Buchi nelle conversazioni. A volte c’è il messaggio inviato e non la risposta. E viceversa. Salti temporali che riguardano sia il periodo precedente, sia quello successivo alla bomba esplosa davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. Le chat tra Valter Lavitola e il suo amico «Sig» per chi indaga presenterebbero anomalie.
Che hanno richiesto un’attività informatica specifica. Ma mentre i carabinieri provano a recuperare ciò che non compare nelle chat, la Procura ha aperto un altro fronte destinato ad allargare parecchio l’inchiesta: i soldi di Lavitola. Gli inquirenti vogliono ricostruire i flussi economici di Valterino, verificare eventuali finanziamenti ottenuti negli ultimi anni, passare al setaccio le compagini societarie e capire come fossero sostenuti i suoi affari, compreso quello dei carbon credit in Africa. Anche perché la situazione patrimoniale di Lavitola e della ormai ex compagna Natalia Potenza, dopo una prima analisi della banca dati del Fisco, ha dato esito negativo: i due «non risultano proprietari di unità immobiliari» o di altre proprietà. Il nuovo snodo dell’indagine punta quindi a ricostruire ciò che è scomparso dai telefoni, ma anche ciò che invece può essere rimasto nei conti, nelle società e negli affari che si muovevano dal Cefalù di Monteverde e arrivavano fino alle mangrovie del Camerun.
Ma gli approfondimenti erano arrivati a prendere in considerazione anche un’altra ipotesi: l’esistenza di un giro di fondi neri. E dall’indagine è emerso che Lavitola aveva fornito a Report indicazioni e piste da verificare. Due piani, quello dei soldi e quello dei rapporti con la trasmissione, rimasti distinti. Finché qualche passaggio delle chat non sarebbe apparso come ambiguo o, comunque, da approfondire. Le porzioni mancanti delle conversazioni potrebbero quindi chiarire, anche solo per escludere, l’ulteriore pista. Il versante economico, poi, porta anche in Africa. Qui le carte contengono già qualcosa di più di una suggestione. Gelsomina Tuorto, compagna di Clesio Gomes Tavares, ha raccontato agli investigatori che il camerunense si trovava nel suo Paese per occuparsi, per conto di Lavitola, di «un progetto relativo alle piantagioni di mangrovie avviato da circa tre anni». E si è scoperto che «i viaggi in Africa» venivano «pagati da Lavitola». Proprio Valterino, parlando delle proprie attività nel settore dei carbon credit, ha spiegato di aver chiesto a Gomes di approfittare dei suoi viaggi africani per cercare «contatti istituzionali e tribali» che potessero consentire di ottenere «delle concessioni». Uno scenario ancora tutto da ricostruire.
E poi c’è il Cefalù. Dove Natalia Potenza ha già assunto un ruolo diverso. Dopo una comunicazione inviata dall’avvocato Giuseppe Cavallaro (il difensore della donna) al pm, la Potenza potrebbe ricevere una convocazione per rendere sommarie informazioni. Su tre direttrici: affari di Valter, rapporti con Sigfrido e si sarebbe decisa a segnalare anche delle vicende personali delle quali non aveva mai parlato. Nel corso degli anni, ha confidato la donna, avrebbe subito delle pressioni psicologiche che potrebbero aprire (o forse hanno già aperto) un ulteriore fronte giudiziario. Dopo aver scoperto un presunto tradimento di Valterino (del quale c’è traccia nelle carte dell’inchiesta), ha estromesso l’ex compagno modificando gli equilibri del Cefalù, il ristorante di Monteverde che per anni ha rappresentato il volto più visibile delle attività romane di Lavitola.
Ieri è infatti cambiato il cda della Cefalù Scarl. Presidente del consiglio e amministratore è adesso la sorella di Natalia, Andrea Potenza (che subentra all’albanese Emir Gourluge). Natalia ha tenuto per sé la vicepresidenza (che era affidata all’iraniano Yunos Bashoki). L’unico che resta al suo posto è Carmine Palestini, 30 anni, originario di Teramo. Sono spariti, quindi, gli uomini di fiducia di Valterino. E il riassetto segna l’allontanamento di Lavitola dalla gestione della società. Dall’abitazione di famiglia era già uscito: la Potenza ha infatti negato all’ex compagno la possibilità di chiedere gli arresti domiciliari nella casa che condividevano fino all’arrivo dei carabinieri con l’ordinanza di custodia cautelare.
Prima la casa, ora il ristorante. Due porte che per Valterino si sono chiuse mentre la Procura prova ad aprirne altre. E una di queste riporta alle conversazioni con l’amico «Sig». Perché il problema, per gli investigatori, non è soltanto stabilire quanti messaggi manchino. È capire che cosa accadesse nei periodi in cui la sequenza delle comunicazioni si è interrotta e confrontare quei vuoti con ciò che invece è rimasto sui dispositivi di Lavitola. Tanto nel periodo precedente, quanto in quello successivo all’esplosione del 16 ottobre. L’attentato non ha interrotto i rapporti tra i due. Anzi. Nelle carte è documentato che, già nei giorni immediatamente successivi, Lavitola tornò a parlare con Ranucci. Anche per interposta persona. Tramite la chat Signal con l’autore di Report Daniele Autieri, che scrive a Valterino mentre i carabinieri sono ancora a casa sua. E tramite Laura Cianfoni, che il giorno seguente scrive alla Potenza, inviandole l’ordinanza d’arresto degli uomini del commando avellinese. Alcuni dei passaggi ancora oscuri di questa storia.
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