È slittato di 15 giorni il termine entro il quale Sigfrido Ranucci dovrà comunicare alla Rai la sua decisione rispetto alle tre opzioni che la tv di Stato gli ha proposto come alternativa alla conduzione di Report dopo la sua rimozione del 27 agosto.
Il termine, che sarebbe scaduto domani, è stato posticipato ieri nel corso della prima udienza al Tribunale del lavoro, che deve decidere sul ricorso urgente contro la rimozione presentato da Ranucci. Che si è presentato in aula insieme al collegio dei giuslavoristi che lo rappresentano, composto dai professori Franco Focareta e Franco Scarpelli e dall’avvocato Stefano Rossi, i quali operano all’interno del più ampio team di legali dello Studio Devitalaw coordinato dal professor Roberto De Vita.
Durante l’udienza di ieri sono stati sentiti lo stesso Ranucci e il capo del personale Rai Felice Ventura. Al termine il giudice si è ritirato in camera di consiglio riservandosi la decisione sui prossimi passi del procedimento. «Deciderà se fare una prova orale», ossia se sentire i testimoni, «o darci un termine per note per esplicitare meglio le nostre difese», ha spiegato uscendo dal tribunale l’avvocato Maurizio Santori, uno dei legali che rappresenta la Rai.
Il ricorso passa alla nuova presidente
Il vero colpo di scena è però avvenuto sabato scorso, quando il ricorso presentato da Ranucci è passato dalle mani del giudice Laura Bajardi a quelle di Donatella Casari.
Secondo quanto risulta alla Verità, a originare la riassegnazione da una toga all’altra è stato il tipo di ricorso presentato da Ranucci, ovvero quello cautelare, ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, che viene spesso utilizzato nelle controversie giuslavoristiche.
Per ragioni organizzative, però, ogni magistrato del Tribunale del lavoro non può gestire un numero illimitato di procedimenti cautelari. E al momento dell’assegnazione alla Bajardi, che lavora all’interno della terza sezione Lavoro del Tribunale di Roma, non era stato tenuto presente il numero di procedimenti cautelari già nelle sue mani.
Per questo è stato necessario procedere a un nuovo sorteggio, che ha spostato il caso Ranucci alla quarta sezione, nelle mani della Casari, fresca di nomina da parte del plenum del Csm alla presidenza della Sezione lavoro del Tribunale di Roma (anche se non è ancora subentrata al suo predecessore).
Il precedente del caso Almasri
Ma la casualità del cambio di giudice non mette la circostanza al riparo da possibili polemiche, visto che la toga che dovrà decidere il futuro della conduzione di Report era uno dei tre giudici (gli altri due erano Maria Teresa Cialoni e Valeria Cerulli) del Tribunale dei ministri che, nel 2025, aveva chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere (con le accuse, a vario titolo, di omissione d’atti d’ufficio, favoreggiamento e peculato) nei confronti del ministro della Giustizia Carlo Nordio, di quello dell’Interno Matteo Piantedosi e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano per il caso Almasri.
Ovvero, detto in parole povere, di esponenti di quella maggioranza e di quel governo che, secondo quanto più volte dichiarato da Ranucci, avrebbero spinto per la sua rimozione dalla conduzione di Report.
Una richiesta, quella del Tribunale dei ministri, che, dopo il voto contrario all’autorizzazione a procedere da parte della Camera, aveva scatenato una reazione veemente da parte di Nordio: «Da modesto giurista lo strazio che il Tribunale dei ministri ha fatto delle norme più elementari del diritto è tale da stupirsi che non gli siano schizzati i codici dalle mani, ammesso che li abbiano consultati».
Parole che avevano portato 15 membri del Consiglio superiore della magistratura a chiedere l’apertura di una pratica a tutela nei confronti delle tre toghe del Tribunale dei ministri.
Il caso della bufala sul viaggio di Nordio
Nei mesi scorsi Ranucci, durante una puntata di È sempre Cartabianca, aveva poi raccontato che Nordio, in occasione di una sua visita in Uruguay, si sarebbe recato nel ranch di Nicole Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani.
Una bufala finita con le scuse del conduttore e la decisione del guardasigilli di non presentare querela. E adesso, pur nell’assoluta e indubitabile casualità dell’assegnazione, la neo presidente della sezione Lavoro del Tribunale della Capitale si trova nella scomoda posizione di dover decidere sul destino di Ranucci che, come detto, ha più volte puntato il dito verso la maggioranza.
Nel ricorso del giornalista si contestano le motivazioni del provvedimento della Rai, ritenute carenti, il demansionamento e la discriminazione, e si chiede il reintegro di Ranucci in conduzione in tempo utile per la prima puntata Report.
E proprio su questa eventualità, Daniele Piervincenzi, nuovo co-conduttore (insieme a Claudia Di Pasquale) della trasmissione, durante il programma Un giorno da pecora su Rai Radio 1, a Giorgio Lauro che gli chiedeva «se Ranucci verrà reintegrato cosa succederà?» ha risposto: «Mi caccerà via immagino…».
Piervincenzi ha anche spiegato che il suo predecessore era «infastidito» dopo la sua nomina. «Vi siete scritti?», hanno chiesto i conduttori. «Mi ha chiamato» ed «era molto aggressivo». «È vero che le ha detto: se rinunci sei un grande?», hanno chiesto ancora. «Sì», ha risposto il giornalista. «E lei?». «Ho detto: “Sigfrido sono travolto dalla notizia. Incontriamo la redazione e prendiamo una decisione insieme”, ma lui non ha aspettato e ha preferito fare quelle dichiarazioni sui social», nelle quali Ranucci ha attaccato sia lui che l’altra co-conduttrice Giulia Presutti, la quale ha poi rinunciato.
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