La Chiesa rimuove don Biancalani, il prete che si credeva la Boldrini
Don Massimo Biancalani (Imagoeconomica)

Alleluja, alleluja. Passeranno i cieli e passerà la terra, e anche don Biancalani, per fortuna, passa a far altro. La Santa Sede, infatti, gli ha definitivamente tolto le parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini, in provincia di Pistoia, che il sacerdote aveva trasformato ormai da tempo in un centro di accoglienza permanente per immigrati.

L’indicazione del Papa sembra chiara: la chiesa è una chiesa e ci si va per pregare, non per riempirla di senegalesi e nigeriani intenti ad azzuffarsi e a spacciare. Scambiare l’altare per un dormitorio e l’acquasantiera per un pisciatoio, lasciando sporcizia e topi a sguazzare tra ostensori e confessionali non è propriamente liturgico, ecco. E non a caso dal Vaticano sono arrivate parole nemmeno troppo felpate, considerata l’abitudine della casa. Dice infatti il comunicato che don Biancalani ha «trascurato la pastorale ordinaria». In altre parole: si è dimenticato di fare il prete. Pensava di seguire il Vangelo, invece stava seguendo solo la Sea Watch.

Ex insegnante, vocazione adulta, parroco dal 2000 in provincia di Pistoia, don Biancalani ha svoltato nel 2015 quando ha deciso che la sua chiesa di Vicofaro doveva aprire le porte per accogliere decine di immigrati.

Fin da subito i residenti non l’hanno presa benissimo, e nemmeno la diocesi, anche se nell’era di papa Francesco, il vescovo è stato fin troppo cauto. In quella chiesa diventata centro di accoglienza, infatti, è successo un po’ di tutto: risse, accoltellamenti, addirittura un tentato stupro all’ombra del crocifisso, ma don Biancalani (nel frattempo sempre più Rossalani) ha sempre giustificato tutto. C’è un ferito a coltellate in chiesa? «Episodio marginale». C’è lo spaccio in chiesa? «Se spacciava alla stazione era lo stesso». Quando gli hanno contestato la mancanza di igiene e la sporcizia tra le navate e l’altare maggiore ha alzato le spalle. Ci sono i topi? «Siamo in campagna». Poco ci mancava che li scambiasse per chierichetti.

Nel frattempo don Biancalani (pardon Rossalani) è diventato sempre più un simbolo del partito degli accoglioni. Quelli delle porte aperte sempre e comunque, dell’avanti c’è posto, tu chiamale se vuoi invasioni. Una specie di Laura Boldrini con la tonaca, un Mimmo Lucano diocesano. Come il sindaco di Riace, infatti teorizza che, in fatto di immigrazione, le regole si possono calpestare: per questo inseriva stranieri nelle sue strutture senza dichiararli e se ne fotteva delle irregolarità. L’importante era lanciare la Pizzeria del rifugiato, con margherita e quattro stagioni in salsa afro. E soprattutto era importante portare gli immigrati a sguazzare in piscina, mostrando con orgoglio le foto sui social. Così almeno i fedeli sapevano dove trovare il loro parroco, caso mai ne avessero avuto bisogno.

Dopo anni di tensioni e polemiche, timidezze (degli altri) e esuberanze (sue), dopo indagini e dibattiti da talk show, la scorsa estate qualcosa è cambiato: in luglio infatti la polizia ha sgomberato (primo alleluja) gli immigrati ospitati a Vicofaro. Il mese dopo il vescovo di Pistoia ha tolto a don Biancalani la rappresentanza legale di quella chiesa, proponendogli un incarico all’Ufficio missionario diocesano. Ma lui, o bella ciao, ha deciso di passare alla resistenza, asserragliandosi con una cinquantina di immigrati nell’altra chiesa parrocchiale, quella di San Niccolò a Ramini, e presentando non uno ma ben due ricorsi alla Santa Sede. Entrambi respinti. Con perdite. Don Biancalani, dice oggi il Vaticano, deve mollare la parrocchia per sempre. E deve mollare pure i suoi immigrati. Anzi, no: se vuole può continuare ad aiutarli, a casa loro però. Per farlo basta che si trasferisca, come ordinato dal vescovo, all’Ufficio missionario.

Non sappiamo se don Biancalani chinerà il capo e accetterà il nobilissimo incarico missionario. Oppure se prenderà altre strade, ritenendo l’ufficio diocesano inadeguato alla sua fama barricadera. Di certo le sue prime reazioni non sono concilianti. Dopo aver dato lezione di Vangelo a papa Leone («A papa Leone direi che noi abbiamo applicato il Vangelo», ha dichiarato all’Adnkronos), dopo aver criticato il resto dei preti che non trasformano le loro chiese in centri d’accoglienza («Per questo noi ci siamo congestionati»), dopo aver sbeffeggiato il suo vescovo che, pensate un po’, vuole «una chiesa normale» (ma come si permette? Una chiesa dove si dica messa? Senza nemmeno un dormitorio sotto l’altare?), dopo aver precisato che di questa vicenda non ha raccontato nulla agli immigrati perché «sono così fragili» (anche quanto accoltellano. Anche quando spacciano. Anche quando stuprano), Biancalani alla domanda «che cosa succederà?» risponde minaccioso «vedremo» chiedendo non meglio precisate«deroghe per iscritto». E noi speriamo che, deroghe o non deroghe, il vescovo gli confermi subito il trasferimento all’Ufficio missionario. Ma quello di Ouagadougou, però.

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