Mentre il Movimento 5 stelle, incurante delle carte che la depotenziano, continua la crociata contro la Jc Electronics lanciata dall’ex premier Giuseppe Conte durante la sua audizione in commissione Covid, una relazione riservata che circola tra gli addetti ai lavori proietta nuove ombre sulla gestione della maxi commessa (suddivisa su tre fornitori) da 800 milioni di mascherine cinesi acquistate nel 2020 alla modica cifra di 1,2 miliardi di euro dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri.
L’inchiesta sulle mascherine durante il Covid
Va detto che l’oggetto della relazione non coinvolge in nessun modo l’ex commissario, visto che riguarda la verifica dei trasporti aerei delle mascherine della maxi commessa, che erano di competenza dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
In particolare nel documento vengono analizzati i codici volo e le lettere di vettura aerea (Air Waybill, Awb), indicati nella documentazione, per verificare se corrispondano effettivamente a voli commerciali dalla Cina verso l’Italia, soprattutto Milano Malpensa.
Tra i dubbi a cui il documento cerca di dare una risposta c’è quello che esistano Awb o riferimenti di volo che non possano corrispondere ad alcun volo realmente atterrato in Italia, o che presentino incoerenze di altro tipo.
L’analisi ha riguardato 1.428 spedizioni aeree per un totale dichiarato di 801.832.030 pezzi, ripartite fra Luokai (861 spedizioni, circa 571,6 milioni di pezzi), Wenzhou Light (523 spedizioni, circa 210,2 milioni di pezzi) e Wenzhou Moon Ray (44 spedizioni, 20.000.400 pezzi), arrivate in Italia nel periodo tra 26 marzo e il 16 luglio 2020.
Detto in parole semplici, i voli che hanno portato nel nostro Paese l’intera maxi commessa di mascherine acquistata dalla struttura commissariale.
Le anomalie sul trasporto delle mascherine
L’analisi contenuta nella relazione ha individuato 177 posizioni anomale, che almeno finora non erano state oggetto di attenzione da parte di nessuno. Di certo non nel 2020, quando l’imperativo (in parte comprensibile) era quello di avere le mascherine prima possibile.
Tra le stranezze che meriterebbero ulteriori approfondimenti, la più netta che il dossier segnala riguarda un numero di lettera di vettura per cui non è mai stato emesso alcun vettore e che di conseguenza non può essere tracciato in alcun sistema cargo e che, almeno in teoria, non potrebbe figurare in alcun manifesto di carico di alcun volo. La spedizione associata, relativa alla fattura Tfm71012 di Wenzhou light del 21 aprile 2020, risulta quindi documentata da un titolo di trasporto che non corrisponde ad alcun volo mai atterrato a Malpensa o altrove.
Il mistero dei voli fantasma
Ma non basta, visto che secondo quanto ricostruito dalla relazione che La Verità ha avuto modo di visionare, ci sarebbero anche una serie di voli «fantasma». Tra il 2 e il 13 luglio 2020, infatti, 99 spedizioni (57 Wenzhou Light e 42 Luokai) per complessive 49.897.260 mascherine risultano aver viaggiato associate a un Awb con prefisso «000», che non è assegnato ad alcun vettore Iata.
Secondo il documento, un prefisso 000 «non consente di identificare la compagnia emittente, non è tracciabile in alcun sistema e non permette alcun riscontro sull’esistenza del volo». Se confermato, si tratterebbe del singolo blocco più opaco del dossier: quasi 50 milioni di mascherine (oltre il 6% dell’intera commessa) sarebbero arrivate in Italia attraverso un trasporto aereo non verificabile nemmeno in astratto. Non si può escludere che si tratti di voli charter documentati con numerazione interna dello spedizioniere anziché con Awb di vettore. Ma anche in tale ipotesi la documentazione prodotta non costituisce prova del trasporto, avvenuto durante ultime due settimane del ciclo di fornitura, quando la pressione sulle consegne era massima.
Le altre stranezze sul trasporto aereo
Ma le stranezze non sono finite.
Va detto che una lettera di vettura aerea identifica una e una sola spedizione affidata a un vettore: la medesima Awb non può coprire partenze o arrivi in date diverse. Ebbene, il dossier presenta 23 Awb utilizzate su più fatture. Se in 13 casi si tratta del fisiologico frazionamento di un’unica consegna su più fatture commerciali (con le stesse date), in 10 casi le date di partenza o di consegna divergono.
Il caso più eclatante segnalato dalla relazione è l’Awb 114-2064 6404 (El Al), impiegata sia per una spedizione partita il 14 maggio e consegnata il 17 maggio, sia per una partita il 25 maggio e consegnata il 31 maggio. Undici giorni di distanza sulla stessa lettera di vettura, collegata a fatture diverse. La stessa cosa sarebbe successa con gli Awb 114-2064 1935 (arrivi 5 e 7 maggio), 114-2064 6286 (arrivi 16 e 17 maggio) e 703-1053 3106 (arrivi 9 e 10 maggio).
Le incongruenze temporali
Tutte e nove le spedizioni Wenzhou Light del blocco 703-1040 (fatture TFM71011-TFM71019, Awb da 703-10403315 a 703-10403455) riportano data fattura/partenza 21 aprile 2020 e data di consegna 21 aprile 2020: partenza dalla Cina e consegna in Italia nello stesso giorno solare.
Tenuto conto delle 10-11 ore di volo effettivo, del fuso orario, delle operazioni di handling e dello sdoganamento, una resa in giornata sulla direttrice Cina-Italia è fisicamente impossibile. Le tre Awb Moon Ray del medesimo blocco riportano invece 21-22 aprile-26 aprile (4-5 giorni). Delle due l’una: o le date del blocco Wenzhou Light sono state compilate a tavolino, o la «consegna» documentata non corrisponde a un arrivo aereo reale.
In entrambi i casi la documentazione di trasporto del blocco 703-1040 – lo stesso che contiene l’Awb inesistente – risulta inattendibile nel suo complesso.
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