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Se l’Ue non vuol buttare altro tempo a parlare con Putin mandi la Merkel
Mario Draghi e Angela Merkel (Getty Images)
L’Europa pare sganciarsi l’elmetto, aprendo alle mediazioni con la Russia. I due candidati sarebbero Draghi o l’ex cancelliera. Tuttavia, l’ex Mr Bce è radioattivo per il Cremlino. Da sempre in sintonia, invece, con Angela.

Due nomi in finale nel casting del perfetto mediatore: Mario Draghi e Angela Merkel. Sono ritenuti i più indicati per rappresentare l’Unione europea nella trattativa con Vladimir Putin, con lo scopo di aprire la porta della pace in Ucraina. Mentre il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, alza il volume della radio sulla guerra («Dobbiamo continuare fino al pieno raggiungimento dei nostri obiettivi») nei palazzi del potere di Bruxelles è in via di definizione il più surreale dei tornei con l’identikit del «pontiere» ideale.

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Bruxelles dorme e pensa ai Talebani
Mario Draghi e Ursula von der Leyen (Ansa)
L’Europa attende a giugno il portavoce degli estremisti islamici per parlare di migrazione degli afghani. Tema caro a Berlino, che vorrebbe rimpatriarli. Nel frattempo Mario Draghi propina all’Ue la solita predica: «Qualcosa non ha funzionato, ora siamo soli».

Sette ore dopo l’inizio dello storico incontro bilaterale tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e Xi Jinping, presidente della Repubblica popolare cinese, con il primo che dichiarava che «Cina e Usa sono partner, non rivali» e l’altro che confermava l’alto patronato della cortesia replicando che la relazione bilaterale tra Pechino e Washington «è la più importante al mondo», la voce dell’Europa si è fatta sentire.

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Pur di non riprendere metano e petrolio da Putin, approfittando dello stop alle sanzioni, la Commissione preferirebbe razionare i consumi e insistere con il green. Una follia che rovinerebbe le imprese e i cittadini.


«Volete la pace o l’aria condizionata?». Quando Mario Draghi nel 2022 pose il suddetto quesito, in realtà omise di dire che la scelta era tra la libertà dell’Ucraina e la bolletta di casa nostra. Tuttavia, in seguito alla guerra in Iran, la questione si ripropone e con ancora maggiore forza. Gli italiani sanno quanto costò la decisione di appoggiare la resistenza di Kiev all’aggressione russa. A carico dei contribuenti non furono scaricati soltanto i costi degli aiuti alla popolazione ucraina, ma anche quelli indotti dal conflitto, ovvero il rincaro dei combustibili fossili, che si tradusse in un generale aumento dei prezzi.

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Draghi vota l’Intelligenza artificiale. «Ue in ritardo, rischio stagnazione»
Mario Draghi (Ansa)
L’ex premier: «Adottarla su larga scala per colmare il gap con America e Cina».

Mario Draghi torna a sferzare l’Europa. Da quando non indossa più i panni del premier, non perde occasione per mettere in evidenza le fragilità di un’istituzione che da Palazzo Chigi magnificava in modo incondizionato. Al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini aveva parlato di una Ue «marginale e spettatrice» che «ha perso l’illusione di essere protagonista della scena internazionale» e delle necessità di «riformare la sua organizzazione politica». Ieri, con toni non meno polemici, intervenendo all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano, si è rivolto ai giovani parlando di nuove tecnologie. Sulle quali, attacca l’ex premier, l’Europa è indietro. La prospettiva è «un futuro di stagnazione se non sarà colmato il divario che ci separa da altri Paesi, nello sviluppo dell’Intelligenza artificiale».

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I volenterosi puntano ad azzerare Ue e sovranità
Romano Prodi e Mario Draghi (Ansa)
La stampa rilancia subito la crociata di Draghi e Prodi contro l’unanimità. Spacciata per il completamento dell’unificazione, blinderebbe le asimmetrie di potere tra Paesi.
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