A chi passava le informazioni Vincenzo Coviello? Soltanto a qualche personaggio di provincia, legato a una fondazione e a un giornale locale, oppure esisteva un livello superiore? È la domanda che resta aperta leggendo gli atti della Procura di Bari sull’ex dipendente di Intesa Sanpaolo di Bisceglie. I documenti descrivono due scenari distinti.
Le «manovre» di Vincenzo Coviello
Da una parte almeno due invii Whatsapp a destinatari identificati. Dall’altra informazioni di interesse strategico per la sicurezza nazionale o internazionale che, secondo l’ipotesi accusatoria, erano «da dirottare verso terzi ignoti». E quei terzi, al momento, non hanno nome. Il perimetro della vicenda potrebbe essere più ampio.
Nel decreto con cui è stata archiviata la posizione di Intesa Sanpaolo – per i pm Coviello avrebbe agito contro gli interessi dell’istituto, con una «deliberata, mirata» elusione dei controlli – si legge che, dopo il licenziamento e la denuncia-querela, la banca ha presentato «ulteriori esposti nei confronti degli altri dipendenti coinvolti».
Coviello potrebbe non essere stato l’unico ad avere avuto un ruolo nella vicenda. Sarebbero almeno sette, le cui posizioni sono state stralciate e inviate in altre Procure per competenza: la rete di spioni potrebbe allargarsi.
Gli inquirenti, fa sapere Intesa Sanpaolo, hanno accertato «la palese insussistenza di un interesse o vantaggio della Banca» e la «adeguatezza del modello organizzativo» poiché l’istituto di credito «sin dalle primefasi investigative ha dimostrato collaborazione proattiva evolontà di trasparenza assoluta».
Il rapporto fra Vincenzo Coviello e i carabinieri
C’è poi il capitolo dei carabinieri. Il fratello di Coviello, Graziano, è luogotenente dell’Arma e comandante della stazione di Modugno, mentre tra i rapporti consultati dall’ex bancario risultano anche quelli di alti ufficiali. Non emerge alcun coinvolgimento del fratello, ma anche questo particolare era finito all’attenzione degli investigatori.
Coviello avrebbe avuto accesso a dati finanziari e patrimoniali riservate e, in almeno due episodi, ciò che aveva consultato sarebbe stato fotografato e trasmesso all’esterno. Non è chiaro però se quelle schermate contenessero saldi, movimenti, bonifici o altri dettagli dei rapporti bancari.
Nell’avviso di conclusione delle indagini, i pm Roberto Rossi e Bruna Manganelli gli contestano accesso abusivo aggravato, procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, rivelazione continuata di segreto d’ufficio e trattamento illecito di dati personali.
Tra i rapporti consultati compaiono quelli di Sergio Mattarella, Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Guido Crosetto, Mario Draghi, Matteo Renzi e Ignazio Visco. Per l’accusa si sarebbe procurato notizie che «nell’interesse della sicurezza dello Stato» o dell’interesse politico interno o internazionale dovevano rimanere segrete.
Gli interrogativi su personaggi e date
Anche il calendario pone interrogativi. Mattarella viene cercato il 3 gennaio 2022, tre settimane prima delle votazioni per il Quirinale. Renzi dal 12 gennaio 2021, alla vigilia della crisi del Conte II. Meloni il 27 luglio 2022, sei giorni dopo lo scioglimento delle Camere, e ancora il 9 settembre, nel pieno della campagna elettorale. La Russa dal 21 settembre, quattro giorni prima delle politiche e poche settimane prima della sua elezione alla presidenza del Senato.
L’Audit di Intesa ha ricostruito, in 460 giornate tra febbraio 2022 e aprile 2024, 6.573 accessi abusivi sui rapporti di 3.541 clienti di 685 filiali. E qui la curiosità non basta più a spiegare l’impostazione accusatoria. La Procura scrive che Coviello «consultava, estraeva e si appropriava delle informazioni riservate dei correntisti» senza alcuna legittima finalità aziendale e lo avrebbe fatto «al fine di trarre per sé o per altri un profitto, ovvero di recare ad altri un danno».
Un secondo documento rafforza la pista dei destinatari. Nel decreto di archiviazione della posizione di Intesa Sanpaolo, la Procura ricorda la «sottrazione di informazioni di interesse strategico per la sicurezza nazionale o internazionale, da dirottare verso terzi ignoti». Più avanti si legge che Coviello avrebbe agito nell’«interesse esclusivo proprio (o di terzi)» e parla di «sviamento di informazioni strettamente riservate».
Coviello e gli altri destinatari
Almeno in due episodi i destinatari sono invece nominati. Il 23 aprile 2021, dopo un’interrogazione relativa a Rosaria Lovascio e Giovanna Cuoccio, Coviello avrebbe inviato una «riproduzione fotografica» via Whatsapp a Teresa Rossiello. Il 17 marzo 2023 sarebbe accaduto di nuovo con la Fondazione Gioacchino De Feo e Teresa Trapani Onlus. La fotografia sarebbe stata spedita ancora alla Rossiello e a Filippo D’Attolico. La Fondazione era stata oggetto di «molteplici interrogazioni» dal 14 gennaio 2020 all’8 agosto 2023.
D’Attolico è una figura centrale della Fondazione e per anni ha avuto un ruolo di primo piano nella testata locale in Città. Nell’avviso di conclusione delle indagini l’unico indagato è Coviello: Rossiello e D’Attolico vengono indicati esclusivamente come destinatari delle informazioni.
A differenza del caso Equalize, dove gli investigatori hanno ricostruito un vero mercato dei dossier con report da 1.000, 5.000 e 15.000 euro, per Coviello non emerge alcun prezzario. Il caso si inserisce però in un quadro più ampio di accessi abusivi alle grandi banche dati, come quello recente della dipendente Inps accusata di aver consultato senza ragioni di servizio i dati di Giorgia Meloni.
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