza di ciò che accade nel «fu campo largo», ma hanno un valore molto importante nell’esprimere il disagio, la noia, potremmo dire lo sgomento che serpeggia tra gli elettori del centrosinistra e i suoi vertici. Esso non è segnalato da chiunque, ma da due esponenti importanti dell’elettorato del centrosinistra stesso. Del resto, basta citare tre temi: politica estera, politica della Difesa, politiche dell’immigrazione. Per non parlare delle diecimila versioni e delle ventimila interpretazioni che circolano da quelle parti a proposito del reddito di cittadinanza.

Come non bastasse, c’è da tenere conto anche di Avs, l’altro alleato senza i voti del quale non ci sono proprio le condizioni per pensare neanche lontanamente di vincere le elezioni. Questi articoli daranno una scossa al centro sinistra? Sveglieranno qualcuno da quelle parti? Li desteranno alla ragione? Io credo francamente di no, perché l’olio e l’acqua non si mescolano. Molto semplice: possono stare nello stesso contenitore, ma uno sta sotto e uno sta sopra.

Pd, M5s e Avs: un’alleanza difficile

È anche vero che se questo contenitore è rappresentato dai due rami del Parlamento, allora sotto o sopra l’importante è entrarci, a ogni costo, senza se e senza ma. «Del doman non c’e certezza»? E che gliene importa, caro Lorenzo de’ Medici? Intanto occupiamoci di occupare lo scranno. Il resto si vedrà. Peccato che questo «resto» riguardi gli italiani. Certo è che in queste condizioni, anche un elettore di centrosinistra dallo stomaco attrezzato a digerire anche l’indigeribile, questa volta troverà qualche difficoltà.

Non che la cosa ci preoccupi né poco né tanto, ma almeno speriamo che ci eviti di sentire ancora parlare del fu campo largo. Può essere propizia la non lontana ricorrenza (mancano due mesi) dei morti, quando in molti, anche elettori del centro sinistra, si recheranno pietosamente a visitare i loro defunti al camposanto. Chissà che in loro non sorga un’associazione delle due espressioni, se non altro per assonanza.

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