Milena Gabanelli ha lasciato la guida di Report a Sigfrido Ranucci da poco più di sei mesi. È il 20 novembre del 2017 e la trasmissione d’inchiesta presenta un servizio di Claudia Di Pasquale dal cuore del Mediterraneo. Si intitola Un mare di ipocrisia e racconta dei giochi sporchi della Guardia costiera libica e del ruolo delle Ong.
I primi secondi sono drammatici. I libici gettano in mare, calpestandogli le mani, un migrante. «È successo solo pochi giorni fa», introduce Ranucci, «ma come si è arrivato a questo punto? Una motovedetta fornita dall’Italia alla Guardia costiera libica ha conteso il salvataggio in mare di alcuni migranti a una Ong. Il risultato: 5 morti e 50 dispersi. A seconda di dove si sarebbero (sic) imbarcati sarebbe cambiato il loro destino».
Il cuore dell’inchiesta, che dura più di un’ora, riguarda le organizzazioni non governative, in particolare SOS Méditerranée, che avrebbero avuto contatti con alcuni facilitatori per imbarcare i migranti.
Un mare di ipocrisia, le immagini che accusano le Ong di essere un «pull factor»
Le immagini raccolte da Report sembrano chiare, in effetti. I barchini si muovono vicino ai disperati. Sembrano dare indicazioni alle Ong. Prendono e rivendono i giubbotti di salvataggio dati dalle stesse Organizzazioni non governative ai migranti.
Di più: si salutano a vicenda, quasi ci sia una conoscenza. Del resto, proprio in quegli anni, ci si cominciava a chiedere: le Ong sono un pull factor oppure no per i migranti? Il servizio di Report non lascia spazio a dubbi: lo sono.
Dopo la messa in onda del servizio arrivano le prime critiche, accolte anche da Paolo Mondani, che sui social pubblica un commento di fuoco, rilanciato dal reporter Amedeo Ricucci: «I colleghi Cataldi del Tg2, Camilli e Zampano di Internazionale, Caponnetto di Rai News, Floris di Lettera 43 criticano punto per punto la puntata di Report sui migranti, dal tittolo “Un mare di ipocrisia”.
SOS Méditerranée e Amnesty contro Report: «Omesse fonti e informazioni»
Nello Scavo su Avvenire di oggi raccoglie la testimonianza di Steve Sherer di Reuters che il 18 maggio scorso stava sulla nave di SOS Méditerranée insieme alla collega di Report giungendo a conclusioni opposte alle sue. Ricordo che Report (la trasmissione dove lavoro) ritiene che il comportamento tenuto da SOS Méditerranée nel salvataggio a mare dei migranti, in quella data, sia segnato dal sospetto di connivenza con i cosiddetti “facilitatori”. In sostanza con i trafficanti».
Chapeu a Mondani, per usare la stessa parola scelta all’epoca da Ricucci per rilanciare il post. Non è da tutti criticare in modo costruttivo i propri colleghi e, soprattutto, farlo apertamente.
Ricucci e il problema del metodo: un’inchiesta costruita per sostenere una tesi
Anche perché l’inviato di Report raccoglie le prove per spiegare come qualcosa in quel servizio sia andato storto, probabilmente per portare avanti una tesi: «Amedeo Ricucci, espertissimo collega del Tg1, scrive: “Ho avuto modo di parlare con quelli di Report in agosto, quando la stavano preparando, ed era evidente la “scelta” da loro fatta: difendere il governo e gettare fango su chi lo criticava (Ong e non solo)”.
Altri testimoniano le loro critiche, ormai sono numerosi: ricordo Riccardo Noury di Amnesty e SOS Méditerranée – per me la più importante – laddove scrive che Report non ha sentito il coordinatore dei soccorsi “al fine di chiarire lo svolgimento di queste operazioni di salvataggio. Il reportage omette di precisare le preoccupazioni relative alla sicurezza che hanno condotto alla scelta di non esporre le squadre dei soccorritori a un rischio potenziale di fronte alla presenza di imbarcazioni non identificate».
Mondani denuncia tutto questo anche per un motivo politico: «Ritengo che quella puntata sia stato un errore. Senza se e senza ma. Anche perché ritengo che l’accordo milionario sottoscritto dal ministro Minniti con la peggiore banda libica abbia creato solo orrore».
Al di là di come la si pensi sul ruolo delle Ong, resta il problema di metodo, ben descritto all’epoca da Ricucci, un grande reporter purtroppo scomparso l’11 luglio del 2022: in quella puntata si è cercato di portare avanti una tesi, inserendo (oppure omettendo) delle fonti che la corroborassero.
Curiosamente, spulciando tra i commenti, dell’epoca si legge: «Report è esempio di giornalismo di inchiesta. Stop. La cacciata della Gabanelli è il segnale». Cambiate Gabanelli con Ranucci e avrete un post buono anche oggi. Sia come sia, quel servizio è stata una «scelta», per usare il termine impiegato da Ricucci. Curiosamente, la stessa parola che Ranucci ha voluto per il titolo di un suo libro: La scelta, appunto.
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