Flop Schlein pure sulla conquista dell’«Unità»
La segretaria del Pd Elly Schlein (Ansa)

«Da oltre un anno il Partito Democratico lavora perché l’Unità torni nella (disponibilità della comunità politica alla quale la sua storia è legata. Lo abbiamo fatto con discrezione, serietà e prudenza. Oggi, dopo la sospensione delle pubblicazioni, sentiamo il dovere di dire con chiarezza che la nostra disponibilità è piena e concreta».

Inizia così il comunicato che ormai da circa tre settimane campeggia sull’home page del sito del Partito Democratico. Un testo asciutto, con toni abbastanza convinti, per mettere nero su bianco l’intenzione di Schlein e compagni di riportare all’ovile lo storico giornale fondato da Antonio Gramsci nel 1924. Quotidiano che ha fatto la storia della sinistra e del Partito Comunista in Italia, ma che ormai da anni vive in una sorta di infinita Odissea, con continue chiusure e cambi di editori, fino all’ultimo approdo, quello del 2023 nei lidi delle società dell’imprenditore campano Alfredo Romeo.

«Siamo pronti ad acquistare subito la testata», si legge ancora nell’accorata manifestazione di interessi dem, «a un prezzo superiore a quello dell’asta del 2022 (910.000 euro l’esborso di Romeo ai tempi ndr). Una proposta limpida: l’Unità torna al Partito Democratico, senza compartecipazioni societarie…». Per poi concludere: «La nostra offerta è sul tavolo. Prima che si imbocchino altre strade, ci auguriamo che prevalga la volontà di riconsegnare l’Unità al suo popolo. Sarebbe bello poter presentare la nuova Unità già nei giorni di settembre alla Festa nazionale di Reggio Emilia. Non per nostalgia. Ma perché una sinistra che vuole cambiare il Paese ha bisogno anche di luoghi nei quali costruire idee, cultura e pensiero».

Tutto molto bello, tutto molto romantico se vogliamo, ma anche estremamente dem. Perché la Schlein e quindi il Pd, come spesso gli capita, hanno fatto i conti senza l’oste. L’oste che in questo caso si chiama «Romeo Editore». Che oltre a essere proprietario della testata giornalistica (acquistate il 24 febbraio 2023 dalla procedura fallimentare) è anche titolare del marchio d’impresa. Oste che a dir il vero è stato interpellato e pure a lungo, senza però che le parti riuscissero a trovare la quadra.

Da tempo dem e Romeo trattano e a un certo punto sembravano vicinissimi alla chiusura. Sarebbe nata una nuova società al 90% in mano al Partito Democratico (che avrebbe potuto pagare in 10 anni la cifra pattuita, di certo superiore ai 910.000 euro di cui sopra) e al 10% partecipata dalla «Romeo Editore» che aveva posto come condizione quella di mantenere una quota.

Sulla quota appunto le parti hanno rotto. A questo punto, secondo quanto risulta alla Verità, Romeo avrebbe deciso di sospendere le pubblicazioni per rilanciare il progetto editoriale con la partecipazione di altri soggetti istituzionali di sinistra. Nella partita erano entrati anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il primo cittadino di Bologna, Matteo Lepore, e un gruppo di cooperative. Ma pare che il Pd si sia messo di traverso.

E arriviamo ai giorni nostri. Al comunicato dei dem che campeggia sul sito del partito e fa pregustare una sorta di annuncio trionfale da dare alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia che si conclude il 13 settembre. E alla risposta di Romeo. Che secondo quanto risulta alla Verità lascia scarsissimi margini di apertura. Sembra infatti che proprio nelle scorse ore sia stato notificato l’atto di citazione con il quale i legali dell’imprenditore campano chiedono ai giudici di dichiarare la piena titolarità in capo alla Romeo Editore dei diritti di esclusiva sui marchi d’impresa de l’Unità e di conseguenza di inibirne l’uso per la omonima festa del partito («Festa de l’Unità»). Il tutto infarcito da una richiesta di applicare sanzioni pecuniarie nel caso di mancati rispetto dei divieti.

L’atto di citazione ha un duplice significato. Da un punto di vista politico rappresenta una porta in faccia alle ambizioni del Partito Democratico e soprattutto della Schlein che dell’operazione di riconquista del giornale fondato da Gramsci sta facendo un punto di principio. L’ipotesi più probabile al momento è che il giornale torni in edicola sotto l’insegna del gruppo editoriale Romeo. E dall’altro riapre una partita giudiziaria che con l’inizio della trattativa per la cessione sembrava chiusa.

Partita che tirava in ballo anche l’associazione «Enrico Berlinguer per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale della sinistra italiana», che aveva provveduto a registrare i marchi «Festa de l’Unità» e «Festa nazionale de l’Unità» qualche anno prima. Già nel 2023 il gruppo Romeo aveva presentato un ricorso per inibire l’uso del brand dell’Unità alle feste dem. In quell’occasione i giudici avevano evidenziato una «autonoma capacità distintiva» rispetto al marchio del giornale. E adesso si andrà avanti fino ad arrivare al giudizio di merito.

Vedremo come andrà a finire. Ma qualsiasi sia l’esito siamo sicuri che Antonio Gramsci si sta rivoltando nella tomba.

Da non perdere

Per Pd &C. Sánchez aveva già risolto tutto
Sinistra a pezzi

Per Pd &C. Sánchez aveva già risolto tutto

Appena scoppiata la crisi, Schlein, Conte, Bonelli e Renzi rigirarono la frittata attaccando Meloni e sostenendo che Pedro avesse fatto in pochi giorni meglio di lei. Nel frattempo il governo iberico la butta in caciara su Schengen e «dublinanti»