Qualche mese fa sembrava quasi che Park Towers potesse diventare il simbolo della riscossa di Palazzo Marino contro le inchieste sull’urbanistica. Prima l’assoluzione dei funzionari davanti alla Corte dei Conti a luglio, poi le rivendicazioni sulla buona fede degli uffici e sulla complessità di regole che per anni avevano governato lo sviluppo immobiliare milanese. Ma la partita, evidentemente, era tutt’altro che chiusa.
La tegola dell’inchiesta urbanistica per Sala
Un decreto firmato il primo agosto dalla gip di Milano, Angelica Cardi, riporta al centro dell’inchiesta uno dei nodi originari dell’operazione di via Crescenzago, quello della qualificazione edilizia delle Park Towers e dei benefici fiscali che ne sarebbero derivati. Il provvedimento è stato emesso su richiesta dei pm Paolo Filippini, Luisa Baima Bollone e Mauro Clerici, coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo, nell’ambito di un nuovo filone penale collegato all’inchiesta urbanistica. Le ipotesi contestate sono truffa aggravata ai danni dello Stato e indebita compensazione di crediti d’imposta inesistenti.
Secondo l’accusa, la qualificazione dell’intervento come ristrutturazione edilizia invece che come nuova costruzione avrebbe consentito a Bluestone Crescenzago di maturare crediti fiscali legati al Sismabonus che non sarebbero spettati. La società è indagata anche ai sensi del decreto legislativo 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti.
I numeri dell’inchiesta di Crescenzago
Il gip, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto nei confronti di Bluestone Crescenzago un sequestro preventivo ai fini di confisca fino a 8.976.000 euro per l’ipotesi di truffa aggravata. Altri 3.590.400 euro riguardano, invece, l’ipotesi di indebita compensazione dei crediti fiscali. Complessivamente, quindi, la misura riguarda poco più di 12,5 milioni di euro.
Per la seconda contestazione, qualora le somme non fossero reperibili nel patrimonio della società, il sequestro può operare per equivalente anche nei confronti degli amministratori Andrea Bezziccheri e Gianluca Zammarchi, fino a 1.795.200 euro ciascuno. Una parte dei crediti, pari a 628.320 euro, risulta inoltre ceduta gratuitamente a Bluestone Aspromonte, altra società sulla quale il decreto prevede di procedere per l’importo corrispondente.
Cosa è cambiato nel quadro accusatorio
Ma il nuovo decreto rende molto più difficile sostenere che le ultime decisioni favorevoli ai funzionari abbiano chiuso il «caso Milano» o smentito l’impianto delle indagini. Anche perché il cuore della vicenda resta lo stesso. Per la Procura, le Park Towers non erano una semplice ristrutturazione, ma una nuova costruzione. E proprio la qualificazione dell’intervento come ristrutturazione avrebbe consentito, secondo l’accusa, di accedere a benefici fiscali che non sarebbero spettati nelle dimensioni utilizzate.
È questo il passaggio che riporta la vicenda direttamente dentro il dibattito sull’urbanistica milanese. Nel precedente giudizio contabile, la Corte dei Conti aveva escluso la colpa grave dei tre dipendenti comunali coinvolti, riconoscendo il peso di un quadro normativo complesso e di una prassi amministrativa seguita dagli uffici. Non aveva, però, stabilito che ogni profilo dell’operazione fosse legittimo. Adesso il giudice penale, su contestazioni diverse e con un parametro differente, ritiene sufficientemente fondato il quadro accusatorio per disporre un sequestro patrimoniale di oltre 12,5 milioni.
Come l’inchiesta sull’urbanistica di Milano inchioda Sala
Park Towers continua a rappresentare una delle spine nel fianco della stagione urbanistica di Beppe Sala. Il progetto, realizzato al posto di vecchi edifici produttivi, era stato gestito attraverso una combinazione di ristrutturazione e nuova costruzione e attraverso una Scia. È proprio quel modello di trasformazione urbana che negli ultimi anni è finito al centro delle contestazioni dei pm e delle successive battaglie giudiziarie.
Nel decreto, il gip richiama anche il rischio di dispersione del denaro, parlando di «preoccupante depauperamento delle disponibilità liquide» e del pericolo che i patrimoni vengano «occultati o dispersi». Bluestone Crescenzago è una società di scopo destinata a chiudere dopo la vendita dei 113 appartamenti.
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