Ora la Procura accende un faro sugli affari di Lavitola in Zimbabwe

Uno scambio di email tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola potrebbe aprire un nuovo fronte nell’inchiesta sulla bomba esplosa a Torvaianica.

Le mail sui business in Africa

Porta lontano dalla villetta di Ranucci e arriva fino allo Zimbabwe e dentro gli affari africani di Lavitola. Proprio mentre in Italia qualcuno torna a sondare una possibile discesa in politica dell’ex conduttore di Report. Questa volta, però, il committente non sarebbe Lavitola.

Il nuovo capitolo ha una data: 29 giugno. Ranucci invia la mail al faccendiere relativa al business del carbon credit in Zimbabwe. Stando alla ricostruzione andata in onda sul Tg1, il giornalista avrebbe anticipato all’oste del Cefalù i contenuti di un’intervista rilasciata al quotidiano africano The Standard. Nella stessa comunicazione comparirebbe anche la richiesta di ulteriori informazioni su una persona indicata come un «millantatore»: elementi che sarebbero stati considerati utili per un approfondimento giornalistico.

Ora si scopre che fu proprio Lavitola a suggerire di sentire Ranucci. E Kenneth Nyangani, il giornalista dell’intervista a The Standard lo ha confermato al Tg1. Ora quella mail e quell’intervista vengono valutate come «interessanti» dagli inquirenti che indagano sull’attentato del 16 ottobre 2025.

Gli organizzatori dell’attentato

Il materiale potrebbe essere acquisito. È un passaggio delicato. Perché la storia sulla quale Ranucci stava lavorando riguardava proprio un settore in cui si erano mossi Lavitola e alcuni suoi soci nel Paese africano. Compreso Gomes Clesio Tavares, ora indicato come l’organizzatore dell’attentato e reclutatole del commando avellinese.

Accusa non smentita dai bombaroli. Uno in particolare: Antonio Passariello. Agli inquirenti (che l’hanno valutato come non completamente attendibile), oltre a confermare la relazione con il camerunense, ha affidato loro una confidenza che permetterebbe di retrodatare la conoscenza: «Gomes era un soggetto a me noto, poiché saltuariamente mi consentiva di lavorare con lui nell’attività di sicurezza di personaggi famosi».

Tra questi ne ricorda uno: «Sal Da Vinci». Ovvero il vincitore dell’ultimo festival di Sanremo. Ieri abbiamo provato a verificare questa circostanza, per sondare l’attendibilità di Passariello. E se, da una parte, è risultato vero che il cantante si è esibito ad Avellino il 17 agosto 2024, in piazza Libertà (circostanza che fa apparire come verosimile la possibilità che Passariello fosse presente), dall’altro l’agenzia che lavora con il Comune per la sicurezza degli eventi ha negato quell’ingaggio per Sal Da Vinci.

Gli amministratori in carica all’epoca, invece, ricordano quell’affidamento. Inutile anche compulsare il manager dell’artista, Alessandro Esposito: «Per la security», ha precisato, «ci affidiamo a ditte esterne che vengono reclutate dagli organizzatori». Un rimpallo che non ha permesso di sciogliere il nodo.

Cronologia e interviste scomparse

Risulta ancora più complicata la vicenda africana. L’approfondimento di Report avrebbe riguardato imprenditori italiani che sostenevano di essere stati truffati da un partner locale. Nell’intervista sparita, inoltre, Ranucci avrebbe riferito di aver parlato con un funzionario dell’ambasciata italiana in Zimbabwe. Ma è soprattutto la cronologia ad attirare l’attenzione. La mail parte il 29 giugno.

Il 4 luglio i carabinieri perquisiscono Lavitola nell’ambito dell’indagine sulla bomba. Il giorno successivo, 5 luglio, The Standard pubblica l’intervista a Ranucci. L’articolo viene poi rimosso dal sito. Attraverso il suo avvocato Roberto De Vita, l’ex conduttore di Report ha spiegato che la sua redazione si era già occupata in passato del tema del carbon credit e che l’interesse per la materia rientrava nella normale attività giornalistica.

Il possibile futuro politico di Ranucci

Mentre gli investigatori guardano verso l’Africa, però, un’altra vecchia storia ricompare sulla scena. Qualcuno ha nuovamente deciso di misurare il peso politico di Ranucci. Open ha pubblicato i contenuti della bozza di un sondaggio che Swg sta effettuando sull’ex conduttore di Report e riferisce dell’esistenza di rilevazioni analoghe in preparazione presso altri istituti. C’è una certezza: questa volta Lavitola non è il committente.

L’identità di chi ha ordinato il sondaggio, però, resta riservata. La domanda principale non gira troppo intorno al problema: «Secondo lei, Sigfrido Ranucci potrebbe essere un buon leader politico?». Le risposte proposte vanno da «Sicuramente sì» a «No». Ma ce n’è una che pesa più delle altre: «Prima della vicenda con Lavitola sì, ora non più».

Qualcuno, dunque, non sta misurando soltanto quanti italiani sarebbero disposti a vedere Ranucci trasformarsi da giornalista in leader politico. Sta cercando di capire anche quanto il caso Lavitola possa averne intaccato la spendibilità. Ranucci aveva inizialmente gelato le indiscrezioni: «Non ho progetti politici in mente».

Una singolare continuità, però, c’è. Perché la possibile trasformazione politica di Ranucci era già entrata nelle carte dell’inchiesta proprio attraverso Lavitola. Il faccendiere aveva lavorato a un progetto demoscopico per misurarne la forza elettorale. Adesso Lavitola è fuori dalla commissione ma il suo effetto continua a pesare sulla sorte dell’amico.

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